Una conflittualità tutta da superare

03/01/2001

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Mercoledì 3 Gennaio 2001
commenti e inchieste
Una conflittualità tutta da superare

ROMA. Ritorna sul tema della competitività il presidente di Confindustria, Antonio D’Amato, nella lettera agli imprenditori chiamando in causa l’impegno di tutti ma senza logiche di contrapposizione. Il richiamo è a uno sforzo congiunto ed è anche per questa ragione che D’Amato ha particolarmente condiviso il messaggio di fine anno del presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. «Le cose andranno tanto meglio quanto più saremo competitivi. Sono in gara non le sole imprese ma tutto il Paese, il sistema Italia». È questo il passaggio del discorso di Ciampi che D’Amato ha tenuto a ricordare e che è diventato il senso di tutta la sua lettera, quello cioè di abbandonare schemi conflittuali.

E dal Governo le prime reazioni sono positive mentre i sindacati mostrano più diffidenza temendo il ritorno di una stagione di conflitti e accusando le imprese di scarso impegno sull’innovazione e qualità. Dall’Esecutivo arriva l’apprezzamento del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Enrico Micheli, che della lettera di D’Amato ha condiviso «il ragionevole invito ad affrontare insieme la strada per rilanciare il Paese. Da solo non basta il Governo che deve avere la collaborazione delle imprese e queste devono essere più innovative anche con l’appoggio del Governo».

Un passo in avanti dopo le polemiche nate sulla legge Finanziaria. Polemiche che hanno messo a dura prova le relazioni sociali e sindacali e che, secondo D’Amato, sono anche il frutto di un’impostazione che vede contrapposti gli interessi di imprese e famiglie e che relega la crescita solo a una questione di profitti e salari. «La creazione di ricchezza — si legge nella lettera — non è una funzione di carattere strettamente economica ma è una funzione sociale nel senso più lato del termine. Nel recente dibattito sulla legge Finanziaria, in tanti hanno cercato di stabilire un’artificiosa contrapposizione tra le esigenze delle famiglie e quelle delle imprese. Come se non fossero le famiglie, prima di tutto quelle con figli senza lavoro, a trarre benefici dalla crescita delle imprese».

E la crescita passa, secondo D’Amato, attraverso riforme strutturali ineludibili che puntino, prima di ogni cosa, a ridurre il divario Nord-Sud che è stato un altro passaggio del discorso di Ciampi agli italiani. L’elenco ricordato da D’Amato è già noto: oltre alle riforme istituzionali c’è il nodo del fisco, di un costo del lavoro troppo alto rispetto a salari troppo bassi, di un mercato del lavoro ancora rigido, di un sistema previdenziale e di Welfare che non funziona, di un ritardo nella ricerca e formazione e soprattutto c’è il problema della legalità, di una lotta al sommerso ancora infruttuosa.

Un elenco che, come ricorda il sottosegretario alle Finanze, Alfiero Grandi, dimentica cose già fatte: «Confindustria continua a non riconoscere i meriti del centro sinistra nel risanamento e nell’avviare solide politiche di sviluppo. Sul costo del lavoro sono stati fatti dai Governi di centro sinistra interventi per ridurre gli oneri contributivi impropri sul lavoro. Come è poco comprensibile che venga ignorato il ruolo degli incentivi per creare nuova occupazione».

Resta un nervo scoperto, invece, quello delle relazioni tra Confindustria e sindacati. Il passaggio della lettera in cui si parla espressamente di «dare al dialogo sociale una nuova impostazione» e s’invitano le organizzazioni sindacali «al rispetto dello spirito dell’accordo del 23 luglio», ha trovato più ostilità che aperture. «Non basta una lettera a cambiare un clima che — ha ribattuto Guglielmo Epifani, numero due della Cgil — è andato peggiorando dal momento dell’elezione di D’Amato fino alle recenti polemiche su Finanziaria e Tfr. I toni sembrano più distesi ma potrebbe essere solo tattica, vedremo se i fatti confermeranno i toni cambiati di D’Amato».

Del resto, i banchi di prova sono dietro l’angolo: c’è la vertenza dei meccanici che a fine mese entrerà nel vivo, ci potrà essere la riforma delle pensioni e del Tfr visto che il sottosegretario Micheli convocherà le parti a gennaio (vedi articolo pag.8) ma anche le trattative su tempo determinato, part-time e arbitrato. «Su questi tre fronti — ha detto Epifani — le trattative sono peggiorate proprio per l’irrigidimento di Confindustria. Per quanto riguarda poi l’acccordo di luglio mi pare che da parte nostra sia sempre stato rispettato».

È pessimista, invece, il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, sui prossimi rinnovi contrattuali, meccanici in testa: «Sono le imprese che devono mostrare coerenza con gli accordi di luglio visto che i sindacati si sono sempre comportati in maniera corretta. Vedremo se alle parole di D’Amato seguiranno i fatti da parte delle associazioni di categoria degli industriali». La Cisl, invece, chiede maggiore chiarezza sull’esigenza di dare nuova impostazione al dialogo sociale. «Velate allusioni e generici richiami — ha replicato il leader della Cisl, Savino Pezzotta — non aiutano a risolvere nè il nodo della competitività nè le vertenze contrattuali. Se si vuole parlare di assetti contrattuali siamo disponibili e, del resto, la nostra impostazione è nota: dare maggiore spazio al secondo livello rispetto a quello nazionale».

Lina Palmerini