Un turismo con troppi malanni

29/09/2005
    mercoledì 28 settembre 2005

      Pagina 16/Turismo

        Impietosa analisi del XIV Rapporto sul settore, che cala del 4%. Crolla l’agriturismo: -11%.

        Un turismo con troppi malanni

        Crisi, scarsi servizi, poca innovazione, trasporti inefficienti

          di Luca Simeoni

            Due valori su tutti: -11% delle presenze negli agriturismi e -5,5% nel balneare. Il segmento più promettente (fino a pochi anni fa) e quello più forte fanno scattare una sentenza senza appello: il turismo italiano è in piena crisi, e soprattutto ad alto rischio di competitività sui mercati internazionali. È quanto emerge dal XIV Rapporto sul turismo italiano, presentato ieri a Roma e realizzato, come in passato, dalla società di ricerche Mercury con il coordinamento di Emilio Becheri e la direzione scientifica di Piero Barucci. Sono 900 pagine di dati, analisi e approfondimenti, che spaziano a 360 gradi nel settore maldestramente sottovalutato da istituzioni e politici d’ogni colore.

            Di particolare interesse il check-up effettuato sul turismo organizzato, sulla promozione turistica e lo stimolante focus sui mercati emergenti di Cina e India. L’attualità è stata poi affidata a una ricerca Doxa-Mercury sull’andamento della stagione estiva appena conclusa, che ha catalizzato l’attenzione dei partecipanti alla presentazione.

              La stima dell’estate 2005, dalla rilevazione effettuata presso le strutture ricettive, segnala infatti un calo significativo delle presenze di circa il 4%, con effetti diversi sui vari turismi. In particolare diminuisce il turismo balneare tradizionale (-5,5%), crollano dell’11% le presenze negli agriturismi e aumentano le presenze nelle città d’arte (+3,2%). Sostanzialmente stabile, invece, l’andamento dei comparti affari (-0,5%) e termale (+1,0%).

                Una diminuzione più sensibile si registra nel Centro-Nord Italia (più accentuata per gli stranieri che per gli italiani), dove le strutture alberghiere di categoria più alta e i campeggi tengono meglio rispetto ad agriturismi e case in affitto.

                  Il rapporto è di estrema attualità, grazie anche agli ampi spazi dedicati ai fenomeni di oggi e di domani come il consolidamento di internet quale strumento di distribuzione di prodotti e servizi turistici, l’exploit delle low cost quale motore di decolli turistici anche decentrati e valorizzazione di centri e destinazioni minori e infine le parti dedicate alla misurazione delle potenzialità e della turisticità delle destinazioni, l’evoluzione dei trasporti e della comunicazione e l’omogeneizzazione delle rilevazioni statistiche.

                    La rilevazione più preoccupante, enfatizzata in più passaggi del rapporto, riguarda però la competitività: l’Italia sta perdendo progressivamente quote di mercato rispetto alla Spagna e ad altri minori competitor mediterranei. Così come perdono share Europa e Mediterraneo a vantaggio di Asia e Caraibi.

                      L’Europa, in generale, si dimostra un’area che stenta a tenere i ritmi di crescita mondiali, dove paesi di grandi dimensioni e in forte espansione economica muovono flussi crescenti in entrata e in uscita. È il caso di India e Cina. Per quest’ultima, in particolare, si è molto discusso del ´sorpasso’ sull’Italia, che in realtà non ha sorpreso gli addetti ai lavori, considerata la dimensione del paese e le azioni promozionali intraprese. Piuttosto sarà necessario attirare parte di questo movimento con un prodotto adeguato che a oggi non sembra essere presente.

                        Ciò che impone una immediata reazione operativa è, secondo i curatori del rapporto, Becheri e Barucci, ´non tanto la posizione in classifica dell’Italia, ma la difficoltà incontrata nel nostro paese da alcuni prodotti tradizionali, come quello balneare, considerati fino a pochi anni fa innovativi e capaci di dare nuovo impulso e oggi incapaci di trovare una forte connotazione.

                        Se questi elementi hanno influenzato il mercato internazionale e il flusso degli stranieri verso l’Italia, il movimento interno è stato invece condizionato dalla necessità di contenere i costi.

                          Le domande lasciate aperte dal rapporto sono tante: è un problema congiunturale o strutturale? Quali sono i punti nodali della crisi? Il problema riguarda tutto il mercato o solo alcuni turismi? È una crisi nazionale o sovrannazionale? Dipende dall’avvento di nuovi mercati o dai diversi comportamenti del ´consumatore turistico’? Come cambia, infine, la ´cultura della vacanza’ in Italia? Il mercato del turismo presenta ormai varie sfaccettature: quello montano, per esempio, si differenzia sempre più nella struttura dei servizi tra estivo e invernale. Quest’ultimo, a sua volta, ha visto svilupparsi nuove pratiche come lo snow board o il telemark, per le quali vengono approntati specifici impianti. Anche il prodotto balneare, che mostra segni di debolezza a livello generale, contemporaneamente contiene al suo interno punte di eccellenza in comparti come nautica da diporto o subacquea. I prodotti, dunque, si differenziano sempre più e gli esempi mostrano come sia difficile una visione di sintesi e come nella generalizzazione si perda di vista la realtà.

                            Di fronte a rappresentanti di governo e dell’Enit, i coordinatori del rapporto hanno insistito su un passaggio cruciale per il rilancio dell’Italia turistica, che è poi un must anche per la stessa destinazione Europa, ovvero ´un radicale ripensamento della struttura organizzativa e di coordinamento a livello nazionale ed europeo, centralizzando alcune delle materie attualmente di competenza regionale. Questo per ottenere strategie unitarie, visibilità sul mercato e minore dispersione di risorse. Inoltre, per conoscere meglio il mercato è necessario uniformare i sistemi di rilevazione statistica’. (riproduzione riservata)