«Un solo livello di contratto per imprese più competitive»

25/02/2002








(Del 24/2/2002 Sezione: Economia Pag. 6)
L�IDEA ESPOSTA DAL PROFESSOR BIAGI AL CONVEGNO DI TORINO
�Un solo livello di contratto per imprese pi� competitive�
La proposta trova molti consensi tra gli industriali ma anche riserve D�Amato la approva, per� evita di farla sua per scongiurare altri scontri

TORINO

UN contratto nazionale alternativo a quello aziendale o territoriale; la possibilit� che lavoratore e azienda �deroghino� a quanto stabilito dalla contrattazione collettiva con intese individuali. La proposta formulata dal professor Marco Biagi davanti alla platea di industriali e sindacalisti poteva (ma cos� non � stato) essere fatta propria formalmente da Confindustria. O almeno, questa era l�intenzione del direttore generale Stefano Parisi. Condivisa anche dal Presidente Antonio D�Amato, che avrebbe poi dovuto – cos� aveva annunciato dalle colonne del �Foglio� – rilanciarla nell�intervento conclusivo dell�assise torinese. Alla fine, D�Amato ha preferito concentrarsi sui temi di attualit�, dal dialogo sociale all�articolo 18. Una scelta di opportunit�, ma in realt� per D�Amato � stata una scelta obbligata: tra gli industriali contatti nei giorni scorsi dal vertice di Confindustria la proposta di Biagi ha sollevato contemporaneamente grandi entusiasmi e altrettanto grandi perplessit�. Un piccolo �giallo�, cui se ne aggiunge un altro: ieri, illustrando la sua proposta, il professor Biagi ha pi� volte fatto intendere che i suggerimenti per la riforma contrattuale erano contenute in un Rapporto elaborato da un gruppo di studiosi europei di chiara fama e orientamenti diversi. La lettura del testo del Rapporto – assai pi� di ampio respiro – dimostra che cos� non �. Poco conta. L�autorevolezza del proponente – Marco Biagi, gi� consulente del ministro ulivista Tiziano Treu, tra gli estensori del �Libro Bianco� del ministro Roberto Maroni, ma anche personalit� di rilievo del �pensatoio� di Confindustria – fa s� che le sue idee rispecchino progetti che stanno prendendo vita nell�Esecutivo e nel mondo imprenditoriale. Prova evidente del �collateralismo� governo-Confindustria, sostiene il leader Cgil Sergio Cofferati, che mostra come pagine intere del �Manifesto per la competitivit� lanciato a Parma da D�Amato siano state copiate di sana pianta nel �Libro Bianco�. Nega recisamente Roberto Maroni, difendendo Biagi: �Andiamo a vedere – dice – quali persone del sindacato sono collaterali ai partiti politici�.
Ma vediamo, in sintesi, come �vede� Biagi il futuro del sistema contrattuale. L�analisi prende il via dalla constatazione che le relazioni industriali italiane si sono sviluppate nel corso del tempo per regolare un mercato nazionale: dunque, oggi �sono palesemente inadatte a svolgere una funzione in un contesto in cui il mercato � ormai divenuto continentale e globale�. E in quadro di �europeizzazione delle relazioni industriali�, anche se resta pi� che mai centrale il meccanismo della contrattazione collettiva per comporre il conflitto, la strada da seguire � quella di una �vigorosa spinta verso il decentramento degli assetti della contrattazione collettiva�. Una spinta gi� in atto, ma che nei prossimi anni diventer� ancora pi� sostenuta.
Su che base va rivista (e �profondamente�) la struttura della contrattazione collettiva, se si vuole consentire alle aziende italiane di competere senza penalizzazioni con i competitori dell�America del Nord e dell�Asia, dove il sindacato in pratica non esiste e c�� un solo livello contrattuale? Il principio base, osserva Biagi, dev�essere quello della sussidiariet�. �Ogni imprenditore cio� dovrebbe poter trattare al livello considerato pi� opportuno ed adeguato tenuto conto dell’oggetto del negoziato stesso�. Il sistema italiano, cos� come fissato negli accordi del 1993 e del 1998, prevede due livelli contrattuali: Biagi propone invece uno schema basato su un unico livello di contrattazione, a scelta delle parti sindacali e datoriali, �ispirato a una logica di alternativit� tra contrattazioni di primo e di secondo livello�. Anche perch�, spiega il professore, �la struttura della contrattazione collettiva non pu� essere imposta all’impresa, ma deve essere da questa liberamente condivisa�. In pratica, da azienda ad azienda, o il solo contratto nazionale, oppure un solo contratto territoriale e aziendale. Pi� in generale, �all�impresa dovrebbe essere consentito di disapplicare il contratto collettivo di primo livello ove raggiunga un accordo che disciplini tutte le materie regolate nella sede geograficamente sovraordinata�. E infine, spazio alla contrattazione individuale: i lavoratori potranno scegliere di accettare delle deroghe a quanto fissato dal contratto (ad esempio, flessibilit� nell�orario) in cambio di premi economici o altro.

r. gi.