Un Trust per gli alberghi di lusso

02/07/2003



        Mercoledí 02 Luglio 2003


        Un Trust per gli alberghi di lusso

        Affari di famiglia – Leading Hotels parte con una dotazione di 150 milioni €


        MILANO – Arriva Leading Trust, il fondo d’investimento per gli alberghi di lusso a proprietà familiare. Un’iniziativa tagliata su misura per il mercato italiano, ma che nasce negli Stati Uniti, anche se si prevede che proprio nel nostro Paese troverà ampi spazi di sviluppo.
        L’idea nasce da The Leading Hotels of the World, l’organizzazione alla quale aderiscono circa 400 alberghi di lusso nel mondo. In Italia, solo per fare qualche nome, ci sono il Cipriani di Venezia e il Quisisana di Capri, l’Hassler di Roma, lo Splendido di Portofino e il Vesuvio di Napoli.
        Alcuni appartengono a grandi catene internazionali, altri invece (molti) sono hotel indipendenti, a proprietà familiare. «Vogliamo proteggerli per proteggere la nostra attività», spiega il presidente Paul McManus, a Milano anche per "festeggiare" il Principe di Savoia, che dopo la cessione da Starwood a Dorchester è passato sotto le insegne di Leading Hotels. «Abbiamo pensato a tutte quelle famiglie che per vari motivi non possono o non vogliono far fronte agli ingenti investimenti necessari negli alberghi a cinque stelle – continua McManus – a volte può essere una mancanza di capitali dovuta al fatto che l’attività è "underperforming", a volte ci sono motivi generazionali, i figli non vogliono più investire nel business di famiglia. A tutti vogliamo offrire le possibilità finanziarie di una grande catena».
        Il Leading Trust metterà a disposizione l’accesso a capitali freschi acquistando quote del capitale, di minoranza o di maggioranza, ma anche con normali operazioni di finanziamento. «In ogni caso non prenderemo mai la gestione – specifica il presidente di Leading Hotels – la nostra mission non cambia». Il fondo "open end" – destinato almeno in un primo momento ad operare solo in Europa – diverrà operativo a partire dall’ultimo trimestre di quest’anno, con una dotazione iniziale di 150 milioni di euro, per poi salire progressivamente fino a 300-400 milioni. Capitali privati, investitori istituzionali come i fondi pensione, istituzioni finanziarie («Abbiamo già l’impegno di Goldman Sachs»), e tra questi probabilmente anche delle società italiane, che non a caso hanno già avuto degli incontri con McManus: saranno loro a mettere in campo le risorse, che verranno poi gestite da una joint venture tra la stessa Leading Hotels (al 60%) e la Trinity Hotel Investors (40%), istituzione finanziaria newyorchese specializzata nel settore.
        Il fondo permetterà anche di acquistare delle strutture che oggi non fanno parte della Leading Hotels. Entro quest’anno sono previste le prime quattro operazioni, destinate a diventare 16-20 nell’arco del primo biennio di attività. «Prima di varare questo progetto abbiamo pensato molto alla Ciga, che una volta era affiliata a Leading; teoricamente se avessimo avuto uno strumento del genere avremmo potuto farci avanti noi per comprare, a quell’epoca – spiega ancora McManus con un certo rammarico – l’Italia è sicuramente il Paese nel quale la struttura del mercato meglio si adatta a questo tipo di interventi, in Europa credo che solo la Svizzera sia in una situazione simile, ma qui le possibilità di sviluppo sono molto maggiori, basti pensare a tutto il Sud, dove per vari motivi il singolo imprenditore-albergatore non può decollare da solo».
        MARTINO CAVALLI