Un lavoratore su cinque rinvia il pensionamento

15/06/2004


        MARTEDÌ 15 GIUGNO 2004

         
         
        Pagina 35 – Economia
         
         
        Anzianità, i dati dei primi 4 mesi.
        Ma i trattamenti giacenti sono 30 mila
        Un lavoratore su cinque rinvia il pensionamento
        Rinunciano in 25 mila in vista degli incentivi

        RICCARDO DE GENNARO

        ROMA – Pur avendo maturato i requisiti per la pensione di anzianità, un lavoratore su cinque «crede» negli incentivi contenuti nella riforma previdenziale del governo e sceglie di restare al lavoro. Lo dicono i dati diffusi dall´Inps e relativi ai primi quattro mesi dell´anno. Niente «fuga» verso la pensione, dunque, ribadisce l´istituto guidato da Giampaolo Sassi, che mette insieme lavoratori dipendenti, agricoltori, artigiani e commercianti. Nel primo quadrimestre sono andati in pensione con l´anzianità 91.916 lavoratori: l´Inps prevedeva di liquidare 117.300 pensioni, questo significa che il 21 per cento dei lavoratori, uno su cinque appunto, non ha fatto scattare l´opzione del pensionamento. Recentemente il ministro dell´Economia, Giulio Tremonti, aveva dichiarato che sta rinunciando alla pensione addirittura un lavoratore su due.
        Restando alle cifre dell´Inps, tra gennaio e aprile 25mila persone hanno preferito restare al lavoro. È vero che anche in passato, quando non era previsto il superincentivo del 32,7 per cento (cioè i contributi, che – nel progetto di riforma – non maturano ai fini previdenziali ma finiscono direttamente in busta paga), numerosi lavoratori decidevano di restare al lavoro per «arrotondare» la pensione con i contributi aggiuntivi, ma la percentuale di coloro che si fermavano al lavoro era largamente inferiore. Tra il primo gennaio 2000 e il 30 aprile scorso, infatti, la percentuale di coloro che hanno rinunciato alla pensione di anzianità nel momento della maturazione dei requisiti (35 anni di lavoro) è stata del 5,4 per cento.
        Resta, tuttavia, l´incognita di 30mila domande per la pensione di anzianità ancora giacenti a aprile, contro le 6mila del dicembre scorso. «Non si tratta di pratiche non lavorate o tenute da parte – sottolineano all´Inps – ma di domande esplorative, anticipate o che non presentano i requisiti necessari. In ogni caso queste domande non alterano l´andamento delle richieste di pensionamento anticipato».
        Le valutazioni dell´Inps non persuadono però i sindacati. I quali parlano di tesi azzardate e sono convinti – soprattutto in vista della riforma Berlusconi – che «la gente quando può andarsene in pensione se ne va». In effetti, se si prendono in considerazione i soli lavoratori dipendenti, la situazione cambia un po´. La quota di coloro che nei primi quattro mesi dell´anno hanno rinviato il momento della pensione pur avendo maturato i requisiti richiesti è del 15,4 per cento: un lavoratore ogni 6-7. Per quanto riguarda gli incentivi, comunque, Cgil, Cisl e Uil non hanno mai espresso contrarietà, poiché consentono di allargare il ventaglio delle scelte a disposizione del lavoratore nell´ora del pensionamento.
        Da un lato Sassi smentisce il rischio di una fuga dei lavoratori verso la pensione, ma dall´altra assicura che non ci sono problemi per i conti. Di qui al 2006 la crescita della spesa rallenterà e il suo peso sul Pil avrà una flessione, scendendo dal 10,96 al 10,62 per cento. In cifre assolute, nel 2003 l´Inps ha erogato pensioni per 142 miliardi di euro, nove miliardi in più rispetto all´anno precedente. Quest´anno l´istituto prevede di staccare assegni per 148 miliardi, l´anno prossimo per 151, nel 2006 per 155-156 miliardi.