Un Primo Maggio quasi tutto italiano

30/04/2001

 

Un Primo Maggio quasi tutto italiano
di S. Boschero P. Chiambretti F. Guccini


"Più lavoro, più sicurezza". Sarà la parola d’ordine di questo Primo Maggio convocato da Cgil-Cisl-Uil. Le tre confederazioni arrivano all’appuntamento trascinandosi dietro le polemiche sull’intesa separata raggiunta con la Confindustria ma per un giorno almeno sono intenzionate a mettersi alle spalle le diatribe. Anche perché da molti anni ormai il Primo Maggio è soprattutto il concerto a piazza San Giovanni. Uno spettacolo che parlerà quasi esclusivamente italiano quest’anno, perché sul palco si alterneranno quasi esclusivamente gruppi e artisti nostrani. Il meeting – che quest’anno dovrebbe battere ogni record di presenze e comunque la piazza è stata "pensata" per ospitare 100, 150 mila persone in più della scorsa edizione – sarà condotto pure stavolta da Piero Chiambretti. E quel che Chiambretti non potrà dire dal palco e dai microfoni televisivi, lo potrete leggere leggere, nello speciale, dell’Unità.
[url]"Più lavoro, più sicurezza". Sarà il leit motiv di questo Primo Maggio convocato da Cgil-Cisl-Uil. Le tre confederazioni arrivano all’appuntamento trascinandosi dietro le polemiche sull’intesa separata raggiunta con la Confindustria ma per un giorno almeno sono intenzionate a mettersi alle spalle le diatribe. Anche perché da molti anni ormai il Primo Maggio è soprattutto il concerto a piazza San Giovanni. Uno spettacolo quasi tutto italiano quest’anno, condotto da Piero Chiambretti (di cui si può leggere, nello speciale, un suo commento).

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Un Primo Maggio
che parla italiano

di Silvia Boschero

Roma – Quello del 2000 è stato il Primo Maggio di Lou Reed, del Papa e della cattedrale nel deserto di Tor Vergata. Quest’anno la festa dei lavoratori in musica torna in una piazza San Giovanni con lo slogan "Più lavoro, più sicurezza" (con una nuova disposizione del palco che permetterà l’affluenza a 100-200mila persone in più rispetto al passato), ma non sarà sicuramente ricordata per le grandi presenze straniere. La stella del soul californiano Erykah Badu, il regista-rocker Emir Kusturica e lo splendido "nonnetto" del Buena Vista Social Club Compay Segundo sono gli unici ospiti stranieri per ora confermati, e a meno di grosse sorprese dell’ultim’ora il cast più interessante sarà senza dubbio rappresentato dagli italiani.

Così, dopo che il direttore artistico Piero Chiambretti ha abbondantemente ironizzato sulla "pericolosità" di alcuni musicisti che potrebbero violare la legge della par condicio (il vero mostro che si aggira sulle teste dei partecipanti e degli organizzatori), i pericolosi per eccellenza 99 Posse rendono nota con candore la scaletta della loro apparizione che li vedrà duettare con lo "zio" Pino Daniele, invocato per stemperare la situazione. E senza problemi di sorta annunciano brani come "Curre curre guagliò" (quello che li rese celebri grazie alla colonna sonora di "Sud"), "Evviva ‘o rrè", "Quello che", ma soprattutto "L’anguilla", l’unica canzone di questo Primo Maggio 2001 veramente figlia della par condicio, dal momento
in cui se la prende un po’ con tutti: "Cambio gioco e mando a ffànculo te e il tuo mercato di gente per bene fatto di video e canzoni per bene, buone per la tua realtà virtuale. La radio e la tele ne sono piene di facce serene e rassicuranti, che van bene per tutti quanti: mamme e bambini, ladri e assassini, gente per bene che si offende se dico pene, e ppo votano a Berlusconi, Prodi, Dini, D’Alema, Fini, mo se porta pure ’a Bonino…". Insomma, il loro divertente e deciso manifesto sovversivo, composto due anni fa per il disco "La vida que vendrà".
Alle 15 saranno tre gruppi ad aprire le danze: Elettrojoice, Estranea e Tiromancino, ma la diretta televisiva di Rai Tre partirà alle 16 con l’esibizione degli Afterhours, Kusturica, La Crus, Marlene Kuntz, Quintorigo, Sottotono e Timoria assieme ai due Articolo 31. Un’ondata di musica italiana che verrà intervallata durante le pause tra un gruppo e l’altro dalle tre fanciulle che affiancano Chiambretti nella conduzione dello show: Rosalinda Celentano, Sarah Felderbaum (conduttrice di Top of the pops), e la stella dell’ultimo Sanremo Elisa, che eseguirà al pianoforte alcuni classici rock. Dopo la pausa delle 19 il concertone ripartirà alle 20.30 con gli Almamegretta, Erykah Badu, Alex Britti, Elisa con l’intera band, Compay Segundo e per finire, i due pericoli ambulanti: 99 Posse assieme a Daniele e Piero Pelù, lo stesso che ad un Primo Maggio di qualche anno fa, quando ancora esistevano i Litfiba, guarnì il microfono con un preservativo.


L’ultimo
Primo Maggio
prima del Due


di Piero Chiambretti




Alleluja, alleluja: a quattordici giorni dalle elezioni, e dalla fine del mondo, sul calendario e in piazza San Giovanni si festeggia ancora il Primo Maggio. Il prossimo anno, probabilmente, sul calendario ci sarà solo il due maggio. La festa, che da una cinquantina d’anni viene consumata in quella seducente piazza, quest’anno si tinge di rosso, pardon di nero: il regime di par condicio, lo spauracchio di Bruno Vespa, ha colpito anche il direttore artistico, che sono io. Molte le raccomandazioni perché questa giornata non si trasformi nel più grande spot elettorale del centrosinistra; a prescindere dal fatto oggettivo che il primo maggio è sempre stato il primo maggio e che non abbiamo deciso noi che le elezioni fossero il quattordici, diventa difficile poter mistificare quello che gli occhi del telespettatore probabilmente vedranno in tv. Da sempre la festa è un cocktail esplosivo tra musica e ideali, tra sogni e incubi, tra discoccupati e qualche lavoratore. Scambiare le bandiere rosse con quelle del Torino calcio per dimostrare che la manifestazione canora non è anche politica diventa difficile da sostenere. Le magliette che spesso indossano i ragazzi di San Giovanni hanno stampata sopra la faccia di Che Guevara? Cercheremo all’ultimo momento di camuffarla come fosse quella di Califano. La musica dei 99 Posse che accompagneranno Pino Daniele sul palcoscenico di San Giovanni sarà riveduta e corretta dagli autori dello Zecchino d’oro; l’impegno del direttore artistico, ma anche operaio, è quello che tutto fili liscio perché nulla sposti nulla, perchè il voto del 13 maggio sia un voto equilibrato e non condizionato da spot, manifesti, telegiornali: cosa che puntualmente accade da due anni. Piazza San Giovanni in queste ore vive una forte lacerazione: da una parte il catino, popolato dagli ultimi comunisti, in un quartiere,quello di Sangiovanni appunto, da sempre in mano alla destra. Come si comporteranno gli inquilini dei palazzi attigui alla piazza? Canteranno le canzoni di Elisa o chiameranno i carabinieri? Scenderanno sul pavé o andranno a votare Forza Italia con 14 giorni di anticipo? La ministra Melandri, che proprio in quel quartiere cerca i voti indispensabili per la sopravvivenza, consuma ore di angoscia, le siamo vicini. Canteremo a squarciagola sperando nel miracolo. La par condicio è comunque salva: la piazza a noi,i voti a loro. I sincadati ci tengono a sostenere che la festa del lavoratore è la festa di tutti, del lavoratore di sinistra e dell’imprenditore di destra ma anche del prete di centro, pur sempre un lavoratore di Dio, al servizio del Signore. Cancellare questa manifestazione mi sembrerebbe molto grave da un punto squisitamente politico, visti i cento anni di lotta sindacale, ma anche per gli ascendenti strali che con questo buco di calendario andrebbero a pallino: non sarei più dei gemelli ma cadrei nella costellazione di saturno in seconda casa, e Ferragosto verrebbe un giorno dopo. Natale, che da sempre è una festa democristiana, potrebbe subire delle ripercussioni mentre Pasqua, che già dura pochissimo, potrebbe vivere solo dentro l’uovo.

Non dir male
del padron…"


di Francesco Guccini



L’italiano servo è parola latina, servus, e deriva da antiche radici, che alcuni vorrebbero unite a sèro, annodo, connetto, dal greco seirà, corda, fune, quasi a dire colui che è tenuto legato, prigioniero; altri, più blandamente, fanno derivare il termine da servare,e cioè custodire. Attenzione, però, a non confondere il latino con l’italiano; anche se, nell’accezione corrente, preferiremmo l voce (se pur di rara bruttezza ma più "politicamente corretta"), collaboratore domestico, il nostro servo equivarrebbe a famulus, famiglio, dove è evidente la presenza di qualcuno che collabora alla famiglia, mentre servus lo diremmo, noi oggi, schiavo. Che sarebbe invece termine etnico: Ottone il Grande (di Sassonia, 912-973, figlio di Enrico l’Uccellatore) ed i suoi successori fecero guerra ai popoli slavi, li vinsero e ridussero in cattività, in parole povere ridussero gli Slavi in slavità, o schiavitù che dir si voglia.Da servo deriva servilmente, «asservimento, sottomissione o subordinazione (politica, morale, culturale) o anche, la mancanza di autonoma volontà». Dice Boiardo (Matteo Maria, Scandiano, Reggio Emilia, 1441-Reggio Emilia 1494): «Poiché gli dei mi hanno fatto tuo servo, lo uffizio mio è di dire fedelmente quello che io conosco essere tuo commodo e onore». La sottolineatura è mia, per ricordare, nomen omen, che a volte nel nome è racchiuso il destino, la sorte di colui che con tanta Fede difende le vicende, umane e non, del suo padrone.Bella voce, quest’ultima. Dal latino patronus, viene da pater, padre, e recita un vocabolario: «…dal senso originario di protettore dei liberti passò al significato di signore rispetto ai servi, ai contadini (non sono contemplati, curiosamente, gli addetti alle stalle); indi si estese in genere a disegnare «Chi ha piena facoltà di fare quello che gli piace o di disporre di una cosa a suo talento». Un altro aggiunge: «Chi tiene alle proprie dipendenze una o più persone retribuite con salario, in genere addette ai servizi domestici o come collaboratori in altre attività con mansioni modeste e instaura con essi un rapporto di superiorità potendo impartire ordini; chi esercita l’autorità sui servitori talora con durezza, ostentazione, compiacimento». Chissà cosa ne pensa l’On. Casini.Ha dichiarato l’Ottimo: «Io non sono mica come questi ominicoli che rappresentano le loro mogli, suocere e zie. Io ho preso 3 milioni di preferenze, rappresento un italiano su tre: è Berlusconi che gli italiani vogliono per rifare questo Paese. E non mi tiro certo indietro». (Dopo il successo di Forza Italia alle Europee, giugno 1999). Scriveva Fedro (favolista latino, I° secolo dopo Cristo): «La prima parte me la prendo io perché mi chiamo leone / la seconda me la date voi, perché sono robusto / la terza mi viene perché valgo di più. / La quarta, guai a chi si azzarderà a toccarla». Sappiamo quindi cosa ci attende in caso di una vittoria del Cavaliere. Dovremmo forse fare come scrive il Bisaccioni (Maiolino, Ferrara 1582- Venezia 1633)?: «Li popoli non devono mostrare altro che allegrezza delle cangiate some per il buon governo nuovo; non dir male del padron primiero, né lodarlo meno». Speriamo proprio di no..






Primo Maggio
Un
Primo Maggio (quasi)
tutto italiano



di Silvia Boschiero,
Piero Chiambretti
Francesco Guccini