«Una legge per gli over 45 senza lavoro»

20/04/2005
    mercoledì 20 aprile 2005

      Una petizione con 3.700 firme chiede al Parlamento misure a favore dei disoccupati di lunga durata
      «Una legge per gli over 45 senza lavoro»

        Nedo Canetti

        ROMA Troppo giovani per la pensione ma troppo vecchi per lavorare. Sono le centinaia di migliaia i disoccupati di età matura che si trovano in queste condizioni a causa dell’espulsione dal ciclo produttivo, per i ridimensionamenti aziendali, per la esternalizzazione delle imprese e addirittura per mobbing. Ieri, le Associazioni – Atdal e Lavoro over 40 – che li rappresentano hanno consegnato ai vice presidenti del Senato, Cesare Salvi, e della Camera, Fabio Mussi una petizione, sottoscritta da 3.700 lavoratori per chiedere l’urgente adozione di nuove misure che facciano fronte a questa disoccupazione di lunga durata. Tra le richieste, la relazione conclusiva dell’indagine conclusiva sul problema, condotta, in questi mesi, dalla commissione Lavoro di Palazzo Madama e la messa all’odg delle proposte di legge, in tal senso, già presentate in entrambi i rami del Parlamento, che – ricorda il presidente dell’Atdal (associazione per la tutela dei diritti acquisiti dai lavoratori), Arnaldo Rinaldi – offrono una prima risposta alle esigenze dei lavoratori interessati e sono finalizzate a ridare un reddito ed una dignità a persone che vivono drammatiche condizioni personali e familiari. Parlamentari ds (Antonio Pizzinato e Giovanni Battafarano al Senato; Roberto Guerzoni e Erminio Quartani alla Camera) hanno accompagnato la delegazione. «Chiediamo – hanno assicurato – che, se non si va al voto anticipato, il Parlamento cominci a lavorare su questa emergenza, con iniziative di legge che vadano al di là delle minime misure previste dal decreto sulla competitività». Occorre – hanno aggiunto – una strategia complessiva e mirata che introduca misure indirizzate al sostegno del reddito: un sussidio di disoccupazione dignitoso; la copertura dei periodi assicurativi nei periodi di inattività (attualmente c’è chi, pur avendo versato gran parte dei contributi, è costretto ad attendere, per anni, l’età anagrafica richiesta per la pensione; la possibilità di integrare il reddito derivante dalla mobilità con attività saltuarie. Norme ad hoc, quindi, per favorire il rientro nel mercato del lavoro: il reintegro dei licenziati per mobbing; l’organizzazione di servizi di orientamento professionale; l’incentivazione per l’assunzione di lavoratori con esperienza o per la realizzazione o per la realizzazione di autoimpresa. Sono tre anni che le associazioni hanno intrapreso questa battaglia; un anno fa era stata presentta un’altra petizione con 3mila; il 27 gennaio del 2003 66 senatori del centrosinistra (primo firmatario Pizzinato) presentarono un ddl in materia che è però rimasto al palo della commissione Lavoro