Una giustizia urgente per il lavoro

04/07/2002





03.07.2002
Una giustizia urgente per il lavoro

di 
C. Damiano*, D. Gottardi**


La questione della tutela reale e non solo economica contro i licenziamenti illegittimi, sancita dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, attiene direttamente al profilo dei diritti di libertà e dignità delle persone nei luoghi di lavoro.
Essa non può essere affrontata, come ha proposto in questi giorni il Governo: frammentando la disciplina legislativa; destrutturando il lavoro; destabilizzando il sistema e introducendo ulteriori e sempre più intollerabili divisioni, tra gli occupati attuali e quelli futuri, attraverso la proposta di modifica dell’art.18.
Esiste, invece, una prospettiva di intervento su cui tutti possiamo concordare, perché è un nodo di fondo e perché parla il linguaggio dei diritti della persona: il diritto a ottenere giustizia in tempi rapidi. Mai come nella verifica di legittimità del licenziamento questo è un problema vero.
Vi è consenso generale nel rilevare che nella pratica attuazione della disciplina di tutela contro i licenziamenti ci si scontri con tempi di giudizio troppo lunghi. Si tratta, soprattutto, dei tempi che possono intercorrere tra il momento del licenziamento e il momento in cui viene assunta in giudizio la decisione finale, questione su cui si innesta sia quella del computo del risarcimento del danno spettante al lavoratore, sia quella dell’efficacia del provvedimento di reintegrazione nel posto di lavoro: il posto di lavoro è un bene protetto «deteriorabile» e la reintegrazione è sempre più difficile quanto più passa tempo dal licenziamento.
Questo avviene non per colpa di una magistratura inefficiente, come di nuovo sostiene il Governo anche nel Libro bianco sulla riforma del mercato del lavoro, ma per le carenze strutturali e strumentali della giustizia.
Senza toccare la disciplina vigente, si può intervenire allora sul piano della procedura di conciliazione e arbitrato e del processo del lavoro. Non mancano l’esperienza e la conoscenza dei punti di criticità dell’attuale procedura di conciliazione obbligatoria introdotta a partire dal 1998 e di quella giudiziale. E non sono nemmeno le soluzioni tecniche quelle che mancano.
Una parte considerevole del lavoro di analisi e di proposta è già stata svolta dalla Commissione per lo studio e la revisione della normativa processuale del lavoro (presieduta da Raffaele Foglia), insediata nella passata legislatura dal governo di centrosinistra presso il Ministero del lavoro. Si tratterebbe di recuperare quel lavoro, aggiornandolo soprattutto sul versante delle esigenze di tutela quando si disputa in materia di posto di lavoro. Riproporre i risultati di questa Commissione, anche sotto forma di elaborato, è totalmente in linea con la scelta sottostante alla Carta dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori: una Carta che consolida ed estende i diritti, che detta i principi fondamentali in materia di lavoro e che produrrà riforme sui temi del lavoro che potranno trarre ispirazione anche da disegni di legge o da elaborazioni proveniente dalle Commissioni ministeriali che hanno lavorato durante la scorsa legislatura.
Non è il caso di entrare nel dettaglio delle possibili proposte di riforma del processo del lavoro. Altre sono le sedi di approfondimento. Si possono qui solo avanzare alcune linee di fondo.
Si può, ad esempio, optare per una pluralità di soluzioni, alternative ma coordinate. Questo consente di avere più opportunità e di tener conto delle peculiarità del licenziamento e delle sue cause. Non dimentichiamoci che esistono ancora casi di licenziamenti verbali, di licenziamenti durante i periodi protetti (maternità e paternità), tutti casi in cui la soluzione è relativamente semplice e può avvalersi di un orientamento giurisprudenziale, se non inossidabile, certo tanto consolidato da favorire una conciliazione veloce. In altri casi è preferibile affidare il ricorso al giudice, almeno fino a quando non potremo contare su un folto e qualificato drappello di conciliatori e arbitri. Si può puntare, pertanto, sia alla riforma della conciliazione obbligatoria e dell’arbitrato (che dovrà sempre far riferimento a leggi e contratti), sia a introdurre una procedura d’urgenza per il licenziamento (oltre che per il trasferimento). La procedura d’urgenza garantisce celerità di giudizio. Va costruita un’azione sommaria, basata su un’ordinanza, che vincoli maggiormente alla reintegrazione effettiva, che stabilisca il risarcimento del danno e che dia certezza in caso di modifica del giudizio nell’istanza superiore. Per quanto riguarda conciliazione ed arbitrato, si può prevedere il superamento della riforma di recente introdotta, che non si è rilevata efficiente, quanto meno perché si è spesso tradotta in un mero allungamento dei tempi del giudizio. L’obiettivo è quello di non abbassare il livello delle garanzie e di consentire la celerità della soluzione. Si può anche prevedere l’inserimento della conciliazione obbligatoria all’interno del giudizio: la conciliazione è tentata dal giudice o dal conciliatore da questi appositamente designato tra quelli iscritti in apposito Albo, una volta che la controversia sia conosciuta in tutti i suoi risvolti.

Altri aspetti possono riguardare il versante promozionale. Nella Carta dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, per promuovere la soluzione della controversia in sede arbitrale, si prevede l’attribuzione di benefici sugli importi monetari riconosciuti in favore della lavoratrice o del lavoratore.
Si può anche pensare di procedere ad una ancora più intensa incorporazione della procedura conciliativa ed arbitrale nel procedimento giudiziale. L’arbitrato, anziché alternativa, può diventare soluzione volontaria e complementare a quella giudiziaria, almeno per alcune tipologie di controversie, che possono essere proprio quelle in cui non vengono in gioco diritti come quello della conservazione del posto di lavoro, almeno fino a quando non si abbia a disposizione un gruppo di arbitri adeguatamente formati. Questo avrebbe un effetto indiretto sui ricorsi in materia di licenziamenti, grazie all’alleggerimento dei carichi di lavoro per i giudici.
E’ interesse delle forze del centrosinistra creare una condizione di discussione che fuoriesca dal tema dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. La Carta dei diritti, la riforma degli ammortizzatori sociali e quella del processo del lavoro, offrono un terreno di confronto capace di coniugare l’interesse dei lavoratori e delle imprese salvaguardando ed estendendo, al tempo stesso, i diritti acquisiti nel corso di decenni di battaglie politiche e sociali. L’esatto contrario dell’obiettivo che vogliono perseguire governo e Confindustria

* Segreteria nazionale Ds
** Docente di Diritto del Lavoro
Università di Verona