Una giornata di lotta per il lavoro e lo sviluppo

21/02/2003

          venerdì 21 febbraio 2003
          Una giornata di lotta per il lavoro e lo sviluppo
          La Cgil chiama i lavoratori allo sciopero per fermare la caduta dell’Italia industriale

          Felicia Masocco
          ROMA Il declino industriale non è inevitabile e la Cgil non si rassegna né intende subire la sordina messa sull’attacco ai diritti del mondo del lavoro contenuto nella delega approvata dal Parlamento due settimane fa. Per farlo ricorre allo sciopero, lo strumento più diretto tra quelli che sono in dotazione a un sindacato. Per quattro ore in tutta Italia si fermano oggi i lavoratori dell’industria e dell’artigianato, per otto i metalmeccanici, manifestazioni e cortei si terranno in 120 città.
          È la protesta di una sigla sola quantunque sulla necessità di rilanciare lo sviluppo nel nostro Paese ormai concordino tutti e che lo chiamino «declino» o no (per il ministro Marzano il termine è «improprio») la sostanza non cambia, nessuno oggi si azzarderebbe a dire come il governatore della Banca d’Italia all’indomani delle elezioni politiche che un «miracolo economico» era possibile, neanche l’ottimista Giulio Tremonti rispolvererebbe la «turbo-economia» di cui diceva ancora qualche mese fa. A questo punto nessuno può più negare che il Paese non cresce, nel 2002 il fatturato dell’industria ha chiuso con lo 0,5% in meno rispetto al 2001; la produzione industriale nel 2002 è calata come non avveniva dal ‘93. E di una vera politica industriale finora non si è vista traccia nelle intenzioni, e ancor meno nei fatti, degli inquilini di Palazzo Chigi e dintorni.
          A ben vedere, quello che gli sindacati, la controparte industriale e lo stesso governo si affannano a definire uno sciopero «inutile», «sbagliato», «dannoso», un risultato lo ha già ottenuto: il tema è ritornato di stretta attualità. Dopo l’annuncio della Cgil della sua mobilitazione è stata tutta una convegnistica sul tema, c’è stato tutto un traffico di dossier (in quello della Cisl la stessa impietosa analisi della Cgil), di lettere (della Uil e poi ancora della Cisl con risposta di Confindustria), fino all’appuntamento col ministro alle Attività produttive Antonio Marzano che ha scelto la giornata di ieri per dire sui media di oggi che il «declino» non c’è, solo «trasformazione»: riduce il ministro la tragicità del problema, ma quantomeno evita di negarlo. Il dossier-Marzano sarà alla base di un tavolo a tre – governo, sindacati e imprese – annunciato dal ministro, l’auspicio è che non si tratti della solita e sterile liturgia del «monologo sociale», ovvero il governo parla e gli altri ascoltano. Martedì poi, la crisi industriale sarà al centro di un incontro tra sindacati e Confindustria.
          La Cgil difende l’opportunità della propria scelta, cita i dati della produzione industriale, quelli sul fatturato e sugli ordinativi «confermano una situazione di crisi molto consistente» ha sottolineato il responsabile economico Cgil Beniamino Lapadula e gli scenari internazionali non facilitano le cose. Difendono la propria scelta di raddoppiare le ore di stop i metalmeccanici della Cgil, la categoria più esposta alla crisi: la loro scelta ha provocato la durissima reazione di Federmeccanica che minaccia di sanzionare gli aderenti allo sciopero ritardando il pagamento dell’indennità di vacanza contrattuale. È un attacco al diritto di sciopero per il sindacato e per la sinistra, Ds e Rifondazione parlano di «schedature» e di questo si tratterebbe se si andasse a verificare uno per uno gli scioperanti. Ma il sottosegretario al Lavoro, Maurizio Sacconi dà ragione agli imprenditori, le sanzioni ipotizzate sono «in linea con le disposizioni contrattuali» ha detto in senato rispondendo alle interrogazioni di Cesare Salvi (ds9 e di Luigi Malabarba (Prc). Lo sciopero di oggi è anche in difesa del diritto di sciopero.
          In Abruzzo sarà di otto ore, la crisi dell’industria a cominciare dal polo aquilano mette a rischio circa 2.800 posti di lavoro. A Pescara questa mattina parlerà Guglielmo Epifani. Ma cortei e comizi sono previsti in tutta la Penisola, si terranno sit-in e presidi davanti alle sedi delle associazioni industriali, a quelle delle istituzioni locali o delle prefetture. In alcune iniziative si vedrà la partecipazione dei lavoratori Rai che denunceranno la situazione anch’essa critica dell’azienda radiotelevisiva pubblica.