Una famiglia su 4 è indebitata Gli italiani chiedono più servizi

28/10/2010

Gli italiani sono preoccupati sul futuro, hanno meno soldi da spendere, spesso si indebitano. Quelli con maggiori difficoltà sono gli operai e gli insegnanti. Ma su alcune cose hanno le idee molto chiare: lo Stato non deve tagliare né la sanità, né la scuola, l’università e la ricerca, né le pensioni. È uno dei risultati della ricerca Ipsos commissionata dall’Acri in occasione della giornata mondiale del Risparmio di oggi. Chissà cosa replicherà il ministro dei tagli, Giulio Tremonti, a questo «sondaggio » sugli italiani.
I DUELLANTI
Oggi il titolare del Tesoro si ritroverà a parlare, come consuetudine, dallo stesso podio di Mario Draghi. Con la Banca d’Italia i duelli sono stati frequenti negli ultimi giorni. Prima i dati sull’occupazione, poi quelli sulle entrate. A dividere i due sono solo apparentemente i numeri: in realtà c’è il disegno politico di un esito tecnico della crisi a renderli inesorabilmente antagonisti. Draghi sarebbe il possibile premier del futuribile «governo dei migliori»: in questo caso non ci sarebbe spazio per Tremonti. Il quale si candida ad essere il demiurgo del Pdl post-Berlusconi. Ma questo non è che un’ipotesi tutta da verificare. Oggi il ministro dovrà vedersela con altro. Dovrà ad esempio replicare alla richiesta del presidente Acri Giuseppe Guzzetti, che chiede più tagli alla spesa per «i maxi uffici, le maxi consulenze, gli uffici stampa, le pubbliche relazioni e a fare meno convegnistica», in modo da reperire risorse «da destinare alle fasce deboli del Paese». Secondo Guzzetti pesa molto sulle famiglie il taglio dei servizi pubblici, «un problema che il volontariato non riesce a coprire ».
GLI ITALIANI
Le difficoltà del ceto medio aumentano sempre di più. Dalla ricerca Ipsos emerge che quest’anno poco più di una famiglia su tre è riuscita a mettere da parte qualcosa e ben una su quattro si è dovuta indebitare. Sono poi sempre meno le famiglie che riescono a migliorare il proprio tenore di vita (solo una su 17) mentre aumenta il numero di quelle che «galleggiano », cioè hanno speso tutto senza fare ricorso a risparmi o debiti e pensano di fare lo stesso l’anno prossimo. Tra le categorie, operai e insegnanti sono quelli in più «grave crisi» di risparmio. Sono sempre più numerosi quelli che ritengono difficile uscire dalla crisi. L’83% del campione (era il78%un anno fa) percepisce la crisi come grave e il 69% si aspetta che non se ne potrà uscire prima di 4 anni (erano il 57% un anno fa), con il31%che ipotizza addirittura una soglia di 5 anni o più. Nonostante ciò, quanti si dicono soddisfatti della propria situazione
economica salgono dal 54% al 56%: in particolare crescono nel Nord Est (+9% dal 2009) e nel Nord Ovest (+5%). Un quarto delle famiglie è stato colpito in modo profondo dalla crisi, e resta pessimista sul futuro. Le famiglie che sono riuscite a risparmiare sono poco più di un terzo, e sono soprattutto al Nord. In affanno i risparmiatori del Sud (il 30%) e soprattutto quelli del Centro, dove le famiglie che riescono a risparmiare sono scese al 32% dal 39% del 2009. Il 26% per tirare avanti ha dovuto ricorrere a prestiti, bancari e non (7%) e ha dovuto utilizzare risparmi passati (19%), specie al Sud. In occasione della giornata del risparmio l’Acri ha presentato un’intesa con l’Abi sull’educazione finanziaria nelle scuole.