Una Coin tutta nuova cerca il rilancio

15/09/2003





MODA & DESIGN
lunedi 15 Settembre 2003
pag. 28

Risolti i contenziosi tra fratelli, riorganizzato nella gestione il gruppo si prepara alle nuove sfide

Una Coin tutta nuova cerca il rilancio



Dopo un periodo problematico Coin tenta il rilancio. In febbraio i fratelli Vittorio e Piergiorgio hanno chiuso le questioni giudiziarie per il controllo della società con contestuale cambio di management. Sono stati venduti gli immobili che ospitavano i grandi magazzini a Genova, Milano, Firenze e Brescia stipulando contratti d’affitto quindicennali, ceduti i marchi Bimbus (a Brummel Spa per 3,7 milioni di euro) e Kid’s Planet (convertito in Oviesse), separate di nuovo le gestioni di Coin e Oviesse (unitesi in occasione della quotazione in borsa del 1999). Il gruppo veneto si dice ora pronto a riaffrontare i mercati e a riproporsi in Italia con nuovi negozi dal look rinnovato e una filiera riorganizzata e più rapida. Entro il 15 settembre la società dovrebbe presentare il piano di ristrutturazione, contestuale all’avvio di un aumento di capitale. La grande spina nel fianco resta la Germania, dove l’operazione di acquisto (2000) della catena Kaufhalle che prevedeva la riconversione in magazzini Oviesse, così come in Italia è stato per La Standa, si è rivelata un bagno di sangue.
Oggi Coin punta soprattutto sul mercato interno. Tra le principali novità c’è il nuovo spazio di 3000 metri che a fine mese verrà inaugurato a Milano in Piazza Cantore, frutto della ristrutturazione del precedente negozio: «L’apertura ha un significato molto particolare – spiega il direttore generale Carlo Gianuzzi – ci presenteremo al pubblico con una nuova veste. Coin sta cambiando drasticamente e il risultato è il nuovo format. La ristrutturazione comprende spazi completamente aperti e strutture leggere. Un altro mondo dove sarà possibile trovare qualsiasi cosa. Tutto ciò che è esposto è in vendita, dal mobile al fasciatoio al peluche per bambino…» . Le altre novità? «Puntiamo sull’apertura di punti vendita diretti in centri commerciali di livello medioalto, dove abbiamo notato che Coin può avere grande forza» . Attualmente i negozi sono 72, dei quali 38 di proprietà e i rimanenti in franchising con dimensioni inferiori: «Per questi ultimi puntiamo molto su format specialistici, come Coin casa. Siamo in grado di proporre ai nostri affiliati un business molto interessante» . Obiettivo finale, spiega Carlo Gianuzzi è di «Proporre un prodotto di qualità medio alta ad un prezzo medio basso, cosa che oggi sul mercato non c’è. I vari Oviesse, Zara, Mango, offrono abbigliamento carino ma di bassa qualità, sia a livello di materiali che di manifattura» . Tra le novità c’è anche la nascita di un ufficio stile interno e una gestione più rapida ed economica della filiera: «Andremo direttamente dal produttore al punto vendita, saltando tutti i passaggi intermedi e offrendo prezzi estremamente competitivi» . Ma in Italia funziona la formula del department store? «Da noi non esiste la grande distribuzione intesa come superficie di almeno 10.000mq, tranne la Rinascente Duomo. Il più grande dei nostri spazi è di 3000 mq. Non fa parte del nostro tessuto distributivo e della nostra cultura. Nonostante le numerosissime chiusure i canali indipendenti rappresentano ancora un 50% del mercato, dato che rispetto ai parametri europei è altissimo, è un valore tre volte superiore alla media» .
Tornando ai conti, dopo i segnali di ripresa registrati nel 2002, nei primi tre mesi dell’esercizio di quest’anno il fatturato è calato del 7,1% (3,7% in Italia e –16% in Germania), passando da 343 milioni di euro del 2002 a 319. Il risultato prima delle imposte è stato negativo per 23 milioni di euro contro i 26,7 del 2002: «pur in presenza di un calo nelle vendite – si legge nella relazione di bilancio – il gruppo ha migliorato la redditività grazie ai primi effetti della riduzione dei costi» . Riduzione che interessa fondamentalmente il mercato tedesco e la catena Kaufhalle: «In Germania – dichiara il management — Oviesse è sconosciuta, funziona solo nei grandi centri. Nei programmi c’era di sostituire i 3/4 dei negozi. Oggi stiamo tagliando, abbiamo chiuso gli uffici centrali e manterremo solo qualche negozio nelle top location» . Coin prevede di cedere, entro il 2004, 70 punti vendita sui 92 esistenti. Secondo una rilevazione di Abax Bank: «Il costo della cessione dei negozi è stimato in 1,5 milioni di euro per i primi 40 e in 1,2 milioni per i restanti punti vendita. Costi che comprendono la riduzione del personale, la svalutazione degli arredi e delle merci e il pagamento della differenza tra i contratti di affitto stipulati due anni fa a prezzi più elevati rispetto al mercato attuale. La cessione del primo pacchetto graverà sul bilancio del 2003 con 70 milioni di euro di oneri straordinari complessivi, che si ridurranno a 36 milioni nel 2004». Secondo gli analisti «Le iniziative in Germania rappresentano la parte più rilevante del piano di ristrutturazione che interesserà tutto il gruppo, anche se i benefici attesi dalla società sembrano un po’ ambiziosi».
Per quanto riguarda La Standa, dei 160 negozi rilevati, cento portano oggi l’insegna Oviesse, sinonimo di shopping medio basso, i restanti sono stati venduti ad altri gruppi, tra i quali Sma e Benetton. Buoni i risultati svizzeri, dove Coin ha preso in franchising da Migros la catena "Au bon Marchè" trasformandola in Oviesse.
(r.f.)