Un paracadute per i fondi pensione

24/10/2003





 
   



24 Ottobre 2003
ECONOMIA








 



              Un paracadute per i fondi pensione
              Nel forum di Assogestioni in discussione la obbligarietà del conferimento del Tfr alla previdenza integrativa

              PAOLO ANDRUCCIOLI


              MILANO
              Fondi pensioni tema cardine del terzo Forum di Assogestioni presentato ieri a Piazzaffari dal presidente Guido Cammarano. Al centro del dibattito il mancato decollo dei fondi pensione e il successo limitato delle polizze private. Lucio Francario, presidente della Covip, la commissione di vigilanza sui fondi pensione, ha tracciato un quadro nientaffatto tranquillo e si è anche espresso a proposito delle scelte politiche, ricordando prima di tutto l’elemento che in genere viene trascurato: la caduta del tasso di sostituzione delle pensioni (il rapporto tra pensione e retribuzione). I tempi delle pensioni pubbliche che coprivano fino all’80% della retribuzione sono ormai tramontati e nel futuro i più fortunati potranno avere pensioni che copriranno il 50% della retribuzione. Francario ha messo a confronto i rendimenti medi dei fondi pensioni di categoria e di quelli aperti con il rendimento del Tfr, che ha reso in media il 3,5%, sempre al di sopra negli ultimi tre anni dei rendimenti dei fondi pensione che hanno sempre chiuso con il segno meno. Poi ha criticato la delega del governo che prevede l’obbligatorietà del trasferimento del tfr ai fondi pensione, perché «si potrà porre il problema delle garanzie che i lavoratori richiederebbero allo stato». Visto che il Tfr ha un rendimento garantito per legge, non è possibile obbligare i lavoratori a passare dal Tfr ai fondi pensione senza nessun paracadute.

              Lo stato del dibattito sui fondi pensione è stato insomma confermato dal dibattito: tutti sono convinti che i fondi pensione e la previdenza complementare debbano essere lanciati, ma molti ormai dubitato che si possa scegliere la strada dell’imposizione attraverso il Tfr. La delega Maroni sembra già archiviata.Persino Renato Brunetta, l’economista liberista, che è stato anche consigliere del «principe» (leggi Berlusconi) è convinto che dovranno essere i lavoratori a scegliere e che il trasferimento del Tfr non può essere una misura imposta. Brunetta, però, scavalcherrebbe volentieri le lentezze parlamentari per accelerare il lancio dei fondi pensione. Lo farebbe – ha spiegato ieri a Milano – attraverso un decreto legge basato sul principio del silenzio-assenso.

              Il perché non abbia funzionato finora il modello dei fondi pensione che era stato previsto otto anni fa con la riforma Dini viene attribuito a diversi fattori. Ieri si è sottolineata l’importanza degli incentivi fiscali, ma qualcuno ha anche messo il dito sulla piaga degli alti costi della previdenza gestita soprattutto dalle compagnie di assicurazione, che ieri hanno prodotto una difesa alquanto debole. Un discorso che è stato ripreso da Elsa Fornero, del Cerp di Torino, da Marcello Messori (università di Tor Vergata e presidente Mefop), ma anche dagli stessi rappresentanti dell’Assogestioni. In sostanza il discorso che alla fine ha accumunato un po’ tutti è che la previdenza complementare diventerà presto una necessità (visto il crollo dei rendimenti delle pensioni pubbliche), ma dovrà essere scelta dai lavoratori. Per Marco Liera, responsabile di Plus del Sole24 ore, bisogna anche relativizzare uno dei miti che circolano: quello del benefico effetto dei fondi per la borsa. Il Tfr però, nel suo complesso, non è affatto poca cosa. Secondo i dati Assogestioni, l’accantonamento del tfr potrebbe generare un flusso di risorse di 12 miliardi di euro l’anno.