«Un grande regalo alle imprese senza regole né legge»

13/07/2010

Le risposte che la manovra offre sono l’esatto opposto di quello che il settore chiede da tempo. Rappresentano un regalo alle imprese irregolari, affondano ancora di più quelle regolari, e permettono il lievitare di evasione ed elusione fiscale. Perché, ricordiamolo: quello edilizio è uno dei terreni prediletti in cui le mafie reinvestono». L’allarme è forte, di quelli che una società civile dovrebbe raccogliere. Lo lancia Walter Schiavella, segretario degli edili Cgil, ma concorda anche l’Ance, l’Associazione delle imprese, che domani riunisce la sua assemblea nazionale cui dovrebbe partecipare anche Berlusconi. Su un settore già sfiancato dalla criminalità organizzata e dalla crisi (a marzo 2010 registrate 7mila imprese in meno rispetto all’anno prima, -9%, e circa 100mila lavoratori in meno), piomba con la manovra la nuova deregulation del Pdl: basta autorizzazioni per costruire, e con esse basta Durc, il Documento che attesta la regolarità contributiva dell’azienda di cui la stessa Ance chiede la reintroduzione, e che ha permesso l’emersione di migliaia di posizioni lavorative. «Per noi sicurezza, legalità, regolarità sono aspetti legati a doppio filo, e quel filo è il Durc, sperimentato nel post terremoto in Umbria, dove permise la ricostruzione senza che un solo cantiere fosse irregolare». Il mantra del Pdl è “troppa burocrazia, semplifichiamo”. «Paradossale. In edilizia non c’è nulla da semplificare, semmai il contrario: bisogna definire nuove regole per accedere ad una professione che oggi non necessita di alcun requisito, costruire soglie d’accesso che leghino qualità e minimi criteri. Infatti in Italia le imprese edili sono il doppio rispetto a Francia, Germania, Spagna: circa 600mila, cui si aggiunge l’esercito delle partite Iva, che solo tra il 2006 e il 2008 sono aumentate del 208%, tra stranieri e italiani. Un quadro che ha prodotto l’aumento esasperato della concorrenza, e un’impennata degli sconti nelle gare d’appalto: ribassi del 50-60% non sono più casi rari. Ma un’impresa sana, regolare, quando mai può vincere un appalto al massimo ribasso?». Lavoro nero ed evasione fiscale: qual è la situazione nei cantieri? «Sono in costante crescita part-time, che nei cantieri non ha alcun senso, sottoinquadramento, la riduzione delle spese per la sicurezza e il ricorso al lavoro nero (300mila persone stimate nell’edilizia), con cui le imprese cercano di ridurre i costi. Oggi siamo a circa 10 miliardi di evasione ed elusione fiscale e contributiva. Quasi la metà della manovra. È chiaro che la presunta battaglia all’evasione di cui parla il governo è solo uno specchietto per le allodole: perché proprio là dove l’evasione si annida, si eliminano i già pochi strumenti per farla emergere ». Torniamo alla manovra: oltre all’abbandono delle autorizzazioni e del documento di regolarità, quali altri punti coinvolgono il settore? «I tagli a Regioni ed Enti locali, che rappresentano oltre un terzo del mercato pubblico. La conferma del patto di stabilità blocca tutte le opere sotto la soglia dei 5 milioni di euro. E lo stop al turn over significa ridurre i già pochi ispettori (tra ministero e Asl non arrivano a 3mila), quindi i controlli nei cantieri. Questo governo non ha fatto nulla per l’edilizia, a parte portare a 52 settimane la richiesta massima di cassa integrazione, come previsto per gli altri settori. Del resto, il dato del ricorso alla cig è in diminuzione: i lavoratori non hanno più nemmeno quella, sono solo disoccupati».v