Un palazzo a Confcommercio, Ricucci resta sospeso

03/10/2005
    lunedì 3 ottobre 2005

    Pagina 15 – Economia

    INCHIESTA DI MILANO

      Un palazzo a Confcommercio,
      Ricucci resta sospeso

        I magistrati indagano sull’«anticipo» di 39 milioni versato dall’organizzazione di Billè

          MILANO – Un pasticcio immobiliare da 39 milioni di euro con la Confcommercio di Sergio Billè. Nuovi sospetti sui soci occulti nella scalata alla Rcs. Un telefonino svizzero non intercettabile fornito segretamente al complice Fiorani. E un’altra bugia per coprire il «concerto» su Antonveneta, smascherata però dal segretario dello stesso banchiere dimissionario. Sono queste le principali motivazioni che hanno convinto il giudice Clementina Forleo a rinnovare per altri due mesi, su richiesta dei pm Eugenio Fusco e Giulia Perrotti, la sospensione giudiziaria dell’immobiliarista romano Stefano Ricucci.

          La Guardia di Finanza ha invece notificato la cessazione della stessa misura cautelare, che era scattata il 2 agosto, per gli altri tre protagonisti della scalata italiana ormai fallita ad Antonveneta: per il banchiere di Lodi Giampiero Fiorani, il suo ex direttore finanziario Gianfranco Boni e il finanziere bresciano Emilio Gnutti, dunque, l’interdizione dalle società inquisite è scaduta ieri senza proroghe. La Procura nel loro caso non ha chiesto un provvedimento-bis ritenendolo ormai superato: questi tre indagati, infatti, hanno comunicato ai magistrati le dimissioni da tutte le cariche per cui furono sospesi. Gnutti in particolare ha dovuto lasciare le società indagate, come Fingruppo e Gp Finanziaria, ma può restare al vertice di Hopa, la finanziaria rimasta estranea alla scalata-pirata ad Antonveneta. Che Ricucci resti così l’unico interdetto lascia «allibito» il suo avvocato Corso Bovio: «E’ stato violato ogni principio di equità e di logica».

          Il contratto di Billè – L’interdizione-bis di Ricucci è motivata, secondo le prime sommarie indiscrezioni, anche da un affare sospetto con la Confcommercio presieduta dall’amico Sergio Billè (già sentito come testimone). Ricucci, secondo gli accertamenti della Gdf, risulta aver siglato un contratto preliminare di vendita di un immobile per 60 milioni di euro con la Confcommercio. Il primo problema è che l’immobiliarista romano sarebbe riuscito a incassare ben 39 milioni, cioè due terzi del prezzo, già con quel preliminare, prima del rogito. Quei soldi inoltre sarebbero finiti da Magiste (il gruppo ufficiale di Ricucci) alla Garlsson (la misteriosa società off-shore usata per scalare Antonveneta ed Rcs), che li avrebbe prontamente dati in garanzia a Bpl Suisse, cioè alla controllata svizzera con cui la banca di Fiorani ha finanziato il concerto. Di questo affare si sarebbe discusso in un incontro riservato con gli stessi funzionari di Bpi che ai primi di luglio cercavano di convincere la Banca d’Italia ad autorizzare l’Opa nonostante i dubbi sul patrimonio della banca e sui suoi fidi svizzeri ai concertisti.

            RCS, scalata off shore – Il giudice Forleo, motivando il nuovo stop, torna a sottolineare che sono in corso indagini delicatissime per identificare se Ricucci, che continua a dichiarare di aver rastrellato il 20% di Rcs solo con soldi propri, abbia in realtà soci occulti. Questo troncone d’indagine punta soprattutto sull’origine e sull’utilizzo della Garlsson, la off-shore delle Isole Vergini già inquisita per Antonveneta, ma che in realtà sarebbe stata usata anche per scalare il gruppo Rizzoli – Corriere della Sera. I magistrati rimarcano tra l’altro che Ricucci ha continuato a fare pubbliche dichiarazioni su Rcs, influenzandone il valore in Borsa, durante i primi due mesi d’interdizione ora raddoppiati.

              Telefoninin e appunti – Contro Ricucci pesano poi le «contraddizioni» già anticipate dal «Corriere». Nell’interrogatorio del 19 settembre, Ricucci nega di aver mai passato a Fiorani telefonini segreti, elencando senza problemi i propri cellulari lussemburghesi. Senonché lo stesso Fiorani, il 31 agosto, aveva invece ammesso di aver ricevuto da Ricucci un telefonino svizzero non intercettabile, pur sostenendo di averlo usato una volta sola. Un’altra presunta bugia riguarda la bozza annotata del discorso di Ricucci all’assemblea di Bpi, stranamente sequestrata nell’ufficio di Fiorani. Ai pm Ricucci racconta che fu lui stesso a dettarla per comodità, durante la visita del 27 aprile, al segretario di Fiorani, Rosario Mondani. Solo che quest’ultimo, interrogato in contemporanea, giura il contrario: è stato Fiorani a dettargli il discorso di Ricucci e a chiedergli pure di mentire sul fatto agli ispettori della Consob.

                Paolo Biondani