Un milione di euro per la flessibilità

19/03/2003

ItaliaOggi (Lavoro e Previdenza)
Numero
066, pag. 32 del 19/3/2003
di Daniele Cirioli


Una circolare del ministero del lavoro sui progetti di azioni positive finanziati dalla legge 53/00.

Un milione di euro per la flessibilità

Alle aziende private incentivi per conciliare lavoro e famiglia

La flessibilità paga fino a un milione di euro. Questo, infatti, per ciascun progetto, il limite massimo previsto per il finanziamento. Dagli incentivi sono escluse le pubbliche amministrazioni e gli pubblici. Chi realizza un progetto incentivato, dovrà tenere una contabilità separata da quella aziendale. Sono queste alcune delle precisazioni fornite dal ministero del lavoro, nella circolare n. 4 del 10 marzo scorso, riguardo i progetti di azioni positive per la flessibilità finanziati con contributi dalla legge n. 53/00 (la riforma dei congedi parentali). Allegate alla nota, il ministero trasmette anche le linee guida per la compilazione del modello di domanda per l’ammissione ai finanziamenti.

I finanziamenti alla flessibilità. L’argomento concerne gli incentivi, previsti dalla citata legge n. 53/00, nella forma di contributi a carico del fondo per l’occupazione, a favore delle aziende che applichino accordi contrattuali che prevedono azioni positive per la flessibilità, alla cui attuazione destina risorse annuali, a partire dal 2000, fino a un massimo di euro 20,658 milioni (la metà delle risorse disponibili è destinata alle piccole imprese, quelle nelle quali, cioè, la forza occupazionale non supera i 50 dipendenti).

La recente circolare precisa che il limite massimo del finanziamento richiesto per ciascun progetto è pari ad un milione di euro.

Le novità. La previsione di legge è stata attuata con il dm 15/5/01 (si veda ItaliaOggi del 12 giugno 2001), mentre il ministero del lavoro ha fornito le prime indicazioni operative l’anno scorso, con la circolare n. 14 (si veda ItaliaOggi del 20 marzo 2002). Facendo seguito a tale nota, la circolare n. 04/03 il ministero fornisce alcune precisazioni in ordine alle modalità di accesso ai benefici e ai costi ammissibili al finanziamento.

Prima di tutto, specifica che i soggetti ammessi a richiedere il finanziamento sono le imprese private e quelle a partecipazione o a capitale pubblico (per esempio Asl, oppure aziende municipalizzate), restando escluse le pubbliche amministrazioni e gli enti pubblici. Le linee guida, al riguardo, aggiungono che nella domanda è opportuno che le imprese con oltre 100 dipendenti indichino se il rapporto sulla situazione del personale, previsto all’articolo 9 della legge n. 125/91, sia stato o meno inoltrato alla Consigliera di parità regionale e alle rappresentanze sindacali dell’azienda.

In merito ai progetti che prevedono la sostituzione dell’imprenditore o del lavoratore autonomo, il ministero chiarisce che i relativi sostituti devono essere altri imprenditori o lavoratori autonomi, da intendersi secondo le figure professionali esplicitate nel codice civile.

Con riferimento ai costi ammissibili, la circolare precisa che il contributo concesso per il costo aggiuntivo del lavoro, ad esempio nell’ipotesi del part-time, sarà pari all’80% del costo da sostenere. Inoltre, che non sono ammissibili le spese per acquisto di materiali hardware e software, che invece possono essere noleggiati per il tempo strettamente necessario all’attuazione del progetto. Altresì, che non sono ammissibili le spese di cancelleria né il rimborso dei costi connessi all’eventuale mancata produzione aziendale.

In relazione ai programmi di formazione per il reinserimento lavorativo, il ministero precisa che sono rimborsabili le ore prestate dal personale interno addetto alla formazione con funzioni di tutor o di docente.

Ai fini della successiva verifica da parete dei servizi ispezioni delle direzioni provinciali del lavoro e del monitoraggio che sarà effettuato dal ministero del lavoro, i soggetti fruitori degli incentivi dovranno tenere la contabilità relativa al progetto separata da quella aziendale generale. In virtù di tanto, ad esempio, nel caso di telelavoro andrà installata una linea telefonica dedicata.

Infine, il ministero ricorda che le imprese beneficiarie sono tenute a comunicare al ministero del lavoro, direzione generale per l’impiego, divisione IV, via Fornovo 8, 00192 Roma, la data di inizio delle attività progettuali.