Un solo modello per valutare il “nero”

20/01/2011

La riforma fiscale. Le proposte del tavolo sull’economia sommersa Un solo modello per valutare il «nero» IL GIUDIZIO Per gli studi di settore arriva la «promozione»: hanno influito positivamente sul recupero di imponibile Congruità in aumento .mas Un modello unico, matematico, « e c onometric o » per misurare il reale valore dell’evasione. E sull’efficacia degli studi di settore l’amministrazione finanziaria non sembra aver alcun dubbio. È quanto emerso nel corso dei lavori del tavolo del-lariforma fiscale sull’osservazione dell’economia sommersa- coordinato dal Presidente del-l’Istat Enrico Giovannini – tornato a riunirsi per la seconda volta ieri a Roma. Oltre al confronto tra favorevoli e contrari agli studi di settore dal tavolo di lavoro è emersa la convinzione di giungere all’istituzione di un comitato tecnico di studio dell’evasione, in grado di valutarne l’esattaportata rispetto alla quale, a tutt’oggi, vi sarebbero solo cifre indicative (circa ioo miliardi di euro, afronte di una stima di 230 miliardi di base imponibile sommersa). Di qui l’esigenza di istituire un modello di stima dell’evasione fondato su uno schema statistico-matematico. Proposte, queste, accolte con favore dalle parti sociali che partecipano ai lavori Dalle Pmi è, infatti, emersa l’esigenza di prevedereunavalutazione disaggregata della cosiddetta economia non osservata per comparti e tipologia di contribuenti. Non solo. Da Rete imprese Italia è stato suggerito anche di adottare una classificazione già in uso al fisco: grandi contribuenti, imprese di medie dimensioni, imprese di piccole dimensioni, lavoratori autonomi e persone fisiche.

Sul fronte studi di settore le analisi sembrano mostrare anche per il 2009 un nuovo rialzo della congruità iniziale rispetto all’anno d’imposta 2008. E questo anche grazie all’efficacia dei correttivi anti-crisi che sono riusciti a intercettare le difficoltà economiche dei settoriproduttivi All’ordine del giorno di ieri c’erano, tra le altre cose, le critiche cui era giunta la cosiddetta "commissione Rey" voluta dall’allora vice ministro alle Finanze, Vincenzo Visco. Nel mirino erano finite le basi statistiche su cui poggiano gli studi. Basi che secondo la stessa amministrazione, pur risentendo del contesto socio economico in cui furono poste, ovvero quello della "minimum tax", hanno dimostrato nel tempo la capacità di fare emergere economia sommersa, anche in termini di compliance. Esattamente il ruolo cui dovrebbero essere sempre destinati gli studi, almeno secondo i sin-dacatiE stato poi sottolineato come sia importante prevedere un soggetto anche terzo all’Agenzia che possa valutare l’efficacia nel tempo degli strumenti adottati per contrastare sommerso ed evasione. L’esame difattibilità di questo schema di calcolo sarà l’oggetto del prossimo incontro del tavolo tecnico in calendario per la prima metà di febbraio.