«Un patto per rilanciare l´Italia»

20/06/2005
    lunedì 20 giugno 2005

      Pagina 37 – Economia

        Il segretario proporrà al prossimo congresso della Cisl un accordo di "lunga durata" con le imprese

          «Un patto per rilanciare l´Italia»

            Pezzotta: Montezemolo ha ragione, il governo intervenga

              ALDO FONTANAROSA

                ROMA – Anche per l´economia è l´ora della solidarietà nazionale. Questa, almeno, è la convinzione di Savino Pezzotta che proporrà un «patto» capace di portarci fuori dalla crisi. Un patto lungo un´intera legislatura parlamentare, la prossima. Un patto che conduca il sindacato, l´intero sindacato, e gli industriali dalla stessa parte della trincea in nome dell´emergenza. Pezzotta, segretario della Cisl, lancerà la proposta al congresso della sua confederazione, tra il 5 luglio e l´8 luglio.

                Pezzotta fa questo ragionamento dopo aver letto (e condiviso) un articolo che Luca Cordero di Montezemolo ha pubblicato sul Sole 24 Ore di ieri. Nell´articolo, il presidente degli industriali confessa tutto il suo disincanto per la politica. Il prossimo – spiega – sarà un semestre, anzi un «anno bianco».

                Una lunga parentesi piena di niente, che i partiti spenderanno nell´attesa delle elezioni generali del 2006. Poi si apriranno le urne, ma neanche quello – teme il numero uno della Confindustria – sarà un momento di svolta. Montezemolo osserva i politici, alfieri della «partitocrazia», farsi una concorrenza esasperata che li distrae dalle decisioni «più urgenti». Oggi, forse anche domani. Il presidente degli industriali non cita mai Berlusconi, né fa espliciti riferimenti al sindacato. Ma quando indica nella economia sommersa una «degenerazione da combattere», prende le distanze dal premier (che ha appena lodato le virtù del sommerso), mentre si avvicina alle preoccupazioni sindacali.

                Ed è da qui, dalla malattia del sommerso, che Pezzotta riparte. Non a caso. Lui, il capo della Cisl, cita Berlusconi, eccome. Gli chiede conto della sua difesa d´ufficio dell´economia in nero, che il sindacato non riesce proprio a considerare – come invece il premier – un argine alla crisi. Pezzotta gli chiede conto anche degli attacchi del ministro Maroni all´euro («ogni tentazione autarchica andrebbe tacitata»). E di una politica di riduzione fiscale «un po´ strana».

                Quindi Pezzotta invita il Parlamento, in questo crepuscolo di legislatura, a concentrarsi su «due o tre cose importanti», accantonando le discussioni sulla loro organizzazione interna o sui partiti unici. Il capo della Cisl è anche certo che il futuro dell´Italia non passi attraverso il federalismo, la devoluzione tanto cara a Umberto Bossi o il presidenzialismo. Bisogna cambiare la prospettiva, logica ed anche geografica, per concentrarsi altrove. Sul Sud, per la precisione. In questo quadrante d´Italia, il governo (quello attuale, poi il nuovo) dovrà «investire in termini di fiscalità di vantaggio». Ma anche portare «aeroporti, porti, strade, treni». Pezzotta chiede, inoltre, aiuti veri alle imprese che «rafforzino le grandi e facciano crescere le più piccole».

                  Il segretario della Cisl si spinge ancora oltre, tendendo una mano – ed anche qualcosa – in più agli industriali. Ci sono le condizioni per una tregua, per un patto di solidarietà nazionale, ora che i lavoratori sono in difficoltà e le fabbriche chiudono a gettito continuo. «Pur esistendo differenze sui contratti – spiega – da tempo cerchiamo di individuare con Confindustria obiettivi comuni». La volontà degli industriali di «convergere» è una novità che la Cisl registra con grande interesse. E bene farebbe la Uil, e soprattutto la Cgil – avverte Pezzotta – a fare altrettanto.