«Un patto per Forza Italia»

08/07/2002


06 Luglio 2002



«Un patto per Forza Italia»
Sferzante Epifani. La Fiom chiama alla lotta, sfida Cisl e Uil al voto dei lavoratori


CARLA CASALINI


«Il Patto per l’Italia? Piuttosto, quello siglato è un patto per Forza Italia», sferza Guglielmo Epifani nella conferenza stampa a palazzo Chigi, subito dopo il gongolante suon di pifferi di Silvio Berlusconi. Secco l’esordio del vicesegretario della Cgil: «E’ un’operazione propagandistica, è un accordo di basso profilo e bassa qualità». Quel che è «molto grave» è la lesione dei diritti dei lavoratori «in materia, ma non solo, di licenziamenti». Siamo all’articolo 18 e Epifani, smentendo le dichiarazioni difensive di Cisl e Uil, «no, la sua cancellazione non varrà solo per le imprese sotto i 15 dipendenti che `crescono’- il che è già gravissimo – ma, come è evidente, finirà per valere per tutte le imprese». Niente di più facile, infatti, per un’azienda, che «partire con 14 dipendenti e arrivare a 100». E quando poi, attuate le `modifiche’, questa situazione «avrà prodotto i suoi effetti, non si potrà tornare indietro, sarà logico eliminarel’art.18 per tutti i lavoratori dipendenti», in qualsivoglia azienda. «E’ questo uno dei motivi fondamentali per cui avevamo già detto no, e non abbiamo firmato». Punto per punto, Epifani non lascia in sospeso alcuno dei passaggi cruciali. Sulle donne e uomini al lavoro pendono pesanti anche gli articoli della delega berlusconiana votata in senato, e abbandonati, nel Patto, sono «i giovani, soprattutto chi presta opera a collaborazione, i
co.co.co: per loro non è previsto nulla». Viceversa molto è previsto per il coinvolgimento del sindacato in una cogestione con i padroni sulla forza lavoro: un uso ad libitum di «enti bilaterali» con compiti «pubblici» che creerà «un modello neocorporativo che altera il ruolo e la funzione di rappresentanza sociale del sindacato ».

Un accento particolare è dedicato alla «propaganda» di Tremonti : «Abbiamo chiesto al ministro come venissero fuori gli esempi presentati sulla riduzione dell’Irpef per il 2003, in base a quali criteri…Non ci ha saputo rispondere». Ma allora: a far due conti, «questa non è una vera riduzione delle tasse», ne deduce Epifani, ma solo la vecchia già prevista scansione temporale per il 2003, «quello che andava fatto e che lo scorso governo aveva già impostato».

Insomma, il `Patto per l’Italia’ «non produrrà né lo 0,1% di sviluppo in più, né un posto di lavoro in più», sottolinea la disamina puntigliosa di Epifani, che si sofferma sullo stato «preoccupante» della finanza pubblica, sull’amore di questo governo per «l’uso delle forchette», ossia, il gioco dei numeri, sempre diversi, sciorinati per prospettare il `tasso di sviluppo’, il `rientro dal deficit’; sul Dpef che appare così «nebuloso», il cui esame è affidato alla segreteria nazionale della Cgil convocata per oggi. Ma una cosa è già chiarissima: «la scelta sbagliata» di Cisl e Uil che hanno firmato, l’«atto grave nei rapporti fra le tre organizzazioni».

In realtà, checché assicurino Cisl e Uil, questo Patto firmato ci pare diverrà parte integrante del Dpef, e loro gli sponsor della Finanziaria berlusconiana: l’intenzione del governo è risultata chiara già quando ha scritto nel testo che solo «i firmatari del Patto» sarebbero poi stati ammessi come interlocutori di altri confronti, per esempio quello sulla riforma fiscale. La frase è stata poi cancellata, su esplicita richiesta della Cgil che ha fatto così eliminare il passo «liberticida», sottolinea Epifani.

Insomma, una Cgil non certo «isolata», visto il successo degli scioperi generali in corso nelle regioni – snobbati dai media -, la risposta attesa nella raccolta di «5 milioni di firme» nell’estate, per abrogare le manomissioni dei diritti operate dal governo, fino allo «sciopero generale d’autunno».

Ma la Cgil e la Fiom sfidano anche Cisl e Uil ad andare a chiedere asi lavoratori di «decidere se l’intesa va bene o è da respingere». Esplicito è il segretario generale dei metalmeccanici Gianni Rinaldini: «fatto di inaudita gravità l’accordo separato firmato a palazzo Chigi: un esplicito attacco ai diritti e tutele delle lavoratrici e dei lavoratori»; l’accordo sui licenziamenti «costituisce di per sé una mostruosità, aggravata, in questo caso, dal fatto che viene sottratto a qualsiasi pronunciamento democratico dei lavoratori». E dalla segreteria Fiom Giorgio Cremschi rincara: «Bisogna mobilitarsi per rovesciare l’accordo e chiedere nelle fabbriche agli iscritti di Cisl e Uil di pronunciarsi sul disastro provocato dai loro dirigenti».

Rinaldini sottolinea anche la rilevanza inedita di questo «patto tra il governo e tutte le forze sociali», cui si è sottratta solo la Cgil. Un accordo, che diverrà parte del Dpef, nel quale «le organizzazioni sindacali firmatarie scelgono consapevolmente, in questo modo, di essere cooptate nelle decisioni del governo e della Confindustria». Ma, calca Rinaldini, con uno sguardo all’Ulivo, « si apre uno scenario del tutto nuovo anche a livello politico: il lavoro non potrà più esserne fuori». Poi la chiamata, del segretario, e del comunicato ufficiale della Fiom, alla «mobilitazione da subito, nei luoghi di lavoro, per bloccare l’accordo separato».