Una Finestra Sul Lavoro, la contrattazione è legalità

20/03/2015

Parola alla segretaria nazionale Giuliana Mesina.
Il 21 marzo è la Giornata della Memoria e dell’impegno, che ricorda le vittime di mafia e terrorismo: l’occasione ci invita a riflettere sul ruolo dell’Organizzazione Sindacale, e della Filcams in particolare, in un sistema produttivo che scarica sempre più i costi della sfrenata competizione globale sul lavoro (e sui lavoratori). la contrattazione è legalità

La mafia e la criminalità organizzata in genere , ma anche una certa diffusa illegalità fatta di corruzione e spregio delle regole, hanno trovato in questo meccanismo la possibilità di mimetizzare la propria condotta. Inoltre, in tempi di crisi le organizzazioni criminali hanno un vantaggio competitivo rispetto a chi prova a fare impresa in modo legale: hanno grandi liquidità da investire.

La politica, concentrata su provvedimenti che liberalizzano, deregolamentano e depenalizzano,  ha alimentato a dismisura, anziché disincentivare, le pratiche di illegalità diffusa.

Il settore terziario si è rivelato particolarmente fragile ed esposto.

Nel caso degli appalti e della complessa catena dei subappalti, così come per le concessioni, le peculiarità di tutto il sistema hanno favorito la penetrazione delle mafie ormai da lungo tempo:  il fenomeno non è più solo localizzato nelle regioni del sud, ma è ormai ampiamente diffuso in tutto il territorio nazionale (Da Mafia Capitale a Expo Milano, fino alle ricostruzioni post terremoto in Emilia Romagna, etc..).

Nel caso della distribuzione organizzata o delle strutture ricettive, di intrattenimento e turistiche, l’interesse delle mafie si concentra sull’opportunità di investire e riciclare denaro liquido in modo veloce e sostanzialmente senza molti controlli.

Non va poi dimenticato il grande e fiorente business della tratta di esseri umani: già anni fa si parlò di racket del welfare, in relazione al traffico di lavoratrici domestiche straniere, e oggi il traffico di migranti è diventato per le organizzazioni criminali più redditizio del traffico di droga.

Quando la magistratura riesce a intervenire con i sequestri, si assiste spesso all’incapacità di mantenere in vita l’attività aziendale: a venire penalizzati sono soprattutto i lavoratori, che dopo l’ultima riforma Fornero non hanno più possibilità di accesso agli ammortizzatori sociali previsti dalla legge 109/1996 per i lavoratori delle aziende sequestrate.

Le cronache riportano ogni giorno notizia di sequestri riconducibili ad attività e aziende nei nostri settori: di pochi giorni fa il sequestro del Centro commerciale Annunziata a Gioia Tauro, uno dei più grandi dell’intera Calabria, o dei due grandi ristoranti nei pressi del Pantheon a Roma, legati a una cosca calabrese.

Cosa accadrà ai lavoratori coinvolti?

Ad oggi non ci sono ancora soluzioni immediate per i lavoratori che loro malgrado si trovano ad essere penalizzati dai sequestri e dalle confische.
E’ evidente come il contrasto alle mafie si debba affiancare alla tutela del lavoro: sarebbe inaccettabile intravedere nell’intervento dello Stato non la necessaria riconquista di diritti e tutele, e il ripristino della legalità, ma la certezza della perdita dell’occupazione.

Cultura, Giustizia e Libertà sono tre fattori che possono trovare nel Lavoro Dignitoso un veicolo di prevenzione e di promozione per un modello sociale alternativo, dove il rispetto delle regole sia precondizione dello sviluppo.
Il ruolo dell’Organizzazione Sindacale può essere infatti determinante nell’incentivare buone pratiche e stimolare le amministrazioni locali alla sottoscrizione di patti antievasione e protocolli di legalità, anche in riferimento ai settori del Terziario, in modo da dare avvio a una interlocuzione stabile con i portatori di interesse. La contrattazione è legalità.

Il settore degli appalti poi è fra i più fragili: qui la contrattazione d’anticipo, i capitolati-tipo, la trasparenza negli affidamenti e nel rispetto delle regole, sono elementi che possono essere incentivati grazie a un costante dialogo fra le Parti Sociali e le istituzioni.

In attesa di una legge che migliori tutto il settore degli appalti (e la CGIL tutta è impegnata in queste settimane in una grande raccolta firme a sostegno della proposta di iniziativa popolare), si può fare già molto a livello locale.

L’obiettivo è quello di invertire la tendenza che ha portato le attività imprenditoriali del terziario a costituire terreno privilegiato di infiltrazione mafiosa e criminale, nonché veicolo di illegalità.

Il terziario può e deve costituire per un territorio anche occasione di buona e sana occupazione, a patto che il rispetto delle regole sia prassi condivisa da tutte le parti in causa.

Certo, anche il Governo è chiamato a fare la sua parte: la potente deregolamentazione in campo economico e lavoristico ha prodotto negli anni un arretramento, non solo nel campo dei diritti e della qualità del lavoro, ma anche in relazione alla competitività di tutto il sistema produttivo italiano.

Banca d’Italia definisce “endemico” il rapporto mafia-affari-politica: dopo anni di depenalizzazione del falso in bilancio, condoni , scudi fiscali, deregolamentazione del mercato del lavoro, esternalizzazioni , lo sviluppo del nostro paese è sempre più frenato a causa di questa vulnerabilità.

Servono interventi organici di contrasto e prevenzione dell’illegalità, oltre che il totale superamento della legge Bossi Fini: senza questi interventi sarà impossibile intravedere una possibilità di sviluppo che conduca il paese fuori dalla crisi.