Una giornata per tutti

08/10/2002


            8 ottobre 2002

            Una giornata per tutti
            Uno sciopero generale che impegna tutta la Cgil per fermare la produzione. Ma è «uno sciopero per l’Italia», contro un governo che attenta «ai diritti, al legame sociale, all’articolazione delle istituzioni». Parole e pratiche in movimento ben oltre il sindacato, che i media tacciono

            CARLA CASALINI


            Il 18 ottobre? Una giornata per tutti. Le incursioni sgangherate delle destre al governo riescono infatti a bucare la rete sociale in tutti i nodi cruciali sicché chi abita questo paese, migrante o nativo, comincia a dover temere ormai per il proprio presente e il futuro prossimo, per il lavoro, la scuola, la salute, per l’ambiente – a rischio sono i beni comuni, la vita associata e fin l’impianto istituzionale, ad onta dei chiosatori delle «contraddizioni» nella maggioranza berlusconiana, che ci sono ma non mutano la qualità del tentativo di
            mettere le mani sulla città. Lo sciopero generale indetto dalla sola Cgil, confermato anche dai sindacati di base, dà ragione della previsione corretta che questa confederazione fece per tempo sull’operare «a tutto campo» del governo. La febbrile attività sindacale nell’allestire la risposta dei luoghi di lavoro, perché poi di sciopero si tratta e «la produzione si deve fermare», interseca perciò le pratiche esterne, di associazioni, comunità di immigrati, appelli di intellettuali, discussioni nelle scuole. Perché di sciopero si tratta, sì, ma anche di una chiamata in causa di tutta la città: le manifestazioni da nord a sud il 18 ottobre si proporranno come spazi di pubblica presa di parola. La ricognizione che oggi iniziamo con una pagina speciale al giorno, si propone come un collettore di parole e pratiche che vengono taciute, cancellate virtualmente dai media: «un vero black out, soprattutto dei mezzi televisivi», ha già denunciato la Cgil nazionale, e a livello locale c’è chi soffre di più di questo divieto di accesso. Così a Napoli «per sfondare il black out si producono informazioni, spot, a pagamento si intende, su tutte le tv private», si ingegnano i dirigenti della Cgil ripescando anche nella lunga tradizione comunicativa: «abbiamo ritirato fuori le macchine con gli altoparlanti per girare i quartieri», nota il segretario, Michele Gravano, che ci illustra anche altre attività per bucare altri schermi. Ieri c’è stata la riunione con esponenti del centrosinistra: «molto consenso sulla Finanziaria e il Sud abbandonato, che è uno dei fronti che costruiamo, assieme al fronte sui diritti».

            Gli attivi dei delegati si accompagnano a incontri con associazioni, intellettuali, movimenti, mondo laico e cattolico, «abbiamo incontri anche con preti, vescovi, cardinali», con la magistratura, con i «girotondi»: in causa «i lavoratori e la società civile» nella giornata del 18, già preparata dalla discussione ai banchetti per la raccolta delle firme, per i «due sì, due no» contro le deleghe berlusconiane e per estendere i diritti nel lavoro: «a Napoli siamo a quota 110mila – conta Gravano – ne raccogliamo 4-5mila al giorno, e l’altra sera anche Daniele Silvestri ha invitato a firmare, durante il suo concerto». Questa è la settimana cruciale per le assemblee nei luoghi di lavoro in parecchie realtà, come nelle Marche, dove si allestiscono anche altre iniziative fuori dal sindacato, un esempio è l’ «appello in appoggio alle lotte della Cgil, sottoscritto da decine di donne e uomini di cultura», che ci invia il «Circolo culturale `Laboratorio sociale’». In Sicilia, invece il «18» è in anticipo, già si sciopera.

            E’ lo sciopero articolato in calendario nelle centrali elettriche: «Venerdì cominciano i lavoratori di Porto Empedocle perché – spiega Giovanna Marano della segreteria Cgil siciliana – qui l’autoproduzione di energia elettrica non consente che tutti scioperino in un unico giorno, ci sarebbe il black out dell’isola», così si comincia subito. Lo sciopero «si attesta sui temi generali» in Sicilia, alle prese con problemi in tutta l’industria, oggi si concludono gli attivi dei delegati, ma è anche il giorno della «mobilitazione straordinaria nelle scuole e nelle università, per la raccolta delle firme, con iniziative speciali, spettacoli, organizzati dalla Cgil scuola».

            I metalmeccanici son quelli che «noi le assemblee le facciamo dappertutto, sullo sciopero generale e il contratto, e siccome abbiamo ormai un problema `monteore esaurito’ per farle, in alcune aziende le assemblee si riuniscono in sciopero», spiega Enzo Masini, il segretario Fiom della Toscana: purtroppo nella settimana dello sciopero sono in cassa integrazione quelli della Piaggio e di tutto l’indotto, «sono 5-6mila persone in cassa», e però Masini si conforta con il successo raggiunto tra i giovani dei call center, «nello sciopero contro l’Omnitel al Call di Pisa dove da luglio abbiamo triplicato gli iscritti». In Toscana sono in programma anche incontri con il centrosinistra, per il sostegno allo sciopero: l’11 l’attivo dei delegati Cgil è con tutti i gurppi consiliari dell‘Ulivo toscano, mentre «a Firenze i capigruppo dell’Ulivo e di Rifondazione hanno già firmato un appello» di sostegno allo sciopero. Ma che fanno quelli che non sono metalmeccanici? «Una campagna di assemblee a tappeto, dovunque è possibile, anche `all’esterno’», reagisce il segretario toscano del pubblico impiego Luca Ciabatti.

            Intanto ci sono gli attivi di quadri e delegati in tutte le province, anche per un «riorientamento» dei gruppi dirigenti, spiega Ciabatti: già nel direttivo della Cgil toscana si è riaperta una «discussione politica», ma anche una domanda, «dopo il 18 cosa c’è?», che sorge anche tra i lavoratori, e quindi «c’è da spiegare qual è la fase, e la lotta lunga di resistenza». Anche Ciabatti parla del centrosinistra, della posizione di molti sindaci ma, «a differenza del 23 marzo questa volta c’è più cautela e titubanza da parte di pezzi consistenti del centrosinistra».

            Il sindacato toscano della Funzione pubblica ha allestito «una iniziativa mirata sulla salute» e una la formazione per l’infanzia, visto che sono implicati tutti, dagli enti locali alla sanità, per non parlare della scuola: «abbiamo tutti i contratti aperti, se non interviene una modifica alla finanziaria ci sarà lo sciopero generale del pubblico impiego», dove si aggiungono tutte le forme di precariato «dal lavoro a chiamata», e insieme «l’attacco generalizzato alle condizioni di lavoro». Ovviamente c’è una iniziativa nelle scuole toscane con gli studenti, e con associazioni, l’Arci, le autonomie locali, a Firenze il rapporto con i movimenti, e con «pezzi significativi dei Girotondi».

            Luca Paoli è il segretario toscano dei chimici e anche lui pone l’accento sulla contrattazione. Tra i chimici, sottolinea, l’avvio è stato «dopo il 5 luglio, con la firma del Patto per l’Italia, e la scoperta che quell’accordo separato non sarebbe stato sottoposto alla consultazione dei lavoratori». Si è rotta «una pratica comune ai chimici», sostiene Paoli, e racconta un esempio, la consultazione avviata a Firenze fra 3000 addetti dispersi in 47 piccole aziende: «il 94% ha votato contro il Patto per l’Italia, e in quelle realtà gli iscritti alla Filcea-Cgil sono solo il 36%».

            Così i chimici Cgil si sono sentiti «vincolati»: nelle assemblee toscane più d’uno s’alza per interrompere la spiega delle politiche governative, «sì, sssì, non ci offendete, abbiamo capito». C’è anche «consapevolezza che la partita è ancora molto lunga», e semmai i lavoratori insistono «chiedendoci come pensiamo di essere ‘coerenti nel concreto‘». Perciò la contrattazione, la decisione di «mettere allo studio con gruppi di delegati, come muoversi sul piano delle aziende».

            Il bilancio è entusiasmante in Emilia Romagna: «C’è una svolta, un nuovo movimento di lavoratori, che `travolge’ i funzionari, e anche qualche delegato storico, un po’ troppo presi dall”abitudine’», anticipa il segretario della Cgil emiliana Danilo Barbi, con cui parleremo oggi.

            In Lombardia, tra volantinaggi e attivi, spicca la macchina organizzativa di Brescia, che ha già tutto pronto, fino alla regia del comizio finale nello sciopero generale del 18. Tutte le categorie stanno facendo assemblee – riassume il segretario della Cgil Dino Greco – e ci sono iniziative con gli studenti, con gli immigrati, è coinvolto il Forum di tutte le associazioni di migranti, e naturalmente il Brescia social forum: qui i temi non sono solo i diritti del lavoro, il Libro bianco, la Finanziaria. Qui ha un grande rilievo il te-ma della pace nello sciopero bresciano. Sulla pace «si sta costituendo un cartello di forze laiche e cattoliche», e il rilievo è evidente già sul volantino dello sciopero, che Dino Greco ci invia: una facciata si apre su «Uno sciopero per l’Italia, venerdì 18 ottobre tutto il paese si ferma»; e l’altra faccia è «No alla guerra», «catastrofe umanitaria, politica, economica», «catastrofe morale».