Una gelata fuori stagione per le vendite al dettaglio

27/09/2012

Luglio gela le vendite del commercio al dettaglio, -3,2% su base annua, con i beni durevoli in caduta libera e gli alimentari che tentano di resistere. Il crollo delle vendite coinvolge non solo le catene di distribuzione e i negozi tradizionali ma addirittura anche i discount, finora un`isola felice nella crisi. Secondo Istat, a luglio l`indice destagionalizzato delle vendite al dettaglio (tiene conto sia delle quantità sia dei prezzi) ha segnato una diminuzione congiunturale dello 0,2%, di cui lo o,1% si riferisce ai prodotti alimentari e lo 0,3% a quelli non alimentari. Fin qui i dati non sembrano particolarmente preoccupanti, ma lo diventano su base tendenziale, luglio 2011 su luglio 2012: l`indice delle vendite segna uno scivolone del 3,2%, con, ancora una volta, una forbice che si apre tra il -2% del food e il -3,8% dei beni durevoli. Meno peggio se si confrontano i dati dei primi sette mesi dell`anno: le vendite calano dell`1,7%, con una divaricazione tra il -o" degli alimentari e il -2,4% dei non alimentari. Le vendite per canale distributivo mostrano, su base tendenziale, variazioni negative sia per la grande distribuzione (-2,3%) sia per le imprese operanti su piccole superfici (-3,8%). I discount segnano un -o" luglio 2011/2012. «Il dato dì luglio aggrava un quadro già allarmante – commenta Giovanni Cobolli Gigli, presidente di Federdistribuzione – Se il calo dei consumi alimentari è il segnale di una spirale recessiva e di un progressivo impoverimento delle famiglie, per i prodotti non alimentari assistiamo a un vero crollo: quello di luglio è il dato più basso dal 2009 (fatta eccezione per dicembre 2011) e rappresenta un`intera merceologia al tappeto a causa dei continui rinvii degli acquisti. Quanto al calo dello 0,3% dei prodotti alimentari, se epurato dall`inflazione, corrisponde a una diminuzione delle quantità vendute del -11,6%». Secondo Federconsumatori, il calo reale dei consumi nel 2012 si aggirerebbe intorno al 5% con una riduzione di spesa complessiva di 3,5 miliardi di euro. «Un calo ben più marcato di quello rilevato da Confcommercio e Istat. Solo la contrazione dei consumi alimentari potrebbe aggirarsi intorno al 2,5%. Questo vuol dire che le famiglie spenderanno un euro in meno all`anno».
E gli effetti si vedono: «A partire dal 2008 – sostiene Franco Martini segretario generale di Filcams Cgil – si è registrata una riduzione occupazionale di circa ioomila posti di lavoro nei tre comparti strategici del settore, che si vanno a sommare alle tante crisi aziendali aperte: -45mila addetti nel commercio all`ingrosso, -35mila nel dettaglio, -i6mila nelle vendite di auto e moto. Per di più alla disoccupazione si è accompagnato un forte peggioramento della qualità e delle condizioni di lavoro». Tornando ai dati Istat, nei primi sette mesi del 2012 tutti i gruppi di prodotti non alimentari hanno registrato, rispetto allo stesso periodo del 2011, un calo delle vendite. Le flessioni più ampie riguardano mobili, articoli tessili e arredamento (-3,6%), cartoleria, libri, giornali e riviste (-3,4%) e prodotti farmaceutici (-3,2%), mentre la contrazione più contenuta è stata registrata per gioielli e orologi. Che fare? «Auspico – conclude Cobolli Gigli – che il governo avvii realmente una fase 2 finalizzata al rilancio dei consumi e dell`intera economia del Paese». Per Confesercenti il Governo «non può concentrarsi solo su singole grandi aziende, aprendo tavoli ad hoc. Deve confrontarsi con le parti sociali, per definire interventi che ridiano fiato a imprese e famiglie, a partire dal taglio del cuneo fiscale e dalla riduzione delle aliquote, utilizzando lo strumento della delega fiscale».