Una certezza: famiglie più povere

29/04/2004

        giovedì 29 aprile 2004
        Una certezza: famiglie più povere
        Indagine Eurispes: un terzo non sa come fare la spesa e pagare le bollette
        Marco Tedeschi
        TORINO Le famiglie italiane sono sempre più in difficoltà. Già lo si sapeva, ma ieri è arrivata un’altra conferma: un’indagine realizzata da Eurispes per Donne europee-Federcasalinghe, rivela che più di quindici milioni di italiani sono a rischio povertà. Povertà assoluta, che non significa quindi rinuncia a qualche bene di consumo superfluo, ma, drammaticamente, impossibilità a pagarsi da mangiare, a pagarsi le bollette della luce e del gas o le cure mediche. In queste condizioni, nel 2002, si sarebbero trovate un terzo delle famiglie di un solo genitore (famiglie cioè di vedovi o di separati), un altro terzo delle coppie con tre o più figli, oltre il venti per cento delle famiglie con due figli.
        Il dossier di Eurispes, dal titolo «Le famiglie italiane tra crisi, bisogni e nuove tendenze demografiche», presentato ieri a Torino dal presidente Gian Maria Fara, ha cercato di indicare le ragioni di tanta sofferenza: soprattutto la caduta verticale della qualità dei servizi, ad esempio sanità e trasporti, lo smantellamento del welfare, la trasformazione del mercato del lavoro e l’impoverimento dei ceti medi che devono difendersi dal pericoloso avanzamento della proletarizzazione. La famiglia italiana è vittima di una precarietà che ha contaminato e condizionato ogni angolo della società, dal lavoro ai servizi, e vittime più degli uomini sono le donne soprattutto quando si vedono nella necessità di lavorare.
        Quella italiana, raccontata dall’Eurispes, è una famiglia invecchiata, che rinuncia ai figli, che vede di fronte a se un panorama di incertezze, in un paese che spende meno per la famiglia (0,9 per cento del prodotto interno lordo) tra quelli europei. Nella classifica lo precedono altri quindici paesi e tra questi, appena sopra, il Portogallo (1,2 per cento), l’Irlanda (1,9), la Grecia (2,1). La Svezia arriva al 3,5 per cento, la Danimarca al 3,8.
        Uno dei principali strumenti a sostegno della famiglia è di natura fiscale. Il sistema italiano prevede infatti diverse misure di detrazioni Irpef per familiari a carico, in relazione al reddito del contribuente e al numero dei figli. I familiari sono considerati a carico se il loro reddito complessivo è inferiore ai 2.850,41 euro. I sussidi monetari vengono giudicati del tutto inadeguati al mantenimento dei figli: l’arrivo del primo figlio comporta mediamente una diminuzione del reddito a disposizione tra il 18 e il 45 per cento ed una spesa aggiuntiva compresa tra i 500 e gli 800 euro mensili, variabili in relazione all’età e alla collocazione geografica.
        Mentre nelle regioni settentrionali la povertà interessa l’11,6 per cento delle famiglie con cinque o più componenti, nel Mezzogiorno, a parità di dimensione familiare, la percentuale sale vertiginosamente, raggiungendo il 32,4. Sul fronte del sostegno al costo dei figli e alle madri lavoratrici, il nostro Paese si caratterizza per una rilevante carenza dei servizi per la prima infanzia. È possibile osservare come i servizi privati coprano, a livello nazionale, oltre un quinto dell’ offerta complessiva: 604 asili su 3.008 sono infatti di tipo privato. In alcune regioni e province autonome, l’incidenza del privato sul complesso degli asili nido è particolarmente rilevante, come nella provincia autonoma di Bolzano (43,7 per cento), e in Veneto (52,2), Campania (52,9), e Calabria (45).
        Anche i bisogni e le abitudini stanno cambiando: le famiglie ed i consumatori vogliono ottimizzare le risorse a disposizione, spendere il più oculatamente possibile, privilegiando la qualità ed il risparmio quotidiano e rinviando negli anni le grandi spese.