Un grande sciopero per il futuro dell’Italia

17/10/2002

            17 ottobre 2002

            «No» anche al Patto per l’Italia e a Confindustria «che si è fatta responsabile di scelte che non aiutano le imprese»
            Raccolte tre milioni e mezzo di firme
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            Domani il Paese si ferma per la protesta di otto ore proclamata dalla
            Cgil. Obiettivi: difesa dei diritti, una diversa politica economica e finanziaria
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            Un grande sciopero per il futuro dell’Italia
            Epifani: il governo deve voltar pagina, sono 280mila i posti di lavoro in pericolo

            Felicia Masocco

            ROMA. È uno sciopero «per l’Italia» e contro il Patto per l’Italia che la Cgil non ha firmato per l’attacco portato ai diritti dei lavoratori, innanzitutto. È uno sciopero per dire al governo che deve «voltare pagina» sulle politiche economiche, sociali e finanziarie o il paese accelererà la corsa verso il declino. Non teme accuse di allarmismo Guglielmo Epifani che ieri ha presentato le motivazioni e le modalità dello sciopero di otto ore di tutte le categorie che la Cgil ha proclamato per domani, da sola come non accadeva dal 1969. Non ha timori perché cifre e fatti sono sotto gli
            occhi di tutti a partire dalla Finanziaria, «populista e iniqua », che non contiene misure anticicliche, soprattutto per il Sud. Anzi, così com’è «mette a rischio non meno di 200mila posti di lavoro» per il taglio dei trasferimenti agli enti locali (meno 50 mila), per il blocco del bonus -assunzioni (meno 100 mila) per la fine degli incentivi per l’edilizia e lo
            stop a opere “cantierate” (altri 50 mila posti di lavoro in meno). Un quadro
            cui si aggiunge l’assenza di una politica industriale seria. Basta guardare
            la Fiat: altri 50 mila posti di lavoro se ne vanno in fumo, tra dipendenti
            diretti e indotto, e per questi ultimi «non esistono ammortizzatori sociali».
            L’elenco dei rischi si allunga con la crisi del sistema bancario (15-20
            mila ), del petrolchimico (altri 4-5 mila), del tessile. In tutto si sfiorano i
            280mila posti in meno, «è una vera emergenza occupazionale», per Epifani, un motivo in più per scioperare.
            Stanno venendo al pettine tanti nodi, per la prima volta in 9 anni il saldo
            occupazionale rischia di essere negativo e il tasso di disoccupazione di tornare a due cifre.
            E il governo che fa? Con Confindustria ha perso mesi e mesi per mettere
            le mani sull’articolo 18. E ora, davanti al dramma di tanti lavoratori
            che rischiano di rimanere senza reddito per la crisi Fiat «nessuno sembra
            avere più il coraggio di parlare di articolo 18», di licenziamenti facili, ha
            aggiunto Epifani. E domani la Cgil sciopera anche contro la Confindustria
            che non solo è stata capofila dell’attacco ai diritti, ma «si è fatta responsabile di politiche che non aiutano le imprese». E che oggi, come altri, dovrebbe prendere atto che il Patto per l’Italia «è stato scritto sulla sabbia».
            «Firmandolo, Cisl e Uil hanno fatto una scelta sbagliata che ha segnato
            i nostri rapporti – ha ribadito Epifani – ma a partire dalla Fiat abbiamo
            tante occasioni per riprendere a lavorare insieme». Ovviamente «questo è
            possibile solo se il merito è condiviso e questo dipende non solo dalla Cgil».
            La Cisl dal canto suo non non ritiene che sia facile superare le divisioni «in
            tempi brevi», ma per Savino Pezzotta «si può comunque ricominciare a discutere a partire dal pluralismo e dall’idea che in Italia ci siano tre culture
            sindacali». Quanto allo sciopero «è legittimo, ma sbagliato».
            L’augurio di «nuove convergenze» con Cisl e Uil è stato giudicato
            «importante» dal responsabile Lavoro dei Ds Cesare Damiano il quale
            ribadisce l’impegno della Quercia «per una prospettiva unitaria». «Così
            come abbiamo sempre sostenuto lo sciopero della Cgil di cui condividiamo i contenuti, al tempo stesso condividiamo il fatto che a partire dal 19 ottobre si possano creare convergenze unitarie tra i sindacati», afferma Damiano anche lui citando la Fiat. E non è un caso che proprio sulle sorti del gruppo torinese, i ds si siano fatti promotori di un incontro, l’altro ieri, con i segretari generali dei metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil. E ieri Fassino ha incontrato il leader della Uil Luigi Angeletti.
            Lo sciopero sarà un successo, lo dice l’attenzione misurata dalla Cgil
            nelle assemblee, e lo dicono 3 milioni e mezzo di firme raccolte per l’articolo 18 e per l’estensione delle tutele. Lo dicono anche i voli
            depennati (il 50% dalla sola Alitalia) e i treni cancellati (circa il 60%).
            Si fermerà la scuola, per lo stop dei lavoratori docenti e non -scioperano
            anche i Cobas – e per quella degli studenti i cui movimenti hanno
            fatto arrivare una valanga di adesioni.
            Piena adesione anche da 300 amministratori locali, tra presidenti
            di regione, provincia e sindaci; ed è lunghissimo l’elenco dei sostenitori
            tra gli intellettuali Tabucchi, Eco, Fo, Moretti, Flores D’Arcais, Erri de Luca tra gli altri). Ma forte è anche il pressing contro lo sciopero tanto che la Cgil ha dato mandato ai suoi legali di procedere ad un’azione nei confronti del ministro Moratti per «manifesta attività antisindacale».