Un nuovo disegno di legge? La Cgil dice subito «no»

23/05/2002







(Del 23/5/2002 Sezione: Economia Pag. 9)
Possibile una mediazione. Pezzotta: se non ci convocano riparte la mobilitazione

ROMA
Che ci sia un gran movimento, sull´articolo 18, questo è chiaro. Che una «soluzione» della vicenda sia vicina – come il possibile spostamento delle norme più contestate della delega in un altro disegno di legge – questo è tutt´altro che scontato. Che Cisl e Uil – come qualcuno lascia intendere – siano già d´accordo con esponenti del governo per concordare questo «pseudo-stralcio», invece, non è affatto vero. Parola di Savino Pezzotta, che raggiunto in serata spiega con veemenza che «non c´è nessun accordo della Cisl. Zero. E se non mi convocano a un tavolo, proclameremo la mobilitazione». Smentita anche in casa Uil: «la nostra risposta la daremo al tavolo negoziale», scandisce un seccato numero due Adriano Musi, reduce da un «insoddisfacente» incontro al ministero dell´Economia sulla delega fiscale. «Spostare le norme che modificano l´art.18 in un ddl separato – puntualizza il segretario confederale Uil Paolo Pirani – non mi sembra una soluzione praticabile. Ho molte perplessità su un percorso che non sarebbe trasparente. E il Comitato centrale della Uil ha appena votato un documento in cui conferma la contrarietà a ogni modifica del "18"». Scontato, invece, il «no» assoluto della Cgil: «delega o un disegno di legge sarebbero per noi la stessa cosa – dice da Caserta Sergio Cofferati – il governo deve cancellare qualsiasi modifica dell’art.18 e dell’arbitrato. Se ciò non avverrà non ci saranno le condizioni per la ripresa del confronto e si andrà ad una nuova fase di mobilitazione, compreso il ricorso a un nuovo sciopero generale». Linea dura dei sindacati, dunque: eppure negli stati maggiori di Cgil-Cisl-Uil si fa strada la sensazione che – con incertezze, dubbi e grande fatica – il governo (o meglio, Berlusconi) si sia convinto che la telenovela dell´articolo 18 debba essere chiusa, anche a costo di un «sacrificio», di un «passo indietro». Il problema, riflettono i sindacalisti a taccuini chiusi, è il «modo» per uscirne. Dentro le confederazioni ci sono idee e approcci molti diversi, si sa, e molti in Cisl e Uil non sarebbero insensibili a una proposta di mediazione soddisfacente, mediazione che invece per la Cgil «non esiste». Non sfugge nemmeno ai «duri» di Cofferati che se il governo optasse davvero per inserire all´interno di un disegno di legge separato la riforma dell´art.18, di fatto il testo avrebbe ben poche probabilità di arrivare in porto, tra i tanti provvedimenti urgenti o meno che già ingorgano il Parlamento. Uno stralcio solo rinviato, dunque. Ma i «dialoganti» di Cisl e Uil – già scottati aspramente nei mesi scorsi – sono molto riluttanti a prendere impegni con il governo: non si capisce chi «ha il boccino in mano». Fini si è defilato. Maroni appare in difficoltà. Tremonti propone una soluzione – l´innalzamento della soglia di dipendenti – che in casa Cisl viene definita «inaccettabile, in controtendenza». E dunque, fino a nuovo ordine i leader sindacali – sia pure con orizzonti e intenzioni diverse – insistono sulla rotta prestabilita. La Cgil dice no a ogni cosa che non sia il puro e semplice stralcio, e minaccia lo sciopero generale, che pure vorrebbe unitario. Cisl e Uil non gradiscono affatto che sia l´ingombrante Cofferati a dettare l´agenda del cosa e come trattare (e del come e quando scioperare). E preferiscono parlare di «mobilitazione» se non arriverà, ormai dopo le elezioni amministrative, l´agognata convocazione del governo. Tutti ad aspettare le prossime mosse di governo e Confindustria. Antonio D´Amato – come Pezzotta si augura – farà un´apertura alle esigenze delle confederazioni? Il presidente del Consiglio si deciderà a varcare il Rubicone, «inventando» una soluzione sull´art.18 che non potrà che prevedere l´eliminazione di almeno una o due fattispecie di lavoratori cui verrebbe applicata la riforma? Altrimenti, la risposta sarà inevitabile: protesta, manifestazioni, altri scioperi. Che ridurranno ulteriormente il dato Istat sul prodotto interno lordo.

Roberto Giovannini