«Una battuta pessima e antidemocratica»

03/06/2003




martedì 3 giugno 2003
«Una battuta pessima e antidemocratica»

I sindacati replicano sullo sciopero. Salvi: nessuno al mondo ha mai legato la recessione alla protesta
di 
Laura Matteucci


 Una «battuta di pessimo gusto», un «attacco inaudito», un’uscita «grottesca». Berlusconi riesce a superarsi ancora una volta, e di nuovo contro i suoi exploit si compattano l’opposizione e tutte le forze sindacali. Come dice il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani: «Ancora una volta il presidente del Consiglio non sa esimersi da una battuta di pessimo gusto e, al fondo, vagamente antidemocratica. Al dunque pare non aver capito quello che ha detto il governatore della Banca d’Italia sui problemi del Paese e sullo stato dell’economia. Lungo questa strada – conclude il leader della Cgil – non solo non si risolve nessun problema, ma il Paese è destinato a declinare più velocemente». Savino Pezzotta, leader della Cisl, ricorda che «gli scioperi non nascono mai per caso» e che «se il governo ripristinasse la politica di concertazione, se si facessero corrette e partecipate relazioni sindacali, se si rinnovassero tutti i contratti pubblici, ci sarebbe in Italia meno conflittualità, e si produrrebbe meglio».

Troppo articolato, evidentemente, il discorso di Fazio dell’altro giorno a governo e industriali sul declino dell’economia. Per il premier è tutto molto più semplice: al rilancio italiano serve produrre di più, consumare di più, e scioperare di meno.
Punto. «Spero non sia questo il risultato dell’analisi che Berlusconi fa della situazione del Paese – commenta infatti Pierluigi Bersani, responsabile economico Ds – Negli ultimi due anni si sono sommati il massimo di agitazione sindacale con il minimo di coordinamento degli obiettivi di politica economica. Ma la responsabilità è del direttore d’orchestra, non dei singoli musicisti». E Cesare Salvi (Ds) rincara la dose: «Assurdo. Nessuno aveva mai pensato, in Italia e in Europa, di collegare la recessione economica con gli scioperi». Ricordando anche che scioperare non significa esattamente marinare la scuola, ma «è un sacrificio costoso – come sottolinea anche Cesare Damiano, responsabile Lavoro per i Ds – e quando i lavoratori lo fanno è per difendere i loro diritti e le loro condizioni economiche, così com’è, giustamente, stabilito dalla Costituzione».

Ed è alla Costituzione che si rifà anche il padre dello Statuto dei lavoratori, Gino Giugni, reagendo alle dichiarazioni di Berlusconi che giudica «di estrema gravità». «Esiste una Costituzione – dice infatti – Mi pare che qualcuno se ne freghi, e io a maggior ragione ci tengo a sottolineare la sua importanza e l’importanza di sostenere la libertà di scioperare».
Lapidario il responsabile del Lavoro della Margherita, Tiziano Treu: «Grottesco», dice. «All’indomani della severa requisitoria di Fazio sulla gravità della situazione economica e dall’invito a dare risposte serie, credibili e strutturali, il premier preferisce abbandonarsi alle chiacchiere da bar – prosegue Treu – Siamo al paradosso: basti pensare all’aumento esponenziale delle ore di sciopero lo scorso anno, frutto di chi, come Berlusconi, ha preferito attizzare il conflitto sociale piuttosto che contribuire a creare quel clima di fiducia e coesione che ancora oggi Ciampi richiama». «Quanto alla produttività – dice ancora – Berlusconi pensi a quella del suo governo e dei suoi che in due anni si sono concentrati soltanto sugli interessi di pochi e non sulle priorità e le urgenze del Paese», conclude Treu.

Insorgono i Verdi, che con Alfonso Pecoraro Scanio accusano Berlusconi di scaricare «sui lavoratori l’inettitudine di Tremonti», e ipotizzano sia proprio lui, Berlusconi, a volere «una Costituzione di tipo sovietico, dove questi diritti non c’erano». Dura la replica anche da parte del Pdci: «L’altro giorno – dice il senatore Gianfranco Pagliarulo – ha definito la catastrofica politica economica di Tremonti come un insieme di “geniali invenzioni”. Poi invita a produrre di più e a scioperare di meno…Ma oggi si sciopera contro i disastri dell’economia, delle politiche industriali e del lavoro. La stagnazione dell’incremento del Pil nel 2002 è responsabilità dell’Ulivo e dei comunisti, oppure della politica economica del governo? Sbaglio, o persino Fazio, sostenitore della politica economica di questo governo, si è accorto (troppo tardi) del declino a cui Berlusconi ha condannato l’Italia?».

Il centrosinistra tutto, quindi, fa muro contro l’ultima uscita del premier, arrivata tra l’altro, come sottolineano in molti, proprio il giorno della festa della Repubblica. E con il centrosinistra Cgil, Cisl e Uil. Oltre ad Epifani, interviene anche il segretario confederale della Cgil, Giuseppe Casadio, sostenendo che si tratta di «un attacco inaudito e intollerabile a quello che è riconosciuto in tutto il mondo come uno dei diritti che qualifica l’assetto democratico e cioè il diritto di sciopero». Riprende Pezzotta: «Se tutti rispettassero gli accordi sottoscritti con il sindacato e si facesse più concertazione in tutti i settori – dice – si potrebbero prevenire i conflitti, evitando disagi ai cittadini e costruendo un modello di relazioni sindacali partecipative». Il leader della Uil, Luigi Angeletti, ricordando che «gli scioperi sono l’ultimo strumento», si augura che «Berlusconi, in proposito, abbia voluto esprimere solo un auspicio da imprenditore».