Un miliardo l’anno per scalini e quote

16/07/2007
    domenica 15 luglio 2007

    Pagina 5 – Economia

      Un miliardo l’anno per scalini e quote
      e potrebbero aggiungersi gli incentivi

        Aumento dei contributi per i parasubordinati. Esclusa dall´aumento dell´età una più folta platea di lavori usuranti

        ROBERTO MANIA

        ROMA – Un miliardo di euro l´anno da trovare per sostituire lo scalone di Maroni con gli scalini e le quote, esentando dalla riforma delle pensioni di anzianità coloro che svolgono attività usuranti. È l´ultimo ostacolo che si frappone alla definizione della proposta del premier, Romano Prodi. Risolto il rebus della copertura finanziaria, i tempi per l´accordo sulle pensioni potrebbero essere strettissimi.

        Il piano Prodi dovrebbe arrivare al tavolo del negoziato tra martedì e mercoledì ma le linee generali sembrano ormai piuttosto solide. Tuttavia, proprio il tipo di intreccio che si sceglierà tra scalini (cioè l´aumento graduale dell´età) e le quote (somma tra età anagrafica e anni di versamenti contributivi) determinerà l´entità dei finanziamenti da recuperare con risparmi o nuove entrate nel sistema previdenziale. In ogni caso si ragiona all´interno di una forchetta tra 900 milioni e un miliardo. Di certo è in arrivo un nuovo aumento delle aliquote contributive dei lavoratori parasubordinati: dovrebbero salire al 25-26 per cento contro l´attuale 23,5 per cento stabilito con l´ultima Finanziaria (era il 18,2 per cento). Questa misura fa parte della strategia del ministro del Lavoro, Cesare Damiano, di rendere il lavoro non standard più caro per evitare abusi. Risorse via via crescenti dovrebbero pervenire dalle sinergie (inizialmente non proprio una fusione) tra gli enti previdenziali. Inevitabile una sforbiciata sui privilegi che ancora sopravvivono nel sistema previdenziale pubblico. All´appello, però, mancherebbero ancora 500 milioni.

        Sull´opzione scalini e quote c´è un consenso piuttosto ampio, al di là di alcune rigidità della Uil, sul fronte sindacale, e di Rifondaziome comunista, su quello politico.

        Il passaggio, dal prossimo anno, da 57 anni a 58 anni (sempre con 35 anni di contributi) per accedere alla pensione di anzianità appare assodato. Dal 2009 o dal 2010 potrebbe scattare il meccanismo delle quote o un nuovo incremento dell´età (59 anni). La prima quota potrebbe essere fissata a 95 (60 anni con 35 di contributi, ma anche 59 e 36, 58 e 37) e poi salire fino a 97. Il mix di scalini e quote permetterebbe di avere un certo margine di certezza sugli effetti finanziari senza comprimere un po´ di flessibilità. Che potrebbe essere rafforzata introducendo nello schema scalini-quote anche gli incentivi a restare. Mirati, in particolare, sui lavoratori di età più bassa anche se con alle spalle una lunga carriera professionale. Il punto debole del sistema delle quote, infatti, sta proprio nel fatto che permette di andare in pensione anche a persone relativamente giovani che però hanno iniziato a lavorare presto. L´incentivo potrebbe essere la carta per ridurre il numero di uscite precoci.

        Le nuove regole non dovrebbero riguardare chi matura i 40 anni di contributi. Costoro dovrebbero poter continuare ad abbandonare il lavoro con le quattro finestre annuali di uscita. Per tutti gli altri le finestre scenderanno a due dal 2008. Esclusi anche i lavori usuranti (a cominciare dai turnisti a ciclo continuo e gli addetti alla catena di montaggio), tra i quali non figurerebbero però gli insegnanti come chiedono la Uil e Rifondazione.