Un Pd condannato a sostenere il premier (M.Franco)

24/10/2007
    mercoledì 24 ottobre 2007

      Pagina 2 – Primo Piano

      LA NOTA

        Un Pd condannato a sostenere il premier

          Risolto il caso
          Mastella, ma
          Bertinotti riapre
          le voci su una crisi
          imminente

            di Massimo Franco

              L’ epilogo del caso Mastella-Di Pietro, per quanto provvisorio, conferma una sensazione diffusa. E cioè che il rapporto fra Romano Prodi e i suoi ministri è tutt’altro che logorato. Per questo il titolare della Giustizia incassa la solidarietà del premier e chiude la polemica. A rimanere tese, semmai, sono le relazioni fra Palazzo Chigi e la maggioranza. Per la prima volta, perfino Fausto Bertinotti fa capire che una crisi potrebbe portare ad un altro governo per fare la riforma elettorale: affermazione che quasi annulla quella del presidente della Camera su un esecutivo malato ma in grado di sopravvivere.

              Queste convulsioni spiegano i motivi di una crisi annunciata e insieme schivata: non si capisce più bene se ad essere virtuale sia il «capolinea » evocato dal centrodestra, o la «tranquillità» ostentata dal premier. Può darsi si tratti di forzature speculari. Anche ieri la maggioranza è sopravvissuta al Senato sulla Finanziaria, in una bolla di incertezza alla quale nessuno sa dare una prospettiva. Si finisce per ritornare così al rebus dei rapporti fra Prodi e Walter Veltroni.

              A neppure due settimane dalle primarie, il leader del nuovo partito deve fare i conti con una richiesta di «discontinuità » forte e tutt’altro che facile. Veltroni ha vinto, ma gli «azionisti» del Pd vorrebbero lo smarcamento dal governo; il cambio di alcuni ministri; e una spinta verso una coalizione diversa, osteggiata da Prodi che continua ad avvertire: dopo di me si vota. Veltroni subisce questa spinta, ma sembra consapevole di non potersi permettere accelerazioni brusche senza finire diritto alle urne.

              In una parola, ha bisogno di tempo, perché il successo netto alle primarie non venga riassorbito dalle logiche degli apparati, o bruciato da una sconfitta elettorale. Il paradosso è che a fornire un po’ di ossigeno può essere solo un governo Prodi dal quale il Pd si vuole e in qualche misura si deve emancipare; oppure la nascita di una coalizione di segno diverso, che permetta di ritardare il voto anticipato. Elezioni nel 2008 come quelle volute da Silvio Berlusconi archivierebbero il prodismo ma sorprenderebbero anche un veltronismo acerbo.

              Così, la scommessa di durare continua; e in parallelo il tentativo di inventare il miracolo di un’intesa sulla riforma elettorale. Che il tema sia quello è confermato da Bertinotti, forse ansioso di riprendersi un po’ di libertà. A tutt’oggi, però, non si conosce ancora la posizione del Pd veltroniano, diviso fra fautori del sistema alla tedesca e referendari. Il buco nero rimane proprio il referendum. Se verrà ammesso, partiti come l’Udeur potrebbero lasciare la coalizione. Per questo, il governo sta pensando di spostarlo verso la fine di giugno del 2008. Anche se oggi la data appare di colpo molto lontana.