Un lavoro più flessibile? No, grazie

23/02/2005

    Mercoledì 23 febbraio 2005

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      Un lavoro più flessibile? No, grazie
       
      Lo stato di attuazione dei contratti introdotti dalla riforma Biagi a 16 mesi dall’entrata in vigore.
      Arenati i contratti di tirocinio, apprendistato e part-time
       
      Daniele Cirioli
      Al supermarket del lavoro nessuno fa la spesa al bancone delle nuove flessibilità. Sarà forse perché si parla troppo di ´mercato’ del lavoro; e al mercato nessuno più compra a scatola chiusa. Con oggi fanno 16 i mesi di vigenza della riforma Biagi. Una riforma ambita da più parti sotto l’emblema della flessibilità, a cominciare dalle imprese alle quali, tuttavia, sembra ora interessare poco, stando alle stime di utilizzo dei nuovi istituti contrattuali. Ma è troppo presto per tirare le somme: molti dei nuovi contratti di lavoro, dai quali si attende lo slancio occupazionale, sono fermi al palo delle norme regolamentari. Per esempio, l’apprendistato è in sperimentazione in sette regioni su 20, il lavoro accessorio non è operativo, i tirocini sono stati dichiarati incostituzionali. Quelli operativi (contratto di inserimento, lavoro a progetto, lavoro intermittente) sono ingarbugliati in norme a tratti poco chiare e indecifrabili. Per esempio, il contratto d’inserimento porta in sé il giallo sugli incentivi, la cui disciplina è stata oggetto di un simpatico confronto di posizioni tra l’Inps e il ministero del lavoro; le co.co.co. senza progetto si riteneva doverle considerare ´rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato sin dalla data di costituzione del rapporto’ (articolo 69, comma 1, dlgs n. 276/03), ma è stato poi precisato che si è trattato di uno scherzo del legislatore perché quella norma è ´una presunzione che può essere superata qualora il committente fornisca in giudizio prova dell’esistenza di un rapporto di lavoro effettivamente autonomo’ (ministero del lavoro circolare n. 1/04).

      In questa tempesta, le imprese preferiscono restare ancorate al porto delle forme contrattuali certe e sperimentate. Come al part-time, che si posiziona in alto nella classifica di preferenze. Il contratto a tempo parziale è stato revisionato senza troppi sconvolgimenti, ma con una dose di flessibilità che piace alle imprese, meno ai lavoratori: le clausole elastiche e flessibili. Ma, manco a farlo apposta, pure in questo caso il legislatore ha voluto lasciare un segno, clonando la normativa (dlgs n. 66/03), cosicché esistono oggi due versioni dello stesso provvedimento: una applicabile al settore privato e una valida per il settore dell’impiego pubblico.

      Al momento, dunque, le imprese preferiscono restare alla finestra. Piuttosto che comprare a scatola chiusa, cercano un assaggio, magari fatto da altri che audacemente si trasformino in cavie per sperimentare i nuovi contratti di lavoro.

      L’attuale quadro
      La tabella in pagina riporta lo stato di attuazione, contratto per contratto, della riforma del lavoro. Il sì operativo incondizionato, a oggi, vale solamente per lo staff leasing il cui via libero, tuttavia, si è avuto soltanto il 1° settembre 2004 e, dunque, ancora in rodaggio con cinque mesi di applicabilità. L’apprendistato è in fase di sperimentazione; il compito di attuazione è affidato alle regioni e alla contrattazione collettiva e, pensando all’atavica lentezza che caratterizza il sistema burocratico, probabilmente è già un buon risultato se oggi i nuovi percorsi sono praticabili in sette regioni. Un anno di vita ha il contratto d’inserimento. Pure in questo caso, l’operatività non è stata prevista automaticamente con il provvedimento legislativo di riforma, ma rimessa alla volontà delle parti in sede di contrattazione; e l’11 febbraio 2004, in via suppletiva, è intervenuto un accordo interconfederale. Il lavoro a progetto sta vivendo il periodo di transizione che terminerà il 25 ottobre 2005.

      Dopo una partenza che prometteva la rivoluzione delle collaborazioni coordinate e continuative, l’agitazione è stata sedata dalle istruzioni ministeriali: nulla da temere, perché nulla è cambiato. Il lavoro accessorio (quello di babysitter e domestici, per intenderci) non è operativo e attende interventi ministeriali. Il part-time è in buona forma, ma anche in questo caso per rendere operative le novità è necessario l’intervento della contrattazione collettiva o almeno un patto tra le parti (datore di lavoro e lavoratore). Il lavoro ripartito è funzionante ma, sono in molti a pensarlo, è stipulabile soltanto tra padre e figli o tra fratelli, cioè tra persone legate da saldi sentimenti di stima e di affetto.

      Il lavoro intermittente è pienamente operativo da novembre 2004, da quando cioè il ministero del lavoro ha individuato le causali legittimanti il lavoro a chiamata in via sostitutiva alla contrattazione collettiva. Ma seri dubbi sono nutriti in merito alle definizioni di weekend, ferie se vacanze pasquali e natalizie che sono state fornite in via amministrativa (senza valore legale, dunque) dal ministero del lavoro (circolare n. 4/05). Sul piano temporale è l’ultima occasione persa: sono i periodi che appaiono maggiormente appetibili alle imprese. (riproduzione riservata