UN LAVORATORE SU DUE SENZA CONTRATTO

05/08/2009

Relazione industriali. In autunno primo banco di prova per l`applicazione delle nuove regole previste dalla riforma su salari e inquadramenti Un lavoratore su due senza contratto Dai meccanici agli statali trattative aperte per undici settori: 12,7 milioni i dipendenti coinvolti Cristina Casadei ,.u. I meccanici sono già alle carte bollate, gli alimentaristi hanno rotto la piattaforma unitaria a un passo dall`intesa. Tutte le altre proposte di rinnovo contrattuale sono separate.
Con queste premesse si aprirà, dopo la pausa estiva, la stagione di rinnovi contrattuali del dopo riforma che preannuncia un autunno dalle trattative sindacali molto complesse. Di qui a fine anno sono n le categorie interessate, mentre se si considerano le associazioni saranno 46 le vertenze. Ad essere direttamente coinvolta è oltre la metà dei lavoratori in Italia (23,4 milioni) visto che i rinnovi riguardano 12,7 milioni di addetti, di cui quattro milione mezzo nel pubblico e 8,2 nel privato. In una fase in cui quasi il 1o% di quest`ultimo numero (8oomila) è interessata dagli ammortizzatori sociali. Allo scadere del 30 giugno, la data fissata per presentare le nuove piattaforme del rinnovo, hanno consegnato i documenti i meccanici, gli elettrici, l`energia e il petrolio, la gomma plastica (artigiani), le lavanderie, gli alimentaristi, i cartai, le tic, il turismo, la vigilanza privata, la mobilità, mentre sono ancora in preparazione quelle di chimica farmaceutica, gomma plastica (Confindustria), edilizia, assicurazioni, logistica-merci. Senza considerare che il 30 marzo del 2010 scadrà il contratto di tessile, abbigliamento, cuoio, calzature e pelletteria che riguarda 720mila lavoratori. Il settore, colpito da molte difficoltà, al punto che è stato aperto un tavolo al ministero dello Sviluppo economico è caratterizzato da buone relazioni industriali e forse potrebbero esserci le basi per partire con piattaforme molto convergenti.

Per ora di fatto ad essere partite in forma unitaria sono la trattativa della mobilità e degli alimentaristi che però hanno mancato la firma dopo 8o ore di no-stop e di fatto si sono separati. Secondo Flai-Cgil, Fai-Cisl e Uila-Uil hanno abbandonato il tavolo quando era stato raggiunto un accordo per 136 curo, mentre Fai-Cisl e Uila-Uil dicono invece che le trattative si sono interrotte dopo che la Flai-Cgil ha deciso di tratta- re separatamente con la controparte datoriale. Le trattative che si sono aperte osi stanno per aprire sono di fatto tutte separate anche se «non sono i tre anni che ci dividono – dice Valeria Fedeli che guida i tessili della Cgil -. Fatta eccezione per la Fiom che ha presentato solo il rinnovo per il biennio economico, le altre vertenze hanno piattaforme diverse ma triennali che pur essendo separate sono convergenti». Per Paolo Pirani, segretario confederale della Uil, «l`azione della Fiom riguarda solo la Fiom che, tra l`altro, è stata l`unica organizzazione a presentare una piattaforma con il vecchio modello, con il solo rinnovo del biennio economico».
Dai meccanici della Cgil è comunque arrivato un messaggio forte perché è chiaro che «non si possono rompere patti condivisi – aggiunge il segretario confederale della Cgil Susanna Camusso -. Quella di eliminare il passato sta diventando una strana mania, ma ci sono diritti acquisiti dai lavoratori e dalle lavoratrici che nessuno può pensare di cancellare», Gianni Baratta, il segretario confederale della Cisl con delega alle politiche contrattuali dell`industria e del pubblico impiego «per trentennale esperienza come segretario di categoria», non esclude colpi di scena. «Ci sono alcune categorie che hanno una grande tradizione unitaria e altre dominate da una forte marginalità- dice -. Se nelle prime sarebbe insolita una strategia separatista, nelle altre c`è la preoccupazione che mostrare troppa litigiosità sia a discapito dei lavoratori». Nei fatti però le piattaforme presentano rivendicazioni diverse soprattutto sulla parte economica. Cisl e Uil si basano infatti sull`indice Ipca che «è depurato dall`inflazione dei prodotti energetici e sta dando risultati importanti – spiega Baratta -. L`accordo del 1993 ormai era superato e questa nuova intesa tutelai redditi». Ma produce richieste diverse, quelle della Cgil sono sempre un po` più alte perché il calcolo viene fatto «valutando le tendenze inflattive del futuro e tenendo conto della necessità di tenuta dei salari – spiega Camusso -. E non prendendo in considerazione acriticamente il dato Isae».