Un nuovo contratto per le colf

12/03/2001

Il Sole 24 Ore








Accordo fatto tra le parti sociali
Divieto di licenziamento nei 5 mesi di astensione
Un nuovo contratto per le colf: più garanzie per la maternità
G.Ne.
ROMA Era scaduto nel 2002 e la nuova intesa è stata raggiunta ieri. Il nuovo contratto delle colf si prepara così a tagliare il traguardo. Entro il 19 aprile, infatti, dovrà concludersi l’iter di consultazione della base da parte delle organizzazioni che rappresentano i lavoratori (le federazioni del commercio delle tre principali confederazioni Cgil, Cisl e Uil) e i datori di lavoro (Domina e Fidaldo). Il contratto, che scadrà il 7 marzo 2005, regolamenterà i rapporti di lavoro di una popolazione in realtà indeterminata di lavoratrici. Il peso del "nero" è, infatti, ancora prevalente nel settore. Secondo gli ultimi dati Inps disponibili, datati 1998, su una popolazione lavorativa stimata in 1,4 milioni di persone, solo 216mila collaboratrici risultavano regolarmente assunte. Di queste 216mila ben 103mila provenivano da Paesi extra-Ue e per l’87% erano donne.

L’accordo introduce innanzitutto una novità di peso in tema di maternità: viene, infatti, stabilito il divieto assoluto di licenziamento dall’inizio della gravidanza e per i cinque mesi di astensione obbligatoria. Finora la legge sulla maternità non interveniva a tutelare queste lavoratrici. Per quanto riguarda l’orario di lavoro, la modifica principale coinvolge le colf conviventi, quelle collaboratrici familiari cioè che vivono insieme alla famiglia. Per loro, dalle attuali 55 ore settimanali si passerà a 54. Per le colf a ore si passerà invece, gradualmente, dalle attuali 48 a 44. Gli aumenti salariali saranno nell’ordine del 2,5% per le colf a ore e del 7,5% per le lavoratrici conviventi e per le prestazioni di assistenza e presenza notturna. Il contratto scommette poi anche su forme di flessibilità già ampiamente sperimentate in altri comparti: è il caso del lavoro interinale cui si potrà fare ricorso in caso di sostituzione del personale in malattia o maternità. Il Tfr potrà anche essere anticipato sino alla misura del 70 per cento.

A una futura trattativa è invece affidata la definizione di una serie di istituti. Le parti dovranno, infatti, accordarsi per la costituzione di una vera e propria cassa mutua, che verrà alimentata con i contributi delle famiglie, ma che interverrà a rimborsare i costi sostenuti per il versamento dell’indennità di malattia. Dovrà poi partire un ente bilaterale di servizio con l’obiettivo di assicurare idonei percorsi formativi, di informare colf e famiglia in materia di sicurezza e di individuare strumenti idonei per l’emersione del lavoro nero. E su questo punto il parere di Mariella Meschieri, responsabile del settore per Filcams-Cgil, è cauto: «Il recente riconoscimento della deducibilità fiscale per i contributi versati rappresenta sicuramente un passo avanti. Ma da sola non è sufficiente e, probabilmente, dalla leva fiscale si poteva pretendere di più per rendere conveniente l’assunzione da parte delle famiglie».

Sabato 10 Marzo 2001

 
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