Una Cisl a Pezzotta

19/07/2002


19 luglio 2002



Una Cisl a Pezzotta
A Torino il segretario prova a rianimare un sindacato scosso dal patto col governo


EZIO VALLAROLO


TORINO
Patto per l’Italia, Dpef, crisi Fiat e unità sindacale. Questi i temi toccati nel proprio intervento dal segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta, intervenuto ieri mattina all’attivo dei delegati e dirigenti della Cisl piemontese. Un incontro dai toni duri, in cui se da un lato è prevalso in tanti interventi l’orgoglio di bandiera, il richiamo al metodo e alla cultura sindacale cislina, dall’altro era percepibile – nei militanti che hanno affollato la platea del Teatro Colosseo di Torino – una forte preoccupazione per le difficoltà che la rottura con la Cgil comporta nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro. Un richiamo alle ragioni della Cisl che Pezzotta ha sottolineato a gran voce, quasi a voler compattare e, allo stesso tempo, spronare la propria base. «Per l’unità sindacale non dobbiamo disperarci. Dopo questa fase difficile e tormentata ci sarà un momento in cui dovremo incontrarci di nuovo. Questo fa parte della storia del sindacalismo italiano. Occorre tenere aperta la mente alla ripresa dei rapporti unitari – ha spiegato il leader della Cisl – oggi sembra difficile dirlo, ma non possiamo fare a meno di dirlo. Ma per farlo bisognerebbe non scavare fossati, non mistificare la posizione degli altri e contenere le polemiche in un ambito democratico, di chi ritiene che le differenze siano solo differenze. Non siamo noi gli avversari: se qualcuno ci trasforma in tali, credo che poi sia difficile recuperare».

Un riferimento, quest’ultimo, alle polemiche scoppiate negli ultimi giorni tra la Cisl e Cgil piemontesi, legate al clima che si respirerebbe nelle fabbriche durante le assemblee e ai volantini prodotti per sostenere lo sciopero generale effettuato contro la firma del Patto per l’Italia. Accuse che Vincenzo Scudiere, segretario regionale della Cgil Piemonte, respinge: «Ho già scritto alla segreteria regionale della Cisl chiedendo di circostanziare le accuse effettuate. La nostra scelta, come sempre, è quella di rispettare tutte le opinioni. A noi, comunque, non risulta nessun clima complicato nei luoghi di lavoro. La Cgil, sostenuta dai lavoratori, ha però la libertà di criticare con durezza i termini dell’accordo con il governo. Per questo chiediamo alle altre organizzazioni sindacali di confrontarsi con i lavoratori, sottoponendo al voto il Patto sottoscritto».

«Io non ho avallato il Dpef». Così Savino Pezzotta ha poi risposto a chi, come Cofferati, lo aveva accusato di avere prima firmato l’accordo con il governo e poi di avere espresso critiche sul Documento di programmazione economico finanziaria, in particolare per quanto riguarda il tasso programmatico. «Noi abbiamo tenuto distinto – ha spiegato il segretario generale della Cisl – l’accordo del 5 luglio dal Dpef. Per quanto riguarda quest’ultimo il nostro giudizio è articolato: sono d’accordo dove recepisce i contenuti dell’intesa, mentre non condivido l’impostazione sulla sanità oppure sulla previdenza per quanto riguarda la decontribuzione». Tra le richieste fatte al governo, Pezzotta ha ricordato «le risorse per il rinnovo dei contratti pubblici e la necessità di rivedere al rialzo il tasso d’inflazione programmato all’1,4%».

Obbligato, da Torino, un giudizio sulla vertenza Fiat, giunta ad un momento cruciale. La trattativa sugli esuberi Fiat avviata al ministero del lavoro il 16 luglio, riprenderà martedì prossimo, 23 luglio. Al tavolo i sindacati dei metalmeccanici hanno mantenuto posizioni distanti. «Il Patto per l’Italia – ha ricordato Pezzotta – è stato firmato da 35 organizzazioni, non tutte politicamente uguali. Io credo che sulla vicenda Fiat più unità c’è, meglio è. La crisi dell’industria automobilistica ci preoccupa». Pronta la risposta della Fiom torinese, per bocca del segretario provinciale Giorgio Airaudo: «Se siamo d’accordo sul fatto che l’azienda prima debba ritirare le procedure di mobilità annunciate e subito dopo proporre un nuovo piano industriale, allora non ci sarà nessuna rottura». I «se», specie di questi tempi, vanno comunque sottolineati conforza.