Un mese all’Asinara per difendere il lavoro

26/03/2010

Ieri sono sbarcati i calciatori della squadra di Porto Torres, neovincitori della Coppa Italia dei non professionisti. L’hanno portata all’Asinara, assieme alle magliette firmate e a un pallone. Ogni giorno c’è una sorpresa, sono arrivati in tanti a esprimere solidarietà e partecipazione. È passato un mese da quando gli operai della Vinyls hanno deciso di trasferirsi sull’isola per testimoniare il loro impegno ad avere un lavoro, un reddito, almeno una speranza per il futuro. Si sono isolati ulteriormente, loro che già sono abituati a vivere in Sardegna, nella sede dell’ex carcere Diramazione centrale. La politica, i litigi, le telefonate di Masi, i comizi di Berlusconi, qui tutto è attutito. L’unica cosa che conta per questi lavoratori è che maturi al più presto una soluzione per la loro azienda, che l’Eni si impegni a dare a una mano, che finalmente quel gruppo
arabo del Qatar, la Ramco, possa acquistare gli impianti e li faccia ripartire.
Al telefono Giuliano Sechi, 33 anni, sposato senza figli, con un mutuo da pagare per la casa appena finita, racconta la situazione dopo queste settimane “in trasferta” all’Asinara: «Dopo un mese di occupazione possiamo dire che il nostro obiettivonon è stato ancora raggiunto, le nostre aspettative sono andate deluse, non si è mosso quello che si doveva muovere. Le ipotesi di vendita della Vinyls ci sono, ma i tempi sono troppo lunghi, sono improponibili per noi, siamo tutti a rischio». Gli arabi della Ramco sono pronti a fare un’offerta ai commissari della Vinyls per rilevare l’impresa, vorrebbero prendere l’intero “ciclo del cloro”, anche l’impianto dell’Eni di Assemini. Il gruppo guidato da Paolo Scaroni, di cui lo Stato possiede ancora il 30% del capitale, ha garantito il suo impegno, anzi ha assicurato di essere pronto da mesi a chiudere l’accordo per gli impianti sardi. E allora cosa si aspetta, si chiedono i lavoratori? Ci sono certamente dei problemi, ad esempio l’Eni vanta un credito di 100 milioni di euro nei confronti della Vinyls. Forse i commissari non sono pronti, probabilmente gli arabi non hanno svelato tutte le carte. E così passano i giorni, le settimane. Il petrolchimico di Porto Torres, nonostante gli accordi firmati e le promesse di rilancio industriale, rimane sull’orlo del disastro. In questa situazione di incertezza i lavoratori restano sull’isola. «Per fortuna il tempo è un po’ migliorato, non fa più così freddo comenelle scorse settimane» aggiunge Giuliano, «anche se siamo stanchi, ci manca la famiglia, la casa, i miei colleghi vogliono vedere i figli ». In aiuto agli operai della Vinyls sono arrivate tante testimonianze: i lavoratori dell’Alcoa, le donne del call center Electa di Sassari, messaggi da tante aziende presidiate in tutta Italia, è arrivato pure uno chef con il suo gruppo di cuochi a preparare un buon pranzo per gli occupanti. Ieri sono sbarcatisull’isola anche i giornalisti della France Presse. «La cosa che più ci ha colpito è stata la reazione dei giornali e della tv, siamo riusciti a far parlare di noi e dei nostri problemi dopo tanto silenzio» racconta al telefono l’operaio Giuliano, «su Facebook siamo arrivati quasi a 80mila iscritti, ci scrivono da tutta Europa, abbiamo ricevuto messaggi anche dal Messico…». Ma fino a quando volete restare sull’Asinara? «Non lo so, è sempre più difficile, ma dobbiamo resistere. Speriamo di riuscire a risolvere la situazione dell’azienza al più presto, ma non dipende solo dalla nostra lotta. Se il governo si muove forse si può giungere presto a una svolta. Noi siamo pochi ma iniziamo a dare fastidio, in tanti parlano degli operai dell’Asinara, l’Eni non può essere soddisfatto maloro sono molto potenti, possono fare pressioni, possono arrivare dove nemmeno i governi riescono ».