Un grave errore Il giudizio di Epifani e Rinaldini sull’accordo separato per il contratto metalmeccanici

19/10/2009

Quel contratto senza la Fiom non andava firmato per ragioni di merito e di metodo. Ora ci vuole un referendum tra i lavoratori. È duro il giudizio della CGIL e del Sindacato metalmeccanici sull’accordo separato tra Federmeccanica, Fim e Uilm i cui contenuti sono stati resi noti nei giorni scorsi. Il segretario generale della CGIL Guglielmo Epifani ha rilevato che non è la prima volta che si firmano accordi separati, “ma oggi – ha aggiunto – è ancora più grave anche perché la durezza della crisi e i problemi dell’occupazione vanno affrontati non dividendo ma unendo gli sforzi. Quello che è accaduto è la conseguenza di non aver voluto ragionare sulla via d’uscita che la Fiom aveva proposto e che avrebbe potuto portare ad un esito diverso. Federmeccanica – ha aggiunto – parla di atto di grande responsabilità di chi ha firmato, ma dividere non è mai un atto responsabile. Se si vuole, a questo punto, davvero essere responsabili fino in fondo, l’unica via d’uscita è far esprimere democraticamente con il voto le lavoratrici e i lavoratori metalmeccanici. Anche per ripristinare un rapporto corretto tra democrazia e contratto”. “Un accordo illegittimo”, ha detto Gianni Rinaldini, segretario generale Fiom a Radioarticolo1, il quale ha chiesto a Fim e Uilm di sottoporre il testo sottoscritto “al referendum di tutti i lavoratori. Se l’intesa non dovesse passare al vaglio degli addetti coinvolti – ha aggiunto – noi della Fiom non applicheremmo quelle norme”. Per quanto riguarda la parte economica – ha spiegato Rinaldini – “noi manteniamo le nostre richieste, per quanto riguarda il biennio, mentre quello che è stato concordato va considerato come un anticipo. Per la parte normativa, se vi saranno modifiche peggiorative, si aprirà inevitabilmente anche un contenzioso legale. Per noi è vigente l’attuale contratto nazionale, fino alla fine del 2011, che è la sua scadenza naturale. Apriremo poi – ha aggiunto – una campagna nazionale sulla democrazia, che non è più soltanto un problema sindacale ma una enorme questione politica”. Rinaldini, prima della firma, aveva chiesto di sospendere il negoziato e di consultare i lavoratori.