Una battaglia europea per i diritti del lavoro

06/06/2002



              06.06.2002
              Una battaglia europea per i diritti del lavoro

              Cofferati: Rutelli non se la può cavare con gli appelli, dica se difende l’articolo 18 o no
              di 
              Sergio Sergi


               DAL CORRISPONDENTE
              BRUXELLES

              La Cgil è contro il dialogo? «Non direi. La Cgil è contro la linea del governo. Mi pare che ci sia una bella differenza…». Sergio Cofferati, in “missione europea”, non si scompone quando gli viene chiesto di spiegare il rifiuto a partecipare al confronto sulle proposte di riforma del mercato del lavoro.
              Il leader della Cgil aveva da tempo programmato una visita a Bruxelles e ha scelto di arrivarci quando volge al termine il suo incarico nel sindacato. Partecipa alla riunione del direttivo della Ces, la Confederazione sindacale europea diretta da Emilio Gabaglio, saluta il segretario del sindacato chimici belga che va in pensione, si lascia volentieri sottoporre, in serata, ad un fuoco di fila di domande dei corrispondenti dei giornali italiani davanti ad un foltissima platea nel “Théatre Saint Michel” su invito della Federazione Ds, del “Comitato Ulivo”, delle Acli, dell’Anpi, dell’Inca-Belgio e del circolo “Palombella”. Cofferati conferma le ragioni di una scelta: «Se toccheranno l’articolo 18, se lo modificheranno, sarà un altro sciopero generale. La Cgil non ha cambiato idea».
              Ma, oggi, in più, c’è l’incomprensione con una parte del centrosinistra. C’è il problema dell’Ulivo, di Rutelli che invita all’unità i sindacati. Cofferati è durissimo: «Troppo comodo, gli appelli all’unità sindacale, che è certo una cosa importante, sono fuori luogo oggi che si è consumata la rottura, l’onorevole Rutelli non può saltare a piè pari il merito dei problemi». Rutelli, Letta, la Margherita «si mettano d’accordo: se considerano l’art.18 e la sua difesa una scelta importante delle loro politiche sociali, devono prendere atto che l’accordo separato lede la norma attuale». Aggiunge: «Rutelli non si è accorto che l’accordo separato riduce a carta straccia quel codice di valori, lo Statuto dei nuovi lavori, che l’Ulivo aveva preparato e che prevedeva il mantenimento dell’art.18».
              Argomenta ancora Cofferati: «Quello indetto dalla Cgil è uno sciopero contro il contenuto di due deleghe governative». E riassume: «La delega sulla previdenza il governo non intende nemmeno discuterla. Si tratta di un’iniziativa che va incontro alle richieste della Confindustria di D’Amato e delle imprese che pagheranno minori contributi: un vantaggio per gli industriali e un gravissimo danno per i lavoratori. L’altra delega è quella sulla riforma del’articolo 18, un tentativo che intacca il diritto fondamentale delle persone».
              Dunque, la Cgil resta fedele alla propria posizione e non intende cambiarla soprattutto se, come ha confermato lo stesso presidente del Consiglio, il governo ha la precisa intenzione di intervenire sullo Statuto dei lavoratori. Con orgoglio, Cofferati vanta la «coerenza» della Cgil: «Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto, insieme a milioni di lavoratori, di scioperare per costringere il governo Berlusconi a cambiare la legge delega sulle pensione e a togliere qualsiasi riferimento all’articolo 18 e all’arbitrato». Ecco dove sta la coerenza. Domanda: la posizione della Cgil potrebbe apparire forzata, preconcetta e destinata a confinarla in un angolo.
              Si sente isolata la Cgil? «La Cgil non è isolata perchè ha il consenso di tantissime persone. Anzi, è proprio per questo motivo che ha deciso di promuovere nuove iniziative di lotta per le prossime settimane. Se il governo andrà verso un’iniziativa legislativa, la Cgil è pronta a convocare lo sciopero generale». Non si tratta, perciò, di ricercare lo scontro per lo scontro. Non è nella storia e nella tradizione della Cgil. La vertenza si fonda sul rispetto dei diritti, sull’attacco che è stato sferrato ai diritti di tutti i lavoratori. Un attacco che è rafforzato, aggiunge Cofferati, da un vento diverso che spira nell’Unione europea. «Basta riflettere – dice il segretario Cgil – su quanto accade in Spagna, nel paese che detiene la presidenza di turno. I sindacati iberici, tutti i sindacati, hanno proclamato uno sciopero generale per il 20 giugno, alla vigilia del summit europeo di Siviglia. E sapete perchè? Per contrastare le proposte di Aznar che, in un paese dove non esiste una norma come l’art 18 italiano che prevede il reintegro in assenza di giusta causa, vuole addirittura abbassare la quota del risarcimento in caso di licenziamento. Capito qual è la strada che si vuole imboccare in Europa»?
              Dalla capitale dell’Unione, il segretario della Cgil denuncia la «sospetta» politica europeista del presidente del Consiglio. Quando Berlusconi va dicendo che le «riforme ce le chiede l’Unione» e che il governo italiano intende seguire «la politica stabilita a Lisbona» ci arriva con un ritardo che fa insospettire.
              Berlusconi scopre le scelte di Lisbona a favore della società del sapere ma il suo governo «non ha voluto discutere di scuola, vuole tagliare i soldi per l’istruzione pubblica e non assegna alcuna risorsa alla formazione lungo l’arco di tutta la vita. Il fatto è che il capo del governo indica Lisbona ma pensa ad altro. Pensa, probabilmente, al summit di Barcellona, più recente, dove le indicazioni di Lisbona sono state modificate».
              Ieri, ironizza Cofferati, «il presidente del Consiglio ha polemizzato direttamente con me sull’articolo 18, probabilmente per nascondere il giudizio che il commissario europeo Solbes ha dato dei conti italiani. Questo è un bel impedimento…».