Un mercato più dinamico ma restano gli squilibri

29/09/2004


            mercoledì 29 settembre 2004

            sezione: ECONOMIA ITALIANA data: 2004-09-29 – pag: 13
            Un mercato più dinamico ma restano gli squilibri
            di LUCA PAOLAZZI
            Il migliore dei mondi possibili. Con la disoccupazione in calo, ai minimi da dieci anni. Un nuovo balzo dei posti di lavoro, quasi tutti creati al Sud. Soprattutto donne. Meno contratti a tempo determinato (i "precari") e più a tempo indeterminati (il "vero posto").
            Le nuove statistiche dell’Istat, profondamente modificate, ci riconsegnano un mercato del lavoro italiano più equilibrato. Scovando, tra le pieghe delle recenti revisioni demografiche, 187mila occupati in più (riferiti alla media 2003), che innalzano la quota di persone che lavorano sul totale della popolazione.
            Si può ricordare che la precedente revisione, effettuata nel ’99, aveva "scoperto" altri 224mila posti, ma soprattutto aveva modificato nettamente la traiettoria dell’occupazione, rivelando una dinamica molto più accentuata, la più forte del dopoguerra.
            Tanto più impressionante perché conseguita in un periodo di lenta crescita dell’economia. Anche l’ulteriore affinamento dei dati cambia, in modo meno rilevante, l’andamento nel corso del tempo, riducendolo un po’ in tutti gli anni dal 1994 al 2002 e aumentandolo significativamente nel 2003 (dall’1% all’1,5%). Quest’ultimo elemento potrà avere effetti in sede di ricalcolo delle stime del Pil, migliorando la perfomance dell’anno passato (sebbene non potrà renderlo un’annata da ricordare).
            Le buone notizie finiscono qui. E cominciano quelle negative. Sul piano strutturale, la revisione non intacca in modo sostanziale la condizione di sottoccupazione della popolazione italiana, in particolare delle donne, dei giovani, delle persone con più di 55 anni, del Mezzogiorno. Il tasso di disoccupazione giovanile resta nettamente superiore a quello medio europeo, che pure è molto alto (24,6% contro 15,9%).
            La quota dei senza lavoro nel meridione, nonostante i molti progressi compiuti, rimane un multiplo di quella del Nord (15,9% contro 4%). Il part-time, che nelle altre nazioni europee è una forma molto diffusa di impiego, è in Italia del tutto marginale, ed è stato addirittura in calo nell’ultimo anno. Sul piano congiunturale, il miglioramento nel secondo trimestre 2004 segue un calo nel primo, il più forte dal quarto trimestre 1994. Se guardiamo all’andamento al Nord, ossia a quella fetta d’Italia che da sempre ha dato il la alle fasi cicliche nazionali, non c’è stato alcun avanzamento, nessun segnale che dia il senso di una svolta: tra alti e bassi, l’occupazione mostra un encefalogramma piatto dalla primavera del 2003. E ciò è la migliore spiegazione del profondo disagio che ha colpito ampie fasce della popolazione, soprattutto settentrionale. Se le difficoltà occupazionali ne sono la causa, l’aumento del costo del lavoro difficilmente può rappresentare un valido rimedio.
            Nel complesso comunque prevale l’impressione di cambiamento.
            Le nuove norme varate negli ultimi anni hanno favorito il coinvolgimento di un maggior numero di persone nel mondo del lavoro; e la partecipazione alla produzione, oltre a innalzare la dignità e ad aprire nuove opportunità personali, è anche un passaggio fondamentale nella formazione individuale. Il rammarico è che i progressi siano lenti, ma a ciò ha indubbiamente contribuito il bradisisma competitivo del sistema economico italiano.
            Oltre all’opera incompiuta delle riforme strutturali, in particolare nel welfare.