Una legge modificata e il bivio della sinistra – di Stefano Folli

05/07/2002


5 luglio 2002



Una legge modificata e il bivio della sinistra

di STEFANO FOLLI

      Massimo D’Alema è tornato a fare politica. Il suo obiettivo evidente è quello di contrastare e limitare la deriva pro-Cofferati che sembra tentare la Quercia e che offre alla minoranza del «correntone» l’arma della rivincita. Ieri D’Alema ha insistito sulla linea critica lasciata intravedere mercoledì alla Camera. Non è la fine del mondo, ha detto in sostanza, l’intesa separata sull’articolo 18; grave sarebbe se essa provocasse la divisione permanente del sindacato. E ha aggiunto: «Penso che l’articolo 18 si applica a una parte del mondo del lavoro che in futuro sarà minoritaria… E noi non possiamo difendere solo una parte». E’ l’analisi di chi non accetta di vedere in Cofferati il nuovo leader di fatto della sinistra. Di chi, sull’altro versante, sembra proporsi di riallacciare il filo del confronto istituzionale con il governo in antitesi rispetto ai «girotondi». In virtù del fatto che la maggioranza si è indebolita.
      Questa strategia dalemiana non significa, è ovvio, cedere al centro-destra, bensì rendere più flessibile l’opposizione. Tanto è vero che su certi temi la linea intransigente resta intatta. E’ il caso del conflitto d’interessi. Proprio D’Alema ha qualificato come «legge farsa» il testo approvato ieri dal Senato. Un giudizio definitivo, su cui l’intera sinistra – salvo eccezioni – è d’accordo. Dire «legge farsa» significa negarle qualsiasi efficacia rispetto al problema (Berlusconi, il potere politico e il controllo delle tv).
      Eppure a Palazzo Madama le correzioni non sono state poche rispetto al testo trasmesso dalla Camera: tutte ad opera della maggioranza. Franco Frattini ha lavorato di lima e ha recuperato molte delle idee suggerite da Vincenzo Caianiello.
      Ne è emersa una legge che non ha avvicinato maggioranza e opposizione – non era possibile – ma che è diversa da quella di Montecitorio. C’è chi lo riconosce anche a sinistra, quando si distingue tra giudizio politico e giudizio di merito. Andrea Manzella, ad esempio, costituzionalista e senatore, mantiene la sua opinione negativa, ma ammette i cambiamenti. Il ruolo dato alle Autorità di garanzia (Antitrust e Telecomunicazioni) non può essere sottovalutato. Così come il meccanismo delle sanzioni in caso di privilegi e favoritismi. Funzioneranno, tali sanzioni?
      E’logico che chi parla di «farsa» o di «inganno», sventolando il tricolore in aula, non crede che la legge possa funzionare. Solo i fatti potranno dimostrarlo. Tuttavia sono in molti, dietro le quinte, a riconoscere che la semplice proprietà di un’impresa non può essere, di per sé, causa di incompatibilità. Tanto meno credono che si possa imporre per legge la vendita di quell’impresa. Si tratta di una posizione politica, più che di una proposta realistica.
      Adesso conta soprattutto capire che cosa intende fare il centro-sinistra. I dubbi sulla costituzionalità della legge continuano a serpeggiare, ma nessuno ha chiamato in causa Ciampi: forse perché si sa con quanta tenacia e discrezione il Quirinale abbia favorito la riscrittura del testo. Lo stesso giudizio senza appello pronunciato da D’Alema riguarda la sfera della politica, senza improprie invasioni di campo. Piuttosto l’Ulivo deve decidersi sull’ipotesi del referendum abrogativo che il vertice politico non vuole e la Cgil invece sostiene. Così anche il conflitto d’interessi diventa un tassello della partita che si sta giocando tra i «riformisti» che dirigono la Quercia e Cofferati.


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