Un Vespa in stile vigile urbano – di G.Barlozzetti

07/05/2003

ItaliaOggi (Media e Pubblicità)
Numero
107, pag. 21 del 7/5/2003
di Guido Barlozzetti


Notizie dalla tv.

Un Vespa in stile vigile urbano

Invece di accompagnare le baruffe tra Clark Gable e Vivien Leigh, che poi sarebbero Rhett Butler e Rossella O’Hara, le note di Via col vento tornano a risuonare su Silvio Berlusconi e sulla sua ultima, dirompente, mossa. Stavolta il presidente del consiglio non viene a esporre il programma agli italiani, ma si offre come in un teatro anatomico nella sua esibizione davanti al tribunale di Milano. È costruita così la puntata di Porta a Porta dedicata ad analizzare l’orazione spontanea del presidente del consiglio: Vespa seleziona alcuni momenti topici della dichiarazione e poi li affida ai commenti dell’agguerrita pattuglia di rappresentanti degli schieramenti politici. Tutta gente diplomata nel mestiere di partecipante all’info-talk-show, competenza tipicamente televisiva, ormai indispensabile nel bagaglio di qualunque onorevole, costretto ormai a confrontarsi e possibilmente a vincere nel mercato dell’immagine O, altrimenti condannato alla sparizione e al silenzio.

Vespa li conosce bene. In qualche modo li ha anche creati, se è vero che ormai la fantasmatica esistenza televisiva conta più di quella reale e che una performance azzeccata davanti alle telecamere conta molto di più di una concione davanti alle camere. Ed ecco, così, l’imperturbabile Gavino Angius e il puntiglioso, a volte pedagogico, Fausto Bertinotti. E, poi, il sulfureo Ignazio La Russa e il misurato Follini. Si conoscono perfettamente, come dei vecchi boxeur che continuano a salire sullo stesso ring. Ognuno interpreta il suo copione, chi con smaliziato candore, chi con candida malizia. Vespa accende con abilità micce mai troppo esplosive e poi lascia che si affrontino. Fa l’arbitro, l’orologiaio e il vigile urbano. Interviene solo per arginare qualche tentativo di battibecco, che non si registra tanto tra la maggioranza e l’opposizione, quanto tra i due campioni della sinistra, pronti ad azzuffarsi specie quando dal piano berlusconiano Vespa dirige sull’articolo 18. Difficile, in ogni caso, che ci siano sorprese su quello che il cast della serata va a dire su Silvio. E, infatti, non ci sono.

Almeno per questa puntata non restano detti memorabili da mettere in archivio, a parte la prestazione di un capitano di lungo corso della politica e della televisione. Il Divo Giulio (Andreotti), che ormai ha raggiunto l’essenzialità dei grandi protagonisti della commedia all’italiana, un sublimato accorto e disarmante di Sordi e Gassman e Manfredi e Mastroianni. Forse è proprio questo un limite della talk-tv: ormai ha talmente specializzato e affinato la sua compagnia di giro che il pubblico determinato a resistere fin oltre la mezzanotte sa già tutto in anticipo. Vede una faccia e non fa nessuno sforzo a immaginare i discorsi. Nessun cortocircuito, nessuna scossa, nessun fremito. Restano le parole di Berlusconi nel tribunale.