Un patto per rilanciare i consumi

31/10/2003



      Venerdí 31 Ottobre 2003

      Economia


      Un patto per rilanciare i consumi

      Industria & mercato – Illy, presidente Centromarca, invita le catene distributive a cooperare nelle promozioni


      MILANO – La spesa delle famiglie resta debole e l’industria di marca lancia un appello alla distribuzione per mobilitare tutte le risorse disponibili per stimolare i consumi, utilizzando così anche i fondi a disposizione delle catene (il cosiddetto trade spending, ossia i fondi per premi e promozioni) in maniera mirata e per creare tutti i vantaggi economici possibili per i consumatori (dai servizi alle promozioni). Le famiglie dovrebbero così poter ottenere condizioni di acquisto più convenienti. Da Centromarca arriva quindi un forte appello alla collaborazione tra industria e distribuzione per rilanciare la domanda interna. Secondo le stime Iri-Infoscan (relative ai volumi di vendita nella grande distribuzione) tra luglio e agosto è stata rilevata una flessione tendenziale dell’1,7% per gli alimentari (al netto delle bevande) che si aggiunge al calo dello 0,5% del bimestre maggio-giugno. «Centromarca – afferma il presidente Ernesto Illy – punta sull’implementazione di attività tese alla generazione congiunta di valore. Siamo infatti convinti del fatto che la collaborazione tra industria e distribuzione è indispensabile per produrre le idee e le soluzioni necessarie ad affrontare una fase di mercato che presenta difficoltà senza precedenti. Il fenomeno del trade spending è articolato e complesso – aggiunge Illy -. Non può essere affrontato prescindendo dall’insieme delle relazioni e dei comportamenti dell’industria e della distribuzione. E richiede quindi analisi approfondite, nell’ambito di lavori congiunti finalizzati alla creazione di vantaggi, innanzitutto economici, per il consumatore. E quindi all’incremento della domanda». Sul tappeto c’è l’azione di contrasto contro gli hard discount che stanno attirando una quota crescente della spesa delle famiglie e l’ottimizzazione della massa di risorse che dall’industria finisce alla distribuzione per finanziare le politiche commerciali (si veda «Il Sole-24Ore» del 24 ottobre). Una ricerca AtKearney (coordinata da Paolo Venturi) ha sottolineato che le multinazionali del largo consumo arrivano a investire fino al 20-30% del fatturato in trade spending (la quota arriva anche al 40-50% per i produttori più piccoli). Per un grande distributore europeo il trade spending può arrivare a rappresentare oltre il 10% delle vendite, a fronte di un Ebit medio che va dal 2 all’8 per cento. «E la massa di risorse che transita dall’industria alla distribuzione è in netta crescita – aggiunge Ciro Di Carluccio, partner Deloitte -. Le catene distributive devono però finanziare lo sviluppo in un Paese pieno di vincoli come l’Italia e scontano margini risicati a causa della competizione sui prezzi e del progressivo prosciugamento della leva finanziaria». L’Istat rileva tensioni per gli alimentari, ma nella gdo l’inflazione è all’1 per cento. «Il vero nodo da sciogliere è la modernizzazione piena della rete distributiva italiana – ribatte Giovanni Cobolli Gigli, presidente Faid -. I gruppi commerciali devono confrontarsi con uno scenario amministrativo irto di difficoltà perchè ogni Regione sta andando per conto suo. Siamo anche impegnati a investire sempre di più per stimolare i consumi e ridurre i prezzi e questa strategia continuerà». «Non è utile impostare il tema del trade spending in termini di scontro tra industria di marca e distribuzione – rileva Massimo Visconti, partner Kpmg -. La competitività complessiva del settore aumenta solo se si consolida una logica di collaborazione tra i diversi attori del sistema, superando eventuali tensioni che si possono generare lungo la filiera. L’individuazione di modelli di business collaborativi e di trade spending come investimento condiviso può rappresentare un nuovo paradigma di riferimento per ricercare non solo efficienza di processo ma anche efficacia di business e valore per il consumatore».

      VINCENZO CHIERCHIA