Un quarto delle famiglie si indebita per consumare

27/06/2005
    lunedì 27 giugno 2005
    sabato 25 giugno 2005
    domenica 26 giugno 2005

      Pagina 9 – Economia

      IL TENORE DI VITA

        Un quarto delle famiglie
        si indebita per consumare

          Secondo i dati Eurisko, c´è una fascia medio-bassa che non rinuncia agli acquisti

            Cgia: aumentano i prestiti in sofferenza con punte da 260 euro pro-capite

              Censis: le disuguaglianze crescono. C´è chi non si rassegna e fa il passo più lungo della gamba, comprando a credito auto, moto, elettrodomestici

                Dagli "aspiranti" agli "spensierati": Solo il 5 per cento di loro ha un patrimonio superiore a 50 mila euro

                  ELENA POLIDORI

                    ROMA – La calamita del consumismo. E dunque: se è vero che c´è chi tira la cinghia, è costretto a risparmiare pure sul cibo e resta 40 secondi davanti ad un bancone prima di scegliere il prodotto più conveniente, è anche vero che c´è chi spende e spande e finisce per vivere al di sopra delle proprie possibilità perché risucchiato dal consumismo. Grosso modo, si tratta di circa un quarto delle famiglie italiane. Operai, artigiani, commercianti, ma anche ceto medio impiegatizio. Spesso giovani e senza figli. Comunque gente che non gli basta quello che ha, o non si accontenta.

                    La Corte dei conti lancia l´allarme: «Fatta naturalmente una doverosa eccezione per quella fascia di cittadini che vivono in dignitose ristrettezze, l´azienda Italia, da molto tempo, nel complesso e mediamente, sembra vivere al di sopra dei propri mezzi, anche a causa delle tentazioni del consumismo, ovviamente, con pesante ricorso all´indebitamento». Ora, non è facile tracciare l´identikit preciso di queste famiglie perché la tendenza a spendere ha a che fare con i bisogni da soddisfare, con la sfera dei desideri o magari pure con la voglia di sembrare. «E poi, il consumismo tenta, ma mai come negli Usa», nota il sociologo Domenico De Masi. «Diciamo che si ricorre ai crediti al consumo: dunque è normale capitalismo», minimizza l´economista Giacomo Vaciago. E tuttavia, gli esperti di Eurisko, nel loro ultimo studio su «Gli stili finanziari familiari» nel 2004, includono due «categorie» che in qualche maniera danno un volto ai timori della magistratura contabile. La prima è dedicata ai cosiddetti «aspiranti», 0,9 milioni di famiglie con un reddito netto annuo di 21.200 euro. La definizione suona così: «E´ il consumismo povero e sognante di chi ha uscite che superano costantemente le entrate». Sono operai, artigiani e commercianti, giovani con famiglie in espansione che vivono prevalentemente al Sud. Il loro reddito soddisfa solo i bisogni di base; per tutto il resto si indebitano. Solo il 5% di loro ha un patrimonio superiore ai 50 mila euro. Esattamente come gli «spensierati»: 4 milioni di famiglie con un reddito annuo netto di 24.800 euro. Giovani anche loro, ma senza figli. Ceto medio impiegatizio. Il reddito è buono ma «si rivelano molto orientati alle spese e poco al risparmio e agli investimenti».

                      Vivere oltre i propri mezzi, allora? Il direttore del Censis, Giuseppe Roma, preferisce parlare di un processo di «raggomitolamento su se stessi», dove «le disuguaglianze si ampliano». Le famiglie facoltose sono il 5% ma hanno in mano il 32% della ricchezza totale. Gli altri, o vivacchiano, o s´indebitano, appunto, per comprare macchine, moto, arredamento, elettrodomestici o prodotti elettronici. C´è anche chi non ripaga mai il suo «buffo»: secondo i calcoli della Cgia i crediti al consumo in sofferenza vanno dai 260 euro medi pro-capite delle isole ai 132 del Nord-Est. «Ma attenti alle macrostatistiche su chi vive al di sopra delle proprie possibilità, altrimenti di notte tutti i gatti sono bigi», avverte il sociologo Franco Ferrarotti. «Non è così: la massa degli italiani, purtroppo non ha soldi a sufficienza».