Una «Cirio rossa» colpisce le Coop

11/02/2005

    venerdì 11 febbraio 2005

      SCANDALI.
      UN MECCANISMO SIMILE A QUELLO USATO DA CRAGNOTTI
      Una «Cirio rossa» colpisce le Coop
      Pagamenti pilotati per tappare i buchi
      Decapitati i vertici della Conad che hanno coperto gli imbrogli commessi in Puglia

      C’è già chi parla di una piccola «Cirio rossa». Paragone esagerato, ma l’inchiesta del Gico di Bari ha quasi decapitato i vertici della Conad, gioiello della grande distribuzione e pezzo di rilievo della Lega della Cooperative. Nulla che possa mettere in dubbio la solidità di questo colosso, uno dei pochi ancora a controllo italiano nel settore, che vale circa il 10% del mercato nazionale e ha un fatturato che sfiora i 7 miliardi di euro. Rimangono però le accuse, rimane il danno d’immagine e soprattutto l’arresto dell’amministratore delegato e vicepresidente, Camillo De Berardinis, e del direttore amministrativo e finanziario del Consorzio, Mauro Bosio. Conad ha precisato di non essere direttamente indagata, ma nelle carte dell’inchiesta c’è spazio anche per il presidente della società Mario Natale Mezzanotte, e del direttore commerciale e marketing, Franco Mambelli.

      Il vertice bolognese è rimasto invischiato nel crack da 100 milioni di euro di un’azienda prima cliente e poi controllata, la Cedi Puglia. La storia, secondo la ricostruzione dell’accusa, inizia nel 2001 quando il cda di Cedi Puglia, composto dagli arrestati Michele Di Bittetto, Gabriele Cozzoli, Pasquale Giancaspero e da Pasquale Ronco, conoscendo le difficoltà finanziarie della società, decide di "spartirsela" e così la Cedi concede forniture di beni straordinarie ai propri clienti (i principali dei quali sono riconducibili agli stessi componenti del Cda) senza chiedere né il pagamento né garanzie. In questo modo, rileva la Procura, Cedi Puglia vanta un credito irrecuperabile di oltre 72 milioni di euro. Non solo, si lancia in una serie di acquisizione di punti vendita che però finisce sotto la reale proprietà di società degli amministratori mentre la Cedi si limita a garantire i prestiti bancari per oltre 42 milioni di euro. Nel 2002 la gravità della situazione di Cedi Puglia diviene allarmante la stessa Conad (principale fornitore e creditore di Cedi). Per evitare i danni alla sua rete di affiliati Conad acquista per un miliardo di lire una quota di capitale e ottiene le deleghe di gestione per i suoi uomini: De Berardinis (presidente Cda Cedis, gruppo Cedi Puglia), Bosio e per l’imprenditore Onofrio Petruzzi (consigliere delegato Cedi Puglia). A quel punto De Berardinis e Bosio attuano un piano che porta di fatto allo svuotamento del patrimonio di Cedi Puglia per pagare proprio i creditori di area Conad. La società Cedis, indirettamente controllata da Cedi Puglia, vende alla Leasinvest spa (società nazionale di leasing controllata dalla Conad), tre importanti punti vendita del Salento ad un prezzo di 15,5 milioni di euro, che riottiene la gestione dalla stessa Leasinvest. La somma ricavata dall’operazione, tramite una serie di giroconti societari approda alla Cedi per fare pagamentipreferenziali nei confronti della stessa Conad e ad alcuni «soggetti economici di rilevanza nazionale» espressamente indicati.

      Quindi l’intervento della Conad nazionale (che ha una struttura decentrata che parte dagli esercenti locali e lascia al vertice di Bologna i servizi commerciali e di marketing), si configura come un salvataggio "finto". Una manovra che però ha dato il colpo di grazia alla Cedi, fallita nel maggio 2004, facendo perdere il lavoro ai 1600 dipendenti.
      Questi pagamenti "pilotati" costituiscono il reato di «bancarotta preferenziale» lo stesso meccanismo che i giudici dell’inchiesta Cirio sospettano sia stato utilizzato dalle banche creditrici di Cragnotti: in quel caso i bond emessi da Cirio negli ultimi anni di attività – e finiti in default – sarebbero serviti a pagare i debiti alle banche che già sapevano del dissesto finanziario irreversibile a cui stava per andare incontro la società. Quindi, se gli imprenditori pugliesi coinvolti sono accusati in pratica di aver depredato Cedi, per i manager Conad, nel caso le accuse fossero confermate, la violazione della legge sarebbe avvenuta non per interesse personale, ma per fare quello del consorzio. Un "sacrificio" che per ora è valsa una pronta presa di posizione della Legacoop in cui «si conferma la propria stima e fiducia nei confronti degli amministratori indagati, che in questi anni hanno saputo assicurare un forte sviluppo del Consorzio, facendone uno dei protagonisti della moderna distribuzione commerciale ed avviandone un processo di espansione anche in aree del Mezzogiorno dove più forte è la necessità di una razionalizzazione della rete commerciale, a vantaggio dei consumatori e dei produttori locali». Ora la magistratura, auspica Legacoop, «proceda rapidamente ad un definitivo accertamento dei fatti, in modo da ripristinare le condizioni di serenità necessarie ad un pieno ed efficace svolgimento delle attività imprenditoriali da parte del Consorzio Conad».