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Una finestra sul lavoro, la Crisi del Commercio

16/03/2015

Parola alla segretaria generale Maria Grazia Gabrielli. La Crisi del Commercio, la situazione delle maggiori aziende italiane.

“Nel mese di gennaio 2015 l’indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC) è rimasto invariato rispetto a dicembre ed è sceso dello 0,2% rispetto allo stesso mese del 2014” è quanto afferma l’Ufficio Studi della Confcommercio nel report mensile. Ma non è un reale segnale positivo dei consumi, una effettiva ripresa, ma la speranza che il segnale stabile, quindi non negativo, sia di buon auspicio per il futuro.

Posizione analoga di Federdistribuzione che commenta i dati Istat sui consumi  relativi al mese di dicembre 2014 che mostrano una leggerissima ripresa rispetto allo stesso mese dell’anno precedente: “Timidi segnali incoraggianti” li definisce Giovanni Cobolli Gigli, Presidente di Federdistribuzione.

In attesa che la speranza si trasformi in concreto miglioramento però, nella realtà odierna imperversano le crisi aziendali, anche di importanti marchi del settore terziario quali Auchan, Mercatone Uno, Euronics, Coop Estense.

Il 28 febbraio scorso ha chiuso i battenti il punto vendita del centro Commerciale Bariblu. Dopo due mesi di estenuante trattativa, manifestazioni e occupazioni, è stato siglato l’accordo definitivo per la ricollocazione dei 119 dipendenti.

Sempre in Puglia, Coop Estense ha comunicato attraverso una conferenza stampa, a 230 lavoratori, e alle loro famiglie, che potrebbero perdere il posto di lavoro. La decisione presa per ridurre il costo del lavoro e per far fronte alle perdite economiche degli ultimi anni. Le lavoratrici e i lavoratori sono in stato di agitazione.
Altra tegola sulla regione, il punto vendita Euronics di Andria ha chiuso  a fine febbraio, ed è ancora incerto il futuro dei venti dipendenti.

Tra le vertenze più critiche, sicuramente Mercatone Business, azienda storica della distribuzione organizzata del mobile, che conta 79 punti vendita in tutta Italia con circa 3500 dipendenti e ha presentato istanza di concordato preventivo.

Continuano intanto le proteste e la mobilitazione dei dipendenti , tra chi, come in Piemonte, da mesi non riceve lo stipendio, e chi si è visto drasticamente diminuire il proprio orario di lavoro. Nonostante, infatti, la manifestata disponibilità dell’azienda a garantire maggiore omogeneità ed equità nella gestione degli ammortizzatori, le differenze tra punti vendita è squilibrata, con conseguenze negative su gran parte del personale. Ma l’incognita su cui è necessario lavorare è quella del futuro dell’azienda per cui si attende intervento del Mise e del Ministero del Lavoro.

E poi c’è anche Auchan in Campania, il gruppo Despar in Calabria, la Coop in Sicilia, La Metro in Veneto, tante e diverse situazione critiche che tengono con il fiato sospeso i dipendenti. Molte le situazioni di criticità  vissute nelle grandi aziende come fragile e a rischio la situazione di aziende di medie e piccole dimensioni, in uno spaccato Italiano della distribuzione commerciale che rischia ancora di marcare la distanza tra nord e sud del paese.

Il settore del commercio, purtroppo ancora non ha superato le difficoltà. E’ indubbio che la perdita avuta negli ormai otto anni di crisi ha segnato il settore: da un lato l’incapacità per molte imprese di rimanere sul mercato anche per scelte sbagliate, la condizione delle lavoratrici e dei lavoratori che dopo aver vissuto con redditi ridotti e condizioni di lavoro più onerose vedono comunque a rischio il proprio futuro lavorativo, il cambio del rapporto con il consumo da parte delle persone indotto inizialmente da una riduzione della propria capacità di spesa ma che,  nel lungo periodo, si sta sempre più trasformando in scelte e orientamenti diversi. Una condizione quella della crisi del commercio che ha in se anche questo principio di cambiamento e sul quale probabilmente tutto il settore, a partire dalla Grande Distribuzione, dovrà riposizionarsi.

In questa situazione, non si tratta di fare o credere a previsioni ottimistiche. Il punto mancante resta quello delle politiche di investimento e sostegno per  far ripartire l’economica e tornare a crescere. Politiche che richiamano la necessità di produrre ricchezza ma anche di intervenire sul sistema di ridistribuzione delle ricchezze esistenti. Evasione, elusione, illegalità, sono delle voragini del sistema paese che impoveriscono le lavoratrici ed i lavoratori ed anche le imprese sane su cui è necessario una maggiore e costante incisività per combatterle. Ma la crisi ha sbilanciato anche l’allocazione delle ricchezze, facendo aumentare le condizioni di povertà e marcando sempre più la condizione di un lavoro povero. In questo, una diversa politica fiscale e di ridistribuzione può trasformarsi in un incentivo ai consumi stessi e a dare concreta fiducia alle persone.

L’assenza di questi obiettivi, l’arretramento delle misure legate al mercato del lavoro come quelle intervenute con il Jobs Act, la riduzione degli ammortizzatori sociali,  continuano a scaricare sulle lavoratrici ed i lavoratori le contraddizioni e le difficoltà, intervenendo ancora sulla riduzione di diritti e del salario,  dal contratto integrativo al contratto nazionale. Un’inversione di marcia si può  e si deve fare investendo sul lavoro, sulla sua qualità e dignità. Non ci può essere altra ricetta.