Un piano per cambiare le deleghe libera scelta sul Tfr, torna il contributivo

11/01/2002


 
Pagina 10 – Economia
 
IL RETROSCENA
 
Berlusconi ascolta Monorchio sulla copertura. Premi a chi resta anche a tempo indeterminato
 
Un piano per cambiare le deleghe libera scelta sul Tfr, torna il contributivo
 
 
 
Da martedì si riaprono i giochi: modifiche al Tfr, estensione del sistema contributivo e maxiindennizzi per i lavoratori licenziati
 
ROBERTO PETRINI

ROMA — Per ora è muro contro muro. «Non ci sono le condizioni per riaprire un tavolo», ha detto ieri il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi, ma da martedì prossimo, quando il disegno di legge delega collegato alla Finanziaria debutterà alla Commissione Lavoro di Montecitorio, si riapriranno i giochi. Il governo ufficialmente esclude di lavorare ad un pacchetto di emendamenti, ma la «delega» ha lasciato molti tasselli vuoti tra le aspettative dell’esecutivo: Tremonti, ad esempio, continua a pensare all’idea di cartolarizzare il Tfr, mentre al ministero del Welfare stanno cercando di capire come poter smussare gli angoli della protesta sindacale soprattutto sull’obbligatorietà del versamento del Tfr ai fondi pensione e sulla questione degli incentivi per chi rinuncia ad andare in pensione.
Sul primo punto il testo non è chiaro — e già questo sarebbe un motivo per intervenire: allargando, ad esempio, lo spettro dei casi in cui si può rinunciare al versamento obbligatorio al fondo pensione (per esempio: debiti, acquisto della casa, età avanzata). Sul secondo punto, la riforma prevede che chi ha maturato la pensione e resta al lavoro passi ad un contratto a termine: un punto molto contestato che potrebbe aprire la strada ad una modifica volta a mantenere in vita il contratto a tempo indeterminato, senza dunque costringere il lavoratore a dare le dimissioni.
Ma il vero fatto nuovo degli ultimi giorni è l’intervento di Andrea Monorchio che ha denunciato la mancanza di copertura della riforma. La delega infatti prevede esplicitamente che i trattamenti pensionistici non verranno tagliati, ma al tempo stesso riduce la quota dei contributi dal 3 al 5 per cento e conta di recuperare risorse (di cassa e non di competenza) con i maggiori versamenti dei parasubordinati. Sembra che le argomentazioni del Ragioniere generale abbiano fatto breccia nello stesso Berlusconi che sarebbe preoccupato di lasciare «ai posteri» una riforma più strutturale in grado di produrre effetti anche nei prossimi anni. La chiave di volta sarebbe la famosa estensione del metodo contributivo a tutti i lavoratori, una proposta da tempo supportata dalla Cgil, e che il governo potrebbe giocare sul tavolo parlamentare consapevole che sarebbe l’unica in grado di smussare la «gobba» del 2015. Del resto sul tema l’opposizione preannuncia battaglia e ieri Laura Pennacchi dei Ds ha sparato a zero: «Non si sa se quella di Maroni sia irresponsabilità o ignoranza: la delega previdenziale aprirà una voragine nei conti previdenziali proprio nella fase di più acuta pressione demografica, sebbene il ministro Maroni si affanni a smentire le legittime preoccupazioni di Monorchio».
Dunque se a Montecitorio c’è attesa per la previdenza, anche al Senato si profila l’arrivo di emendamenti governativi al collegato alla Finanziaria sul lavoro. Il «nodo» è naturalmente l’articolo 18 che, nella versione modificata dal governo, impedisce il reintegro in caso di licenziamento senza giusta causa e introduce l’arbitrato. Anche in questo caso si ragiona su ipotesi come quelle avanzate da Oreste Tofani di An: la prima riguarderebbe l’introduzione di un maxiindennizzo per il lavoratore licenziato, la seconda prevederebbe che tra il momento del licenziamento e quello del giudizio arbitrale si continui ad erogare lo stipendio al lavoratore.