Una folla enorme contro il governo della «bancarotta»

02/12/2002

30.11.2002
Una folla enorme contro il governo della «bancarotta».
Articolo 18, già 5 milioni di firme

di Felicia Masocco

Dall’inviata
NAPOLI
Il Sud «che paga due volte» le scelte del governo ha sfilato con la Cgil di Guglielmo Epifani, 250 mila in corteo, quasi la rappresentazione di quel cordone che il maggiore sindacato dice sbarrerà la strada a Bossi, alla devoluzione voluta dal governo: «Non passerete», «non vincerete la sfida contro i cittadini e contro il Paese» grida Epifani dal palco di piazza Plebiscito colma come se fosse la notte dell’ultimo dell’anno. In compenso la Cgil la sua sfida l’ha vinta, per le vie di Napoli si è messa in fila gente per nulla rassegnata, anzi. «Siamo il Sud della riscossa» ha detto qualcuno, il Sud che c’è ma non ci sta ad essere «rimosso» dalla Finanziaria che gli nega risorse e progetti, e che ancora meno è intenzionato ad accettare disegni di divisione: «A chi lavora per dividere e per rendere diversi diritti fondamentali rispondiamo con la difesa dei valori della Costituzione», ha detto Epifani, «federalismo vuol dire unire», ha aggiunto, il Mezzogiorno che «non vuole tornare indietro, all’assistenza e all’illegalità» avrà a fianco il sindacato.

Tra le bandiere rosse della confederazione, delle categorie e anche dei partiti della sinistra, tra gli striscioni degli studenti, dei new global e dei girotondi per la democrazia si sono visti Sergio Cofferati come sempre osannato dalla sua gente e «causa» di continui rallentamenti del corteo tante erano le mani da stringere; si è visto il governatore della regione, Antonio Bassolino, il deputato diessino Pietro Folena, il portavoce dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio. Facce note accanto a quelle sconosciute di lavoratori, studenti, immigrati, disobbedienti: facce orgogliose e accomunate da un sentimento di rivalsa e di critica nei confronti del governo, della sua legge finanziaria, delle sue riforme. La stagione di mobilitazione che ha fatto tappa a Napoli è iniziata un anno fa con la difesa dell’articolo 18, nessuno ne parla più, la faccenda è uno spettro che in molti sanno è meglio non evocare: la Cgil però non ha dimenticato e dal palco Epifani ha comunicato il taglio del traguardo dei 5 milioni di firme per un referendum abrogativo della modifica e per l’estensione dei diritti e delle tutele a chi non le ha. Per l’esattezza sono 5.064.537 le firme raccolte e «certificate una per una».

La battaglia continua sui fronti di oggi e quelli di appena ieri e sui diritti Napoli chiama Milano, il leader della Cgil ha annunciato per l’inizio dell’anno una manifestazione nel capoluogo lombardo, «Napoli è Milano, il Sud è il Nord».

Appena disturbato da un forte acquazzone che lo ha rallentato per una ventina di minuti, il corteo è entrato in piazza Plebiscito sulle note dell’Inno di Mameli, quindi è toccato all’Inno alla Gioia (l’inno della comunità europea), poi ancora a quello dei lavoratori. Una colonna sonora che da sola fa una «piattaforma». I primi a prendere posto sono stati i lavoratori della Fiat di Termini Imerese e Pomigliano d’Arco, ad imporlo la drammatica attualità della crisi del gruppo automobilistico. Sul loro striscione la richiesta di uno sciopero generale che non ha per ora trovato risposte nelle parole di Epifani. Quella per la Fiat è una battaglia unitaria che attende ancora delle mosse, soprattutto dal governo che per il segretario «sbaglia più dell’azienda se non agisce», quanto all’azienda «mai vista una che non scommette sul suo futuro».

All’esecutivo critiche impietose e l’esortazione a cambiare la Finanziaria, «ha tempo per farlo, quella presentata porterà solo guai». Ce n’è per la «finanza creativa» di Tremonti «sapevamo che non fosse quintino sella, un ministro del rigore. Ma non è neanche Colbert,: aiuta i ricchi con l’abolizione della tassa di successione, favorisce il rientro (gratuito) di capitali esportati illegalmente, premia i furbi con il condono fiscale, il ministro è un fiscalista che fa gli interessi dei ricchi, non un fiscalista che fa il ministro per tutti». Il governo per Epifani «sta portando il paese alla bancarotta e al declino». Per mesi ha parlato «irresponsabilmente» di boom economico, «ha assecondato Confindustria sui licenziamenti e ancora pochi mesi fa diceva che l’inflazione non era un problema». L’unico problema per l’Italia sembrava fosse l’articolo 18, ora si scopre che per competitività ci ritroviamo al 38esimo posto «dopo Trinitad e Tobago, con tutto il rispetto per questi paesi».

Forse anche Cisl e Uil devono «riflettere sulla scelta fatta firmando il Patto per l’Italia e su quanto sta avvenendo ora». «Riflettete e giudicate – aggiunge il leader della Cgil – se non avevano ragione milioni di lavoratori, non dico la Cgil, che non hanno condiviso il Patto». Ce n’è anche per il presidente della Rai Antonio Baldassarre «la smetta di fare il giapponese in trincea e si assuma tutte le sue responsabilità sul futuro della Rai».
No alla guerra come mezzo di soluzione dei conflitti e di lotta al terrorismo internazionale che pura va fatta. Sì invece alla scarcerazione dei giovani della rete no global, contro i quali sono state fatte accuse «sembrate strane e sproporzionate», afferma il leader premettendo la lunga tradizione di difesa dell’autonomia della magistratura portata avanti dal suo sindacato. «La speranza dei giovani con cui abbiamo sfilato a Firenze non può essere fermata né repressa».