Un miliardo per il turismo al Sud

27/09/2002

      27 settembre 2002




      ITALIA-ECONOMIA


      Un miliardo per il turismo al Sud

      Sviluppo Italia lancia la formula dei poli integrati: si inizia con Ostuni in Puglia e Sciacca in Sicilia, poi la Calabria

      Martino Cavalli


      MILANO – Investimenti complessivi per un miliardo di euro, 10mila posti di lavoro, 25mila nuovi posti letto per attrarre centinaia di migliaia di turisti, in buona parte dall’estero, e cercare di contrastare il successo dei distretti spagnoli della Costa del Sol e delle Canarie. Non si può dire che Sviluppo Italia abbia programmi poco ambiziosi, in tema di turismo e Mezzogiorno. E così, dopo esperienze non sempre incoraggianti, la finanziaria pubblica ci riprova, con un masterplan da concretizzare più o meno nell’arco di sei anni attraverso una logica del tutto nuova. Si parte da un’alleanza forte con la Regione, si individua un’area da destinare a polo di sviluppo turistico integrato (quindi anche sport, tempo libero, congressi, fitness etc.), si concentrano su un territorio relativamente piccolo delle risorse consistenti. Così per la Puglia si punterà su Ostuni e il distretto della Costa dei Trulli, per la Sicilia si farà invece riferimento all’area di Sciacca (Agrigento). Per la Calabria, ancora non è stata individuata l’area di riferimento. Per quel che riguarda l’aspetto finanziario, Sviluppo Italia dovrebbe farsi carico di un terzo dell’investimento, suddividendo il resto tra fondi pubblici (regionali, in buona parte riconducibili ai finanziamenti europei, ma anche del Governo centrale) e investitori privati. In Puglia, Ostuni è solo il baricentro di un’area più vasta che comprende 11 Comuni nelle province di Bari, Brindisi e Taranto, con buone infrastrutture aeroportuali, stradali e ferroviarie, ma non portuali. L’afflusso di stranieri è deludente (18%), l’offerta è qualitativamente bassa, i villaggi vacanze pesano solo per il 7% sui posti letto complessivi mentre c’è un forte ricorso ad alloggi privati e camping. Il classico turismo a basso valore aggiunto, che Sviluppo Italia vuole trasformare aumentando del 60% gli arrivi, allungando la permanenza media, portando la quota degli stranieri al 30% e raddoppiando il tasso d’occupazione degli alberghi. Per Sciacca saranno necessari investimenti per almeno 140 milioni, come ha dichiarato lo stesso amministratore delegato di Sviluppo Italia, Massimo Caputi. Il progetto prende le mosse dall’acquisizione, effettuata dalla finanziaria pubblica, per 5 milioni di euro, dell’area ex Sitas, 46 ettari già di proprietà dell’Espi, l’ente siciliano per la programmazione industriale, in liquidazione. Entro novembre Sviluppo Italia presenterà alla Regione il master plan e poi inizierà la ricerca di un partner di livello internazionale. Le stime indicano la creazione di 4mila posti letto, che si aggiungeranno ai 4mila già esistenti, e di circa 2mila posti di lavoro fra diretti e indiretti. Sempre in Sicilia, però, Sviluppo Italia pensa anche a una rete di porti turistici che potrà essere fruibile già a giugno 2003. L’accordo con la Regione prevede infatti un investimento di 20 milioni per attrezzare strutture già esistenti secondo gli standard della nautica da diporto. Tra i siti individuati, quelli di Capo d’Orlando, Cefalù, Catania, Sciacca, Capo Granitola. La rete sarà gestita da Italia Navigando, società legata a Sviluppo Italia. Gli ormeggi siciliani saranno 500, dislocati in 5 porti con una disponibilità di 3mila posti barca. Una sfida ambiziosa, dunque, e certo non facile. A parte l’attuale dibattito sulla gestione degli interventi nel Sud, la politica e l’economia abbondano di luoghi comuni sullo sviluppo del turismo nel Mezzogiorno, ma nei fatti non sono mai state utilizzate seriamente risorse umane e finanziarie in questa direzione. Insud e Gepi-Itainvest in passato hanno combinato poco. E la stessa Sviluppo Italia, per restare nell’universo delle finanziarie pubbliche, pochi mesi fa è uscita dal capitale di Valtur abbandonando uno sfortunato progetto per il Mezzogiorno. Nel frattempo i fondi europei continuano ad essere convogliati in mille rivoli poco significativi, mentre gli aspetti organizzativi, gestionali e promozionali vengono sostanzialmente trascurati. Esattamente il contrario di quello è stato fatto dagli spagnoli in Costa del Sol o alle Canarie.