Un piccolo colpo di acceleratore a dicembre, +1% sull’anno precedente

05/01/2010

Un piccolo colpo di acceleratore a dicembre, +1% sull’anno precedente: più indicativo, però, di tendenze future, in prospettiva 2010, che incisivo sull’andamento complessivo dell’indice dei prezzi nel 2009. L’inflazione si ferma così all’0,8%. Ed è il dato più basso da mezzo secolo, dal meno 0,4% datato 1959.
Per valutare quel che è accaduto in un anno di decrescita e di recessione, l’anno con una caduta del Pil nazionale che ha stabilito a sua volta un primato (negativo) rispetto agli ultimi cinquant’anni e oltre, sarà sufficiente ricordare che lo stesso indice dei prezzi aveva chiuso a quota più 3,3% nel 2008. Il décalage anno su anno è insomma di due punti e mezzo. Decisamente vistoso.
Da annotare, peraltro, che il dato Istat 2009 è in perfetta sintonia con quello ottenuto in base all’indice europeo di riferimento (Ipca) che nel 2008 aveva segnato un’inflazione ancora superiore, pari cioè al 3,5%.
Per gli analisti, il dato consuntivo annuale ha comunque due facce. Da un lato c’è la piena sintonia con il trend di consumi dele famiglie, al ribasso nell’anno più pesante della crisi. Dall’altro c’è però il primo, pur timido, rialzo di testa, che potrebbe essere alimentato, oltre che dai primi refoli di ripresa – se soffieranno come ci si attende e non saranno annullati nell’effetto dalla crescita della disoccupazione e dal relativo contrarsi dei redditi e crescere delle apprensioni in molte famiglie italiane – anche da fattori obiettivi, come la fine del ritmo slow per il costo dei carburanti (un fattore che già indice sul ato di dicembre) e i già preventivati rincari di spese a largo impatto come canone Rai (+1,4%), tariffe del gas (+2,8) e pedaggi autostradali (2,7% medio).
Ovviamente, nessuno tra gli analisti si sogna però di adottare toni allarmistici sul futuro prossimo della curva dei prezzi, attesa dai più vicina all’1,5% tra un anno. Nel frattempo, si segnala come uno dei fattori incoraggianti la ripresa della spesa per alimentari, che è un indicatore di maggior fiducia e di avvio di miglioramento della situazione generale, e che è stata certamente incoraggiata dalla modesta crescita di fine d’anno dei prezzi di settore (0,4% annuo, largamente sotto media dunque se depurata della voce relativa alle bevande alcoliche, che in coppia con i tabacchi è invece una di quelle in maggior rialzo, più 4,4%).
Sul fronte opposto, da annotare la piccola ma significativa impennata per i trasporti, più cari dello 0,55 a dicembre su base mensile e del 2,2% su base annua.
Per Claudio Scajola, ministro dello Sviluppo, il dato sull’inflazione va letto in positivo: conferma la severità della crisi, ma «anche il fatto che il potere d’acquisto non è stato penalizzato, ed è anzi in molti casi aumentato. La ripresa tendenziale dell’inflazione a dicembre è un indice di ripresa dei consumi e delle attività economiche». Non la vedono così consumatori e sindacati, in particolare la Cgil. Per i primi l’inflazione nel 2009 è calata, «ma non abbastanza, considerata la contrazione dei consumi che ha caratterizzato l’anno della crisi appena trascorso». Secondo il Codacons il tasso d’inflazione «avrebbe dovuto essere addirittura negativo e non positivo», tenendo conto del vistoso calo della domanda «che ha riguardato per gran parte dell’anno anche beni necessari come gli alimentari».
Per il sindacato di Epifani, per le fasce più deboli di popolazione l’anno, pur a inflazione bassa, ha comunque segnato una ulteriore erosione del potere di acquisto reale in rapporto alla dinamica di retribuzioni e pensioni
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