Un siluro contro il dialogo tra Confindustria e Cgil

25/10/2004

              domenica 24 ottobre 2004

              IL RETROSCENA

              Un siluro contro il dialogo tra Confindustria e Cgil
              E Montezemolo rilancia sulla concertazione: la priorità è la stabilità contrattuale

                DAL NOSTRO INVIATO
                Enrico Marro

                  MODENA – Un coup de théâtre nell’aula magna dell’Università di Modena, tanto cara al professor Marco Biagi. Una rivendicazione orgogliosa della fedeltà a una battaglia che è costata la vita a «un amico». C’è anche questo nella mossa del ministro del Lavoro, Roberto Maroni, che ieri ha promesso: sulla modifica dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, «non tornerò indietro». Attorno a lui si sono subito stretti gli amici storici del giuslavorista ucciso nel 2002 dalle Brigate rosse, da Maurizio Sacconi a Giuliano Cazzola. Una promessa di non tradire la memoria di Biagi comprensibile quella di Maroni, anche se tra le priorità del professore non c’era certo la deroga alle tutele sui licenziamenti. Ma al di là di questo il clima di oggi non è più quello dell’autunno 2001.

                    Non è più la stagione dove Confindustria e Cgil cercavano ogni pretesto per scontrarsi. I leader non si chiamano più Antonio D’Amato e Sergio Cofferati, ma Luca Cordero di Montezemolo e Guglielmo Epifani. E proprio Montezemolo, intervenendo prima del ministro, ha commemorato Biagi elogiandone lo sforzo di «far camminare insieme flessibilità del lavoro e tutele per il lavoratore» e ricordandolo come «uomo del dialogo». «La Confindustria che io guido – ha significativamente affermato – sa benissimo che oggi sono necessarie in egual misura competitività e solidarietà». E che «avere stabilità contrattuale è il primo passo per la motivazione dei nostri collaboratori». Che tutto questo abbia poco o nulla a che vedere con i licenziamenti è evidente.

                    E che il clima sia cambiato lo sanno pure gli amici di Biagi. Maroni sa anche che pezzi della stessa maggioranza, An e l’Udc in prima fila, avrebbero problemi a sostenerlo sulla richiesta di approvare il provvedimento sull’articolo 18 col voto di fiducia. Ma intanto un effetto immediato la sortita del ministro ce l’ha: porre il governo di traverso rispetto alle prospettive di dialogo tra le parti sociali. Riaprendo la questione dei licenziamenti, Maroni riesuma le distanze tra la Cgil da una parte e la Cisl e la Uil dall’altra su tutta la legge Biagi – e ieri questo si è visto bene nel convegno di Modena – e mira a far vedere quanto la nuova stagione del dialogo lanciata da Montezemolo sia complicata da realizzarsi quando si voglia passare dagli slogan agli accordi. E anche questo è apparso chiaro quando il vicepresidente degli industriali, Alberto Bombassei, ha ribadito tutte le sue preoccupazioni per la linea antagonista della Fiom-Cgil e per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici.