“Un patto europeo per le pensioni”

02/10/2003

 

giovedì 2 ottobre 2003
Pagina 9 – Economia
 
 

"Un patto europeo per le pensioni"
Ciampi a Bruxelles: facciamo come con la moneta unica
          "Una volta fatto l´euro è mancato un nuovo slancio verso altri obiettivi"
          Una "più forte direzione politica" per superare le difficoltà a livello comunitario

          DAL NOSTRO INVIATO
          GIORGIO BATTISTINI


      BRUXELLES – Formula euro anche per le pensioni? Ciampi è convinto che si dovrebbero «fissare obiettivi comuni», quelli già identificati nel patto di stabilità alla base della moneta unica, anche nel campo della previdenza. Ai singoli Stati resta la scelta sul differente modo di raggiungere gli obiettivi fissati. Non è l´orgogliosa rivendicazione di Berlusconi quando dice «l´Europa ci chiede» pensioni comuni. Ma non è certo la messa in mora di un progetto. Ricorda semmai l´idea di una Maastricht delle pensioni. Nessuna ricetta, solo «un metodo da seguire» mette invece in chiaro il presidente, rispondendo ai giornalisti che gli chiedono se l´accordo sulla moneta si può estendere anche al campo previdenziale, alle pensioni.
      Ciampi si guarda bene dall´intervenire sulla disputa italiana, con uno sciopero generale all´orizzonte, con la pace sociale ormai compromessa. Nelle sue parole non nomina neppure il termine «pensioni», contenuto invece nella domanda. «Avevo già parlato all´eurogruppo», dice confermando che «bisogna fare come per il patto di stabilità: un accordo promosso e sostenuto dalla stessa Commissione europea. Lasciando poi che i modi sul come raggiungere i vari obiettivi siano decisi dai singoli Stati. Perché non farlo su altri temi economici e sociali? Ci sono materie in cui si può fare». Quali? Ciampi, nella sala della Commissione Ue, davanti a Romano Prodi e agli altri «ministri» dell´Europa, aveva indicato poco prima «temi economici e sociali diversi dall´euro». Le regole comuni sulla previdenza possono essere uno di questi temi?
      Nel suo tour europeo, alla vigilia della Convenzione (che da sabato riunisce a Roma 25 capi di Stato dell´Unione per concludere sulla Costituzione comune) il capo dello Stato è allarmato soprattutto dalla caduta dell´economia europea. «Frenata da anni da crescenti limiti decisionali e operativi». Quasi una sindrome da declino. Chiede un «ritmo serrato» per i lavori della Convenzione perché «nelle attuali dimensioni è impossibile governare l´Europa senza rafforzarla».
      C´è poco tempo, il prossimo Parlamento dovrà disporre di regole nuove. «Da anni» il continente «perde competitività. E ha un troppo lento sviluppo economico». Difficoltà «superabili» con una «più forte direzione politica». Poi Ciampi «europeista da sessant´anni» torna ancora sulla difficoltà dell´economia. Sulla caduta di competitività «non soltanto verso la Cina ma anche verso gli Usa». Tocca a Prodi denunciare i ritardi sulle grandi infrastrutture comuni mancanti, sulle carenze di ricerca e sviluppo dove «l´Europa ha tradito se stessa», allontanandosi dal previsto 3% di sviluppo. Rischiando adesso la deindustrializzazione. Timori confermati da Solbes.
      Ciampi dà atto che il testo della Costituzione (di cui da sabato si parlerà all´Eur, dopo una cena offerta a Castelporziano) «è un´ottima base di lavoro. Per cambiarlo bisognerà prima trovare qualcosa di meglio». La Cina fa paura, certo. Ma «è sempre successo», dice, che «produzioni ad alta intensità di lavoro si trasferiscano dove la manodopera costa meno». Ben venga la concorrenza, «purché leale». Piuttosto, dice Ciampi, «una volta fatto l´euro è mancato un nuovo slancio verso altri obiettivi. Giustamente in Svezia adesso ci si chiede a che serve una moneta unica se poi l´economia cresce meno di prima». Provenendo da uno dei padri storici dell´euro, la critica, anonima ma scandita proprio dentro la sala del governo comune d´Europa, non potrebbe essere più bruciante.