Un ricostituente per la sinistra che ne modifica gli equilibri – di Stefano Folli

25/03/2002




Il punto

Un ricostituente per la sinistra che ne modifica gli equilibri

di STEFANO FOLLI

      Nel ’94 la prova di forza con i sindacati costò cara al primo governo Berlusconi. Il cedimento sulla riforma delle pensioni fu il primo passo verso il collasso, che avvenne di lì a poco. Ora il quadro è diverso: entrambi i fronti sono più agguerriti e determinati. Lo si è visto nelle ultime quarantotto ore. Berlusconi parla il linguaggio energico di chi ha alle spalle una solida maggioranza parlamentare. Ma il sindacato, anzi la Cgil, gli ha risposto a Roma con una delle più imponenti manifestazioni della storia italiana. Da un lato un governo eletto dalla maggioranza degli italiani, dall’altro un’opposizione sociale su cui la Cgil di Cofferati ha imposto la sua leadership (si noti l’irritazione di Pezzotta, capo della Cisl) e che tende di fatto a sovrapporsi a una debole e ancora incerta opposizione politica. A un centrosinistra che, sia pure al prezzo di qualche incongruenza, vede nella forza del sindacato l’unico ricostituente a portata di mano.
      E’ la fotografia di uno scontro sociale che al momento nessuno sa o vuole realmente trasformare in un confronto costruttivo. La tensione rimane alta, al di là del clima civile in cui si è svolta la giornata romana.
      In definitiva, dopo che la moltitudine dei manifestanti ha lasciato il Circo Massimo, le modifiche all’articolo 18 restano in campo, bandiera del «riformismo» che Berlusconi rivendica al centrodestra. Allo stesso modo sono tutti sul tavolo i mille «no» dell’opposizione sociale, con le sue barriere difensive.
      Dentro questo schema angusto, e in mancanza di un colpo d’ala, gli incontri dei prossimi giorni tra il governo e le «parti sociali» non daranno risultati. Peraltro pochi si fanno illusioni. Ieri il direttore generale della Confindustria, Stefano Parisi, e il cislino Pezzotta hanno provato a far entrare un po’ d’aria fresca dalle finestre: hanno proposto di ripartire dal Libro bianco sul lavoro che si deve – come è ormai noto – all’intelligenza di Marco Biagi. Forse è l’unica soluzione, ma al momento è lungi dall’essere matura.
      Di certo, se la manifestazione della Cgil aveva un profilo politico, non c’è all’orizzonte alcuna «spallata» della piazza ai danni della maggioranza parlamentare. Il ’94 è lontano. E per quanto D’Alema e Bertinotti ritengano che adesso «Berlusconi deve ritirarsi» sull’onda della protesta, il riferimento è alla politica sociale e al solito articolo 18. La spallata politica resta un desiderio inconfessabile e anzi ben poco realistico.
      L’altro aspetto emerso nella giornata di ieri riguarda il tasso di riformismo della sinistra. Giulio Tremonti, polemico, ha osservato che al Circo Massimo «hanno vinto Cofferati, Bertinotti e Agnoletto a scapito dei capretti pasquali D’Alema, Fassino e Rutelli». Altri hanno ironizzato sul fatto che Tony Blair si sarebbe trovato a disagio tra i «no» della Cgil.
      Ma si può cancellare Cofferati dal novero dei riformisti? Senza dubbio il sindacalista è sempre più il riferimento di una parte della sinistra. E’ forse prematuro dire che ieri abbia posto la sua candidatura alla guida dell’Ulivo più Rifondazione. Ma nessuno nei prossimi mesi potrà ignorare quello che è successo a Roma. Al congresso della Margherita, dove si parla di «nuovo riformismo» rutelliano, si è detto che il posto di Cofferati in questo quadro è essenziale.
      In parole povere: l’intransigenza della Cgil sarebbe funzionale alla lotta contro il governo Berlusconi e magari al recupero di un’«unità d’azione» con Bertinotti. Ma in seguito, magari in un diverso quadro politico, e comunque a Berlusconi battuto, il sindacato riscoprirebbe la sua anima riformista. Massimo Cacciari si è spinto a prevedere ciò che molti sussurrano a mezza bocca: nel 2006 il binomio giusto per il centrosinistra dovrà essere composto da Romano Prodi e, appunto, da Cofferati.
      Il che, allo stato delle cose, equivale ad ammettere una debolezza: manca nell’Ulivo un personaggio in grado di rappresentare una sintesi politica tale da convincere l’opinione pubblica moderata senza perdere il contatto con la sinistra sociale. Cofferati riempie le piazze e sa come corroborare l’opposizione. Ma non riavvicina l’Ulivo ai ceti che il 13 maggio hanno votato Berlusconi.