Un patto per lo sciopero

08/10/2003






 
   
08 Ottobre 2003




 

Un patto per lo sciopero
La protesta del 24 sulle pensioni è un po’ più generale. Pubblico impiego fermo per tutto il giorno. Ribadita dalla Cgil la scelta unitaria con Cisl e Uil. Ma sulla legge 30 e sui meccanici le posizioni non cambiano: Epifani conferma il sostegno allo sciopero generale della Fiom e le iniziative contro la precarizzazione


LORIS CAMPETTI
ROMA
Comincia ad assomigliare a un vero sciopero generale quello indetto da Cgil, Cisl e Uil per il 24 ottobre, per rispedire al mittente la controriforma del sistema previdenziale. E’ di ieri la decisione unitaria dei sindacati del pubblico impego e della scuola di incrociare le braccia per l’intera giornata, ben oltre le 4 ore dell’industria. Le declamate disponibilità del ministro Maroni e di una parte del governo a riaprire il confronto con le parti sociali non ha convinto nessuno. Il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, le liquida con poche parole, non dissimili da quelle pronunciate sabato di fronte a 100 mila lavoratori arrivati a piazza del Popolo da tutt’Europa: «Il dialogo? Hanno fatto del tutto per evitarlo. Abbiamo aspettato inutilmente per mesi un vero tavolo con il governo, che invece ha scelto la strada della rottura unilaterale. C’è un solo modo per avviare un dialogo sulle pensioni con Cgil, Cisl e Uil: ritirino la legge delega sulle pensioni». Ieri Epifani ha illustrato alla stampa le decisioni del direttivo Cgil che ha approvato la relazione e le proposte del segretario con tre sole astensioni. Le critiche all’intero impianto della Finanziaria e al colpo di mano sulle pensioni è alla base dello sciopero unitario. Epifani ha anche ribadito l’esigenza della Cgil di una svolta radicale di politica economica: si sta aggravando il declino industriale del paese con effetti ancor più devastanti in un «Mezzogiorno in arretramento rispetto agli ultimi 10 anni». «Siamo anche preoccupati per il futuro di alcuni comparti statali, industriali e dei servizi, dalla Finmeccanica e dalla Fincantieri, al settore aerospaziale e al sistema aeroportuale. Quali sono le politiche del governo – si chiede Epifani – in materia di infrastrutture?». Il nostro problema, aggiunge, «non è la Cina ma la scelta di competere puntando sulla riduzione dei costi e non sulla qualità dei prodotti e dei mercati, sulla ricerca, sugli investimenti. In Italia sono in calo consumi, investimenti e produttività, l’insieme di questi tre ingredienti determina una crisi senza precedenti che non riguarda solo l’oggi ma il domani: quando arriverà la ripresa internazionale non riusciremo a coglierla».

Fin qui i punti che uniscono. Epifani non crede che i poveri mezzucci messi in atto dal governo per dividere di nuovo i sindacati possano sortire un qualsivoglia effetto. Non crede, insomma, nella riproposizione del film visto un anno fa con l’articolo 18: «La storia non si ripete». (In realtà può capitare che la storia si ripeta, ma se la prima volta è tragedia, diceva Marx, la seconda è farsa). La campagna epistolare annunciata da Berlusconi non spaventa il segretario della Cgil, mostra semmai una debolezza e l’arroganza di chi scambia l’informazione con la propaganda. Quel che non si può accettare è «la mancanza di pluralismo nelle reti pubbliche» che fanno da cassa di risonanza alle televendite del Cavaliere ma a cui «non hanno accesso le posizioni e le iniziative sindacali».

Ma ci sono anche i punti che continuano a dividere la Cgil da Cisl e Uil. Per esempio, il contratto separato firmato da Fim e Uilm con Federmeccanica: il direttivo della Cgil ha garantito il suo sostegno alla giornata di sciopero generale nazionale e alla manifestazione a Roma decisi dalla Fiom per il 7 novembre. E c’è il Patto per l’Italia, in particolare la legge 30 che rende l’Italia il paese più flessibile d’Europa, come gorgheggia Berlusconi invitando gli americani a investire sul sistema-Italia. «In questa crisi economica – dice Epifani, rivendicando la giustezza dell’opposizione e degli scioperi della sola Cgil – la legge 30 non fa che accentuare il processo di precarizzazione. Con Cisl e Uil abbiamo imboccato una strada unitaria su punti importanti, ma è normale che ciascuno mantenga il suo punto di vista e le sue iniziative sulle questioni su cui non c’è l’unità».

Il direttivo della Cgil ha infine deciso la sostituzione in segreteria di Carlo Ghezzi con Mauro Guzzonato, nel ruolo di responsabile dell’organizzazione. Ghezzi andrà a presiedere la Fondazione Di Vittorio, cioè a prendere il posto che sarà lasciato libero da Sergio Cofferati, candidato a sindaco di Bologna. Epifani ha annunciato così la sostituzione: «E’ la prova che noi abbiamo fatto un investimento convinto sulla Di Vittorio, un’iniziativa importante a cui crediamo a prescindere da una figura prestigiosa come Cofferati». E’ positivo che la Cgil faccia le sue scelte «a prescindere», come diceva Totò. Del nuovo responsabile all’organizzazione, Guzzonato, si sa quel che recita la biografia distribuita alla stampa: genovese con un passato alla Fiom, ai chimici, all’organizzazione. E soprattutto, «accanito tifoso milanista». Epifani, notoriamente interista e non contento di come vanno le cose in campionato, ignorava la militanza rossonera di Guzzonato.