«Un nuovo patto fiscale per salvare il Paese»

30/01/2006
    sabato 28 gennaio 2006

    Pagina 14 – Economia & Lavoro

    «Un nuovo patto fiscale per salvare il Paese»

      Epifani: da Prodi un piano di forte cambiamento. Tremonti propone un euro-bond per investire

      di Giampiero Rossi / Milano

        FUTURO – «Serve un patto fiscale per trovare le risorse di cui ha bisogno il Paese per uscire dalla difficile situazione in cui si trova e per ridistribuire il reddito tra i cittadini». È questo, nelle parole di Guglielmo Epifani, il perno delle richieste della Cgil al futuro gover-

          no. Il segretario nazionale della Cgil ha concluso a Mantova il nono congresso regionale della sua confederazione, che ha confermato Susanna Camusso alla guida della segreteria. E ha rilanciato i temi dell’agenda politica dei prossimi anni.

            «Diventa centrale il patto fiscale – ha detto Epifani a Mantova, concludendo il congresso regionale della Cgil Lombardia – rivendichiamo di fronte a un quadro politico rinnovato l’esigenza di ripartire da un patto fiscale che leghi tutti i cittadini. E dentro al patto ci sono queste questioni: il bisogno di riconnettere il tessuto tra cittadino e cittadino e tra cittadino e istituzioni, riconoscendo i limiti dei diritti e dei doveri di ognuno. Serve, quindi, giustizia sociale e solidarietà: basta, dunque, con i condoni ma bisogna avere il coraggio europeo di tassare le speculazioni finanziarie, di far emergere il lavoro nero e di lottare contro l’evasione e l’elusione fiscale».

              Epifani ha poi precisato meglio il concetto di patto fiscale: «Vuol dire avere un principio di misura nel reperimento di risorse necessarie a sostenere i bisogni del paese che vada a prenderle dove ci sono. Al futuro governo chiediamo di misurarsi sui problemi della sanità, dei servizi, degli anziani, della scuola, tutti temi che 1′attuale governo non ha mai discusso con noi». E ai due poli in competizione il leader della Cgil ha rinnovato l’invito a dire ai cittadini «quali politiche sociali, industriali ed economiche intendono fare». A Prodi «abbiamo scritto una lettera invitandolo a ripartire da un programma che si proponesse una politica forte di cambiamento del paese. Non so se Prodi l’abbia recepito non avendo sotto gli occhi il suo programma definitivo ma spero che lo faccia. Il programma per noi è fondamentale, però insieme bisogna dare al paese l’idea di un lavoro di lunga lena: non basterà, infatti, vincere le elezioni, occorre un governo di lungo respiro in grado di affrontare i problemi». Infine, al prossimo governo Epifani ha chiesto «due operazioni»: «Bisogna cancellare le leggi che non vanno e sostituirle con altre, mi riferisco alla scuola, alla legge 30, alla Bossi-Fini. E occorre fare un welfare più decente in modo da garantire e allargare i diritti per tutti».

                Ma intanto c’è ancora Berlusconi, che «sta illustrando un’Italia distante dagli italiani e la sua campagna elettorale dimostra il disprezzo per milioni di cittadini in difficoltà». Il quadro dell’Italia che il cavaliere nasconde è grigio, secondo Epifani: «Da cinque anni collocata all’ultimo posto nelle classifiche di crescita, dove aumentano solo i consumi opulenti, in cui basta, una nevicata per bloccare autostrade, aeroporti e ferrovie, e dove non esiste una grande azienda tra le prime cento del mondo, E anche l’etica pubblica si è affievolita quando il governo propone un condono dietro l’altro».

                  E sul tema delle tasse, da Davos arriva la nuova proposta del ministro dell’Economia Giulio Tremonti, che parla di un patto che consenta di attribuire all’Europa potere tributario e in contemporanea la possibilità di emettere debito pubblico, tramite un euro-bond che consenta di finanziare i progetti di Lisbona e raccogliere fondi per difesa e spazio. L’idea – spiega Tremonti – è «quella di aumentare la politica», attribuendo maggiori responsabilità a livello europeo, non certo quella «di mettere nuove tasse».